di
Marco Calabresi
«Naturalmente abbiamo segnalato tutto all’Atp e denunciato – ha sottolineato il tennista azzurro -. Noi abbiamo trent’anni, siamo adulti, ma penso alle ragazze e ai più giovani che ricevono questo tipo di messaggi può essere spaventoso»
Quella degli scommettitori nel tennis è una piaga, e non da oggi. E Matteo Berrettini, dopo la vittoria contro Stan Wawrinka che ha aperto il suo US Open e che ha chiuso la carriera negli Slam dello svizzero, ha svelato il contenuto di un messaggio ricevuto dal fratello Jacopo durante il Roland Garros. «Ho vinto una partita e gli hanno mandato dei messaggi il cui senso era “Matteo è scarso, se non gli dici di perdere uccideremo la tua famiglia”». Una domanda, quella dei cronisti, che segue l’accordo tra lo US Open, la USTA e Kalshi, nuovo «Official Prediction Market Partner» del torneo e della federazione americana: una partnership finalizzata, secondo la USTA, a creare nuove forme di coinvolgimento per i fan tutelando nello stesso tempo l’integrità delle competizioni, ma che ha aperto comunque il dibattito.
«Quello delle scommesse è un tema complesso – ha aggiunto Berrettini –, perché i giocatori, me compreso, in passato hanno ricevuto messaggi. Io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sono sentito particolarmente a mio agio giocando con persone attorno ai campi che disturbavano la partita facendo cose che non ritengo legate al tennis. Dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti».
Sempre quest’anno, e sempre negli Stati Uniti, era stata Lucrezia Stefanini (impegnata al secondo turno dello US Open nel derby contro Jasmine Paolini) a denunciare episodi simili. «Naturalmente abbiamo segnalato tutto all’Atp e denunciato – ha proseguito Berrettini -. Noi abbiamo trent’anni, siamo adulti, ma penso alle ragazze e ai più giovani che ricevono questo tipo di messaggi può essere spaventoso. Dovremmo creare una struttura più forte, un comitato per proteggere i giocatori».
Più si va in basso, tra l’altro, e più il rischio aumenta: «Soprattutto nei Challenger la situazione era davvero difficile. So che è complicato, non è facile dire chi può entrare e chi non può entrare, perché non sai come le persone si comporteranno. Però qualcosa va fatto. Dall’altra parte, se la questione delle scommesse viene gestita nel modo giusto, in maniera controllata e non porta alle conseguenze peggiori del gioco d’azzardo, penso che possa anche essere qualcosa di divertente. Personalmente non l’ho mai fatto nella mia vita e non credo che lo farò: non mi piacciono i casinò né queste cose. Però penso che faccia parte del nostro sport e, se non sbaglio, molti soldi nel circuito arrivano da lì».
1 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA