di
Marco Pessina
Era sacerdote dal 1954, aveva aperto il suo blog «Sulla soglia» negli anni Novanta, agli albori del web. Per Erri De Luca era un uomo che «sta controcorrente non da bastian contrario, ma da salmone: per risalire alla sorgente»
Un «curato di città». Amava definirsi così don Angelo Casati. Un’espressione scelta anche per il titolo di un libro che ha scritto sotto forma di diario. Una delle innumerevoli tracce che lascia di sé ora che si è congedato dal tempo terreno. Il sacerdote milanese, amico di padre David Maria Turoldo e del cardinale Carlo Maria Martini, è venuto a mancare nella serata di ieri, lunedì 31 agosto: proprio nella stessa data del «suo» cardinale. È stato una presenza discreta e tenace nella Chiesa ambrosiana e nella Milano che è cambiata profondamente nell’arco dei suoi 95 anni di vita. Senza fare troppo rumore e, nonostante questo – o forse proprio grazie a ciò –, ha vissuto intensamente la spiritualità. In fondo, come amava ricordare, un giorno una bimba di 11 anni, vedendolo lasciare la parrocchia, gli disse: «Don Angelo, e adesso chi mi parlerà sottovoce di Dio?».
Nato a Milano il 9 maggio 1931, sacerdote dal 1954, Casati è stato parroco nella comunità di San Giovanni in Laterano, a Milano, per oltre vent’anni (dal 1986 al 2008), e a capo del Decanato di Città Studi dal 2000 al 2005. . Da anni era residente nella comunità dei Santi Profeti, nella parrocchia di via Manzoni. A raccontare il magistero sono le sue stesse parole, lasciate in numerosi scritti – omelie, commenti biblici, riflessioni spirituali, saggi e poesie –, e le testimonianze di chi l’ha conosciuto. Gli incontri, appunto, affrontati nella dimensione dell’ascolto, in coerenza con la sua visione di Chiesa «minore», che si fa piccola, ultima, come spiegava nel suo blog Sulla soglia, aperto a fine anni Novanta, agli albori del web. Le sue omelie – in cui intrecciava amore per la Scrittura, poesia, e una passione per gli «sconfinamenti», fuori dai tracciati ecclesiastici – venivano condivise e passate di mano in mano, ogni domenica, da una rete di amici vastissima. Le ha scritte fino alla fine: l’ultima porta la data del primo agosto.
Tra i primi a esprimere il cordoglio, l’arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia, che di don Angelo – di cui era divenuto, negli ultimi anni e nonostante la distanza, grande amico – loda la tenerezza: «Non era il garbo innocuo degli uomini miti. Era una cosa molto più seria. Era il tuo modo di resistere». Una voce che osava. Osava mettere in discussione l’idea di una Chiesa fatta di sola esteriorità, osava chiedere apertamente un ritorno alla semplicità «del pane e della cena». Con una prosa umile e intensa oppure attraverso la poesia, di versi misurati e lievi, nel senso di delicati. Nella prefazione di un saggio di don Angelo, «Ospitando libertà», Erri De Luca lo ha descritto come un uomo che «sta controcorrente non da bastian contrario, ma da salmone. Risale alla sorgente della parola sacra, la raggiunge com’era prima dell’abuso e dell’usura».
Don Angelo è stato sempre alla ricerca di una fede capace di farsi umana. In questo, e non solo, il padre spirituale è stato il cardinale Carlo Maria Martini, diventato nel tempo confidente e amico. Accomunati dalla propensione al dialogo tra il mondo religioso e quello laico, dalla volontà di tradurre il Vangelo nella missione pastorale della Chiesa. Il primo contatto tra i due ha dell’aneddotico. Don Angelo è parroco di San Giovanni Evangelista a Lecco – dove rimane dal 1973 al 1986 – invita padre David Maria Turoldo in parrocchia, suscitando le resistenze del mondo ecclesiale lariano. Il frate evita di partecipare all’incontro e di conseguenza il sacerdote invia una lettera di rimostranze all’allora novello arcivescovo di Milano Martini. La risposta rammaricata è l’inizio di un confronto che si sarebbe evoluto e intensificato nei decenni.
Si diceva di padre Turoldo, altra figura centrale per don Angelo. La contaminazione con il pensiero del «profeta» risale ai tempi del liceo in seminario, con le letture delle sue poesie. Passano gli anni, Casati insegna nei collegi ecclesiastici diocesani, a Saronno, Masnago e Seveso, diventa vicario parrocchiale a San Giovanni di Busto Arsizio (1967). Ed è lì che conosce di persona il frate dei Servi di Maria, condividendo le istanze di rinnovamento culturale e religioso. Anche in seguito, si frequentano all’abbazia di Sant’Egidio a Fontanella di Sotto il Monte, culla del dissenso cattolico post-concilio, e nella parrocchia lariana retta dal sacerdote milanese. Ma la formazione e il pensiero di don Angelo sono passati anche attraverso il contatto con le migliaia di persone che ha conosciuto. Intervistato dieci anni fa da Paolo Rodari, su la Repubblica, diceva: «Io non sarei quello che sono se non fosse per le ragazze e i ragazzi che ho incontrato al liceo negli anni di vento del Sessantotto».
Ancora quest’anno, ormai 95enne, il suo nome compare accanto a nuove omelie e meditazioni sul Vangelo. Fino alle ultime forze rimaste: «Dirò che da un po’ di tempo a questa parte mi vedo come scivolare via: una delle prove – sorrido – anche se non così importante, sono i polpastrelli che arrancano a fatica sulla tastiera», ha ammesso lo scorso 8 agosto sul portale che ospita le sue riflessioni. «Ci sono fiori che di sera lentamente si addormentano, poi alle prime luci per piccoli brividi si risvegliano». In punta di piedi, ha introdotto e confidato così la scelta di non pubblicare più nulla: «C’è un tempo per ogni cosa. C’è il tempo del seminare e quello del raccogliere, il tempo del dare e quello del custodire». Un ultimo riferimento di don Angelo a un passo del Qohelet, il libro dell’Antico Testamento studiato e apprezzato da padre Turoldo e dal cardinal Martini, ma anche da artisti e letterati laici, per la radicalità disincantata. Fino alla fine, una dimostrazione accennata e sussurrata di coerenza del «curato di città».
La camera ardente per don Angelo Casati, allestita nella cappella San Carlo della chiesa di San Francesco di Paola a Milano (dove risiedeva), sarà aperta martedì 1 settembre fino alle 18 e mercoledì 2 settembre dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.30.
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1 settembre 2026 ( modifica il 1 settembre 2026 | 15:38)
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