Le lettere ai dipendenti e all’intera comunità di utenti. Tim Cook rimarrà in Apple come presidente esecutivo ma lascia la poltrona di Ceo a John Ternus, «brillante ingegnere e pensatore»
L’ultimo degli ormai familiari «Good Morning!», che da 15 anni introducono tutti gli eventi di casa Apple, è stato pronunciato a giugno. Ha scelto di salutare pubblicamente davanti al pubblico a cui più è affezionato: gli sviluppatori che ruotano attorno all’ecosistema che ha contributo a far crescere sempre di più. Ma il saluto ufficiale di Tim Cook – ai suoi dipendenti e a tutta la comunità che sceglie i prodotti di Cupertino – arriva oggi, primo settembre. Ieri, 31 agosto, è stato l’ultimo suo giorno come Ceo di una società che ha radicalmente trasformato e fatto crescere fino a superare i quattromila miliardi di capitalizzazione.
Al pubblico racconta che da 15 anni la prima cosa che fa, ogni mattina, è aprire la sua mail e leggere le note ricevute dagli utenti Apple di tutto il mondo: «Condividete piccole pezzetti della vostra vita con me e mi dite cose che volete che io sappia su come Apple vi ha toccato. Il momento in cui vostra madre è stata salvata dall’Apple Watch. Il selfie perfetto che siete riusciti a scattare sulla cima di una montagna che sembrava impossibile da scalare. Mi ringraziate per i modi in cui il Mac ha cambiato ciò che potete fare al lavoro e a volte mi date da pensare perché qualcosa a cui tenete non funziona come dovrebbe». Come ha sempre fatto – e come già faceva il suo predecessore Steve Jobs – Tim Cook pone l’attenzione non sul prodotto ma su ciò che con i suoi prodotti è possibile fare. «Per me, un computer è sempre stato una bicicletta della mente», diceva il fondatore. Anche Cook vuole ricordare lo stesso concetto fondante, mentre ringrazia e racconta cosa succederà ora: «Nei prossimi mesi passerò a un nuovo ruolo diventando presidente esecutivo di Apple. Una nuova persona farà quello che nel mio cuore so essere il miglior lavoro del mondo. Quel leader è John Ternus, brillante ingegnere e pensatore che ha passato gli ultimi 25 anni a costruire i prodotti Apple». Cook terrà per sè i sempre più complessi rapporti con le istituzioni, dalla Casa Bianca all’Unione europea. E infatti specifica: «Non è un addio. Ma in questo momento di transizione, voglio sfruttare l’opportunità di ringraziarvi. Non da parte della società, questa volta. Ma semplicemente da parte mia. Tim. Una persona cresciuta in un paese di campagna in un’altra epoca e che, per questi momenti magici, ha avuto l’opportunità di diventare amministratore delegato della più grande azienda al mondo».
La retorica, i ringraziamenti, la commozione si ripetono anche nella lettera privata che Tim Cook ha inviato ai dipendenti di Apple e che Bloomberg ha pubblicato: «Sono particolarmente orgoglioso di ciò che un bilancio annuale non potrebbe mai rendere – scrive -. Questo posto è la prova che la cultura trionfa su tutto. Condividiamo la convinzione che ciò che costruiamo sia importante e che abbiamo sia l’opportunità sia la responsabilità di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato. Le parole per il successore, John Ternus, anche in questo documento vanno oltre ogni apprezzamento: «Mi mancherà guidarvi e stare al vostro fianco in ogni fase del percorso, anche se mi dà un enorme conforto affidare il timone a una persona brillante, meravigliosa e capace come John. Poche persone comprendono quanto ci voglia per realizzare prodotti che cambiano il mondo come fa John, e non potrei essere più entusiasta della sua leadership».
Prendere il posto di Steve Jobs sembrava quasi impossibile nel 2011. Pochi giorni prima della morte del fondatore, un timido Tim Cook sale sul palco per condurre per la prima volta la presentazione di un prodotto Apple: è l’iPhone 4s. E sebbene quella «S» fosse con tutta probabilità legata al lancio di Siri, piace pensare che nascondesse un tributo a colui che l’iPhone l’aveva pensato e creato. L’eredità che piove sulle spalle di Tim Cook è enorme. Lui, uomo dei numeri, ora deve diventare anche il nuovo volto di una delle società più promettenti al mondo. Non prova neanche a imitare chi l’ha preceduto, ma anzi porta la sua cultura ingegnerista e basata sull’ottimizzazione della logistica. E trasforma quella promettente società in un colosso tecnologico. Le azioni, durante i suoi 15 anni alla guida, hanno incrementato il loro valore di oltre il 2.000 per cento. I dipendenti sono passati da 60mila a 166mila, con 535 negozi sparsi in 27 Paesi. L’iPhone continua ad essere la base dei guadagni di Apple, ma Tim Cook ha costruito attorno un ecosistema di servizi che ha contribuito a incrementare non solo le entrate ma anche l’affiliazione degli utenti. Sono oltre 2,5 miliardi, erano poche centinaia di milioni nel 2011. All’estro incontrollabile di Steve Jobs, ha contrapposto il suo carattere calmo e schivo, senza però mai rinunciare ai valori che secondo lui sono una componente fondante dell’azienda: diversità e inclusività. Non sta cambiando solo la testa di Apple. Negli ultimi anni hanno lasciato diverse figurare manageriali: al direttore finanziario Luca Mestri e al responsabile dell’AI John Giannadrea si aggiunge anche Phil Schiller, che dirigeva l’App Store e gli eventi dedicati ai prodotti.
Tim Cook lascia un’azienda stabile e potentissima. Che sta però affrontando sfide importanti. Politiche, con i tiepidi ma continui scontri con la Casa Bianca e il braccio di ferro sul tema della privacy con l’Unione europea: queste saranno probabilmente i due dossier più grossi sul suo nuovo tavolo di presidente esecutivo. Ma soprattutto ci sono le sfide tecnologiche: il primo capitolo dell’era John Ternus si gioca tutto sull’intelligenza artificiale e su una corsa che Apple ha iniziato in ritardo. Il secondo, su nuovi dispositivi. Il primo potrebbero essere gli occhiali smart.
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1 settembre 2026 ( modifica il 1 settembre 2026 | 12:36)
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