di
Guido Olimpio
Le tattiche di guerra ibrida sono state iniziate dai russi con l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e poi adottate anche da Usa, Iran e Israele. Presentano minacce più sfumate e non richiedono una risposta immediata
La guerra ibrida è una coperta, molto lunga, estensibile a seconda dei momenti e senza confini. I russi l’hanno iniziata su vasta scala in parallelo all’invasione dell’Ucraina nel febbraio del 2022, anche se in realtà ci sono episodi ben precedenti a quella drammatica decisione. Si è creata una fattura dove si sono inseriti gli ucraini e successivamente abbiamo assistito a tattiche analoghe nello scontro Usa-Israele-Iran.
L’attacco ibrido arriva su più livelli. L’incursione con droni non sempre «identificabili» con certezza: colpi con i quali crei danni, provochi allarme ed interrogativi. Chi lo pilota può decidere se innescare un’esplosione o semplicemente dimostrare di «saper arrivare» sul target. In alcune occasioni si punta alla provocazione, meglio se in serie e in luoghi diversi.
C’è poi l’opzione sabotaggio, affidata a specialisti ma sempre di più a mercenari neppure troppo esosi con i loro committenti. Marionette dirette da remoto e pagate con cripto valute. Non si contano più ormai le distruzioni in fabbriche/depositi di munizioni in Occidente, impianti che aiutano lo sforzo bellico di Kiev. L’ultimo caso, pochi giorni fa, in Polonia. Il primo molti anni prima, ancora ad Est.
Nella mischia entrano le spie, in modo diretto, gestendo network di reclutati, assoldando agenti di «influenza». A quest’ultimi affidano compiti sul campo, campagne di disinformazione, gesti per suscitare polemiche interne ai paesi considerati ostili. Ecco le teste di maiale davanti alle moschee in Francia, gli sfregi su monumenti dedicati alle vittime dell’Olocausto ma anche diffusione di false informazioni, utili però a squassare le società. Facile, sotto questo aspetto, cavalcare il tema immigrazione, il pericolo del terrorismo, la paura della criminalità. Tutto serve, tutto aumenta la confusione. Se necessario ricorrono all’omicidio per eliminare un oppositore, un esule, una voce di dissenso. Non meno efficace l’intervento degli hackers, capaci di intrusioni suscettibili di conseguenze gravi.
La battaglia si svolge in terra, coinvolge il settore marittimo (cavi tranciati, strane navi) e la vasta ragnatela subacquea (dalle pipeline alle comunicazioni), mette in fibrillazione il trasporto aereo, rivela la debolezza delle spedizioni cargo (almeno tre gli eventi per i quali è stata accusata Mosca). Ma, come detto in precedenza, in tanti si muovono nell’area grigia. Gli israeliani hanno incalzato gli iraniani con ognuno di questi sistemi da anni. Teheran ha fatto lo stesso inseguendo bersagli fino in Europa. Gli ucraini hanno dato la caccia alle petroliere ombra dall’Africa al Mediterraneo mentre i loro servizi (o una parte di essi) sono considerati responsabili dell’esplosione al gasdotto Nord Stream. Così come hanno eliminato esponenti russi di alto livello.
E’ una realtà, a volte, sfumata. Un attacco può essere denunciato in modo chiaro, indicando il colpevole. Ma esiste la possibilità di prendere tempo, sia per indagare che per valutare la reazione più appropriata. Instaurare un meccanismo di risposta immediata rischia di portare ad una guerra vera.
1 settembre 2026 ( modifica il 1 settembre 2026 | 21:16)
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