Un esame del sangue costa poco, è semplice e può contribuire a scoprire precocemente un tumore. Perché allora non prescrivere ogni anno il PSA a tutti gli uomini?

La risposta è meno scontata di quanto sembri. Il PSA può salvare vite, ma può anche trovare tumori che non ne avrebbero mai minacciata una.

È il grande paradosso dello screening del carcinoma prostatico, tornato al centro del dibattito dopo un intervento dell’oncologo Mikkael Sekeres sul Washington Post.

In Italia il problema riguarda numeri importanti: nel 2025 sono stati stimati circa 31.200 nuovi tumori della prostata, che resta la neoplasia più frequentemente diagnosticata negli uomini.

Il dato che cambia il dibattito: -13% di mortalità

Oggi sappiamo con maggiore certezza che lo screening con PSA può funzionare.

Il follow-up a 23 anni dello storico studio europeo ERSPC, su oltre 162 mila uomini tra 55 e 69 anni, ha rilevato una riduzione del 13% della mortalità per carcinoma prostatico nel gruppo invitato allo screening.

In termini assoluti, una morte è stata evitata ogni 456 uomini invitati allo screening.

Ma c’è l’altra faccia della medaglia: nel gruppo sottoposto a screening sono stati diagnosticati circa il 30% di tumori in più.

Ed è qui che comincia il problema.

PSA alto non significa tumore

Il PSA è prodotto dalla prostata, non dal cancro. Può aumentare per una neoplasia ma anche per ipertrofia prostatica benigna, infiammazione o infezione.

Il vecchio automatismo “PSA alto-biopsia-terapia” rischia quindi di produrre falsi positivi, biopsie evitabili, sovradiagnosi e, nel peggiore dei casi, trattamenti di tumori destinati a non diventare mai clinicamente pericolosi.

Con conseguenze tutt’altro che irrilevanti: prostatectomia e radioterapia possono comportare disfunzione erettile, disturbi urinari e intestinali e incidere sulla qualità della vita.

Un tumore non significa automaticamente una cura

Lo studio britannico ProtecT ha seguito per 15 anni oltre 1.600 uomini con carcinoma prostatico localizzato assegnati a prostatectomia, radioterapia o monitoraggio.

La mortalità specifica è risultata molto bassa: 2,7% complessivamente, senza differenze statisticamente significative tra i tre gruppi.

Attenzione però a non interpretare il dato come un “non curare è uguale a curare”.

Le metastasi sono comparse nel 9,4% degli uomini inizialmente monitorati, contro il 4,7% dopo chirurgia e il 5% dopo radioterapia. La progressione clinica è stata anch’essa più frequente con il monitoraggio.

Significa piuttosto che bisogna distinguere il tumore biologicamente aggressivo da quello che può essere sorvegliato.

Dopo il PSA arriva la risonanza

Ed è questa la vera rivoluzione.

Le linee guida europee EAU 2026 raccomandano una diagnosi precoce adattata al rischio, considerando età, familiarità, genetica, PSA e aspettativa di vita.

Negli uomini asintomatici con PSA tra 3 e 10 ng/ml indicano innanzitutto di ripetere il PSA prima di procedere agli approfondimenti.

Quando il rischio lo giustifica entrano poi in gioco calcolatori di rischio, biomarcatori e soprattutto risonanza magnetica prostatica prima della biopsia.

La RM, dunque, non sostituisce il PSA come primo screening: serve a rendere più intelligente ciò che viene dopo.

La domanda per il SSN: screening organizzato o PSA fai da te?

L’Unione europea ha già indicato la direzione: sperimentare programmi organizzati basati sul PSA, fino ai 70 anni, associando nei soggetti selezionati la RM come esame successivo.

Per l’Italia è una questione di politica sanitaria.

Continuare con milioni di PSA prescritti opportunisticamente significa lasciare al singolo medico e al singolo cittadino decisioni che potrebbero essere governate attraverso percorsi basati sul rischio, standard di qualità e accesso appropriato alla risonanza.

Il futuro dello screening prostatico non è quindi “PSA sì o PSA no”.

È passare dal PSA per tutti alla prevenzione di precisione: individuare gli uomini che possono beneficiare della diagnosi precoce, ridurre biopsie e trattamenti inutili e concentrare le cure sui tumori destinati realmente a diventare pericolosi.

Perché in oncologia trovare prima un tumore è importante. Ma trovare prima il tumore giusto lo è ancora di più.

FONTI:

  • Sekeres MA. I’m an oncologist. Every man should know this about prostate cancer. The Washington Post, 31 agosto 2026.
  • Roobol MJ et al. European Study of Prostate Cancer Screening — 23-Year Follow-up. N Engl J Med. 2025;393:1669-1680.
  • Hamdy FC et al. Fifteen-Year Outcomes after Monitoring, Surgery, or Radiotherapy for Prostate Cancer. N Engl J Med. 2023.
  • European Association of Urology. EAU Guidelines on Prostate Cancer, aggiornamento 2026.
  • Ministero della Salute-AIOM-AIRTUM. I numeri del cancro in Italia 2025.
  • Consiglio/Commissione europea. Raccomandazioni europee sullo screening oncologico e carcinoma prostatico.