La recente disavventura del cantante Tommaso Paradiso, costretto a fermarsi per alcuni giorni a causa della puntura di un pappatacio, ha riportato al centro del dibattito pubblico il virus Toscana (Tosv). A fare chiarezza su cos’è davvero questa infezione, sui rischi reali e sulle modalità di trasmissione è l’infettivologo genovese Matteo Bassetti.
Che cos’è il Virus Toscana e come si trasmette
Identificato per la prima volta in Italia negli anni ’70, il virus Toscana è un arbovirus, ovvero un virus trasmesso da artropodi. Il veicolo principale dell’infezione è la puntura dei pappataci (o flebotomi), piccoli insetti simili alle zanzare particolarmente attivi durante i mesi estivi.
I sintomi e l’incubazione
Nella maggior parte dei casi l’infezione decorre in modo del tutto asintomatico o si manifesta con una forma febbrile lieve. L’incubazione oscilla generalmente tra i 3 e i 7 giorni, ma può estendersi fino a due settimane. Quando presenti, i sintomi più comuni comprendono:
- Febbre, spesso ad esordio improvviso
- Forte cefalea e senso di stanchezza generale
- Dolori muscolari e articolari
- Nausea, vomito ed eventuali eruzioni cutanee
Dove è presente il virus
“Il virus – spiega Bassetti – è presente soprattutto nell’area mediterranea: è stato identificato in Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Malta, Croazia, Grecia, Cipro e Turchia, oltre che in diversi Paesi del Nord Africa”.
I rischi per il sistema nervoso e l’aumento dei casi
L’attenzione medica sul virus Toscana è legata al fatto che, in una ridotta percentuale di casi, il virus può penetrare nel sistema nervoso centrale, provocando complicazioni gravose come meningiti, encefaliti o meningoencefaliti.
Bassetti ha spiegato che i dati epidemiologici mostrano un trend in crescita: se tra il 2016 e il 2021 in Italia sono stati notificati 331 casi di malattia neuroinvasiva (circa 49 ricoveri l’anno), nel biennio 2022-2023 le notifiche sono salite a 276. Si tratta di un’incidenza media di 2,34 casi per milione di abitanti, quasi 2,6 volte superiore rispetto al periodo precedente. Un dato che riguarda tuttavia solo i ricoveri e le forme più severe diagnosticate, a fronte di un numero di infezioni lievi o asintomatiche verosimilmente molto più alto.
Diagnosi e cure
L’infettivologo genovese ha spiegato che, poiché i sintomi iniziali sono sovrapponibili a quelli di altre manifestazioni virali, in presenza di quadri neurologici la diagnosi di laboratorio (tramite ricerca dell’Rna virale o analisi sierologica) è fondamentale per differenziare il virus Toscana da altre infezioni come enterovirus o herpesvirus. Ad oggi non esistono una terapia antivirale specifica né un vaccino: il trattamento è prevalentemente sintomatico e di supporto, e richiede il ricovero nei casi più complessi.
Come prevenire le punture
L’assenza di una profilassi vaccinale rende la prevenzione individuale l’unica barriera efficace. Le raccomandazioni principali prevedono: utilizzo costante di repellenti cutanei; uso di abiti a maniche e pantalone lungo nelle ore di maggiore attività degli insetti; installazione di zanzariere a maglia fine negli ambienti chiusi.
“Il Virus Toscana non è una nuova malattia e non deve incutere timore – conclude Bassetti -. È una realtà presente da decenni nel bacino del Mediterraneo. Di fronte a febbre improvvisa, forte mal di testa o rigidità nucale dopo una possibile esposizione ai pappataci, la regola principale resta quella di rivolgersi tempestivamente al medico”.