C’è una ragione per cui l’attività del Museo delle Culture di Lugano appare rilevante. Il Musec è uno spazio poco appariscente, un poco ritratto rispetto al lungo lago che costituisce la prima vetrina della cittadina ticinese dove, poco distante, sorge ad esempio il maestoso Museo LAC. E tuttavia l’intensa attività espositiva dedicata alle espressioni della cultura asiatica lo ha reso uno dei luoghi culturalmente più stimolanti della Svizzera italiana. È un dato di fatto che la postura geopolitica del continente asiatico si sta imponendo con una forza precedentemente insospettata: nessuno in Occidente può più ignorarla o liquidarla con i facili escamotage dell’esotismo. Tuttavia sarebbe ingenuo pensare che le distanze tra contesti culturali, da sempre lontani (quando non ostili) si possono dire superate. Altresì dal nostro osservatorio non è sempre facile distinguere le ragioni delle tensioni interne a una costellazione di tradizioni storiche, religiose e sociali diverse come quelle asiatiche.
Ritratto di Miwa Komatsu al termine di una performance al Karuizawa New Art Museum. Ph: Tatsuya Azuma. Credits: Fudo Miwa Komatsu 2026
Le mostre al Musec di Lugano
Il Musec attualmente ospita al piano terra Trame, esposizione dedicata all’artigianato tessile dell’arcipelago indonesiano, dove presenta circa cento tessuti in un percorso che utilizza prospettive intrecciate: materiali, tecniche, funzioni, contesti d’uso, scambi culturali e origini geografiche. Al primo piano è presente una selezione di pregevolissime stampe giapponesi prodotte tra il XVIII e il XIX Secolo, mentre al terzo ha da poco inaugurato Beyond the eyes la prima personale europea di Miwa Komatsu. Se le prime due proposte derivano da un accurato lavoro di selezione operato a partire da importanti raccolte private, l’allestimento dedicato a Komatsu presenta una trentina tra dipinti e sculture realizzate tra il 2012 e il 2026, alcune appositamente per questa occasione.
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La mostra di Miwa Komatsu a Lugano
Nata nel 1984 nella prefettura del distretto montuoso di Nagano, a 1 ora e mezza di treno ad alta velocità da Tokyo, Komatsu già gode in Giappone di un vasto riconoscimento ufficiale. Formatasi nell’ambito dell’incisione alla Joshibi University of Art and Design di Tokyo, questa artista millennial ha sviluppato un linguaggio in cui la natura, intesa come organismo attivo e una spiritualità costruita attraverso pratiche di meditazione e preghiera hanno assunto un ruolo centrale. Komatsu inizia il suo lavoro a partire da tecniche di concentrazione che ha ereditato dalla tradizione spirituale giapponese. Si tratta – a suo dire – di una condizione attiva in cui si prepara a dipingere. Komatsu non realizza schizzi preparatori e non pianifica l’immagine in anticipo. Quando dipinge segno e colore seguono uno stato interiore più che un progetto. In questo stato di semi-trance, richiama a sé creature tratte dalla mitologia e dal folklore della sua terra: si tratta di figure ricorrenti come cani guardiani, lupi, dragoni e altre creature ibride che si presentano sempre frontalmente, intercettando lo sguardo di chi li osserva. Le tele di Komatsu non propongono oggetti da contemplare, bensì soggetti che a loro volta guardano, giudicano, proteggono, indicano una direzione possibile. Gli occhi delle creature di Komatsu sono tra gli elementi più riconoscibili della sua opera: grandi e intensi non sono dettaglio formale, ma un dispositivo che struttura il rapporto con chi osserva. In questo modo l’artista altera radicalmente la posizione dello spettatore, che è esposto a un’immagine che cerca in ogni modo di stabilire connessioni.
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Miwa Komatus, The light streaming through stained glass like the layered energies of the natural world, 2026. Credits: Fudo Miwa Komatsu 2026
Miwa Komatus, The light streaming through stained glass like the layered energies of the natural world, 2026. Credits: Fudo Miwa Komatsu 2026
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Miwa Komatsu, Prayer at the white dragon, 2026. Credits: Fudo Miwa Komatsu 2026
Miwa Komatsu, Prayer at the white dragon, 2026. Credits: Fudo Miwa Komatsu 2026
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Miwa Komatsu, A pair of sacred horses, bearing fruit, 2019. Credits: Fudo Miwa Komatsu 2026
Miwa Komatsu, A pair of sacred horses, bearing fruit, 2019. Credits: Fudo Miwa Komatsu 2026
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La mostra di Miwa Komatsu al Musec di Lugano
La mostra di Miwa Komatsu al Musec di Lugano
Miwa Komatsu e lo sguardo
Il lavoro di Komatsu innesca una riflessione. Lo sguardo non è un atto solamente fisiologico ma un gesto radicato in sistemi simbolici che determinano cosa può essere visto, da chi, in quale contesto e con quale effetto: si tratta di pratica con conseguenze sociali, etiche e politiche. Lo “sguardo occidentale” è un mezzo per conoscere e controllare la realtà. Ma nelle culture asiatiche allo sguardo cognitivo si affianca quello trasformativo. La curatrice Nora Segreto in un pregevole testo che compare nel catalogo di accompagnamento della mostra racconta come in molte società dell’Asia orientale, la regolamentazione dello sguardo è parte dell’educazione morale: in Giappone, Corea e Cina, la comunicazione visiva è governata dall’etica della distanza e un contatto visivo prolungato può essere percepito come invadente. Tuttavia, questa economia si inverte quando lo sguardo proviene da entità non umane. Nel Sud-est asiatico le figure guardiane poste nei punti di passaggio dei templi (come i komainu shintoisti e i myōō buddisti), hanno occhi fissi, sproporzionatamente grandi e rivolti frontalmente. Così, nel subcontinente indiano, i fedeli non visitano i templi per osservare le divinità: l’atto centrale consiste nel porsi di fronte alla presenza divina per essere visti. Anziché dominare la scena visiva, il fedele si espone ad essa. È dunque in questo senso che l’orientamento frontale delle figure di Komatsu produce una condizione di natura ritualistica, piuttosto che un effetto narrativo. Gli occhi ingranditi delle sue creature non stabiliscono una reciprocità paritaria; introducono invece asimmetria e tensione, e talvolta persino timore reverenziale.
Il colore nei dipinti di Miwa Komatsu
Nei lavori di Komatsu il senso di alterità generato dall’incontro degli sguardi è ulteriormente rafforzato dall’utilizzo del colore. Komatsu utilizza scelte cromatiche che, a sorpresa, risultano lontane da ogni riferimento naturalistico: rossi incandescenti, verdi acidi, blu elettrici che sembrano attraversati da correnti che deformano e rigenerano continuamente le figure. Gli spiriti guardiani che affiorano dagli acrilici di Komatsu, non sono angeli chiamati a rassicurare, il loro scopo è quello di preservare le possibilità di esistenza e di espressione degli umani. La loro protezione non è una condizione data: non elimina il confronto con il mondo, rende però possibile attraversarlo consapevolmente. La contemporaneità di Komatsu risiede nella capacità di riattivare antiche strutture simboliche senza ridurle a riferimenti folclorici o nostalgici: in un’epoca di rapido consumo delle immagini restituisce allo sguardo un significato in Occidente sconosciuto.
Aldo Premoli
Lugano // fino al 25 ottobre 2026
Miwa Komatsu. Beyond the Eyes
MUSEC – Riva Antonio Caccia, 5
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Ulteriori info
L’esposizione Beyond the Eyes è la prima personale in Europa dedicata all’artista giapponese MIWA KOMATSU.
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