di
Marta Serafini
Sei giorni di attacchi consecutivi. «La gente sta impazzendo»
Sei giorni di attacchi consecutivi con i droni a propulsione che viaggiano fino a 600 chilometri orari, tre volte più veloci dei droni Shahed, in combinazione con i micidiali missili Banderol.
Kiev è una città che non riesce più a vivere, stritolata nella morsa del Cremlino passato dai massicci bombardamenti notturni ai raid in ogni ora della giornata. «Suonano le sirene, poi o i droni spariscono o cadono o li abbattono e quindi senti la contraerea ed esplosioni o vedi fumo, poi dopo venti minuti di nuovo si ricomincia: la gente sta impazzendo, tutto è bloccato, tipo i grandi magazzini, devono buttare fuori la gente quando inizia l’allarme. Poi riaprono, poi richiudono. Nel giro di una giornata lavorativa avranno fatto su e giù 20 volte». A parlare è Claudia, traduttrice italiana che vive e lavora nella capitale ucraina e che ha vissuto ogni fase della guerra.
E non importa che ieri fosse il primo giorno di scuola in Ucraina. «I russi sono completamente folli, stanno trasformando i bambini in partecipanti alla guerra», denuncia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. E aggiunge: «Nelle ultime due settimane, il mondo intero, l’Europa e quelli che ci stanno aiutando, sono stati in vacanza».
Questo dopo che nella sola giornata di ieri sono morte 12 persone in tutto l’oblast di Kiev tra cui sei ferrovieri nell’ennesimo attacco contro un convoglio. «Ho pianto tantissimo. Non ho più voglia di fare niente», spiega la macchinista Halyna al Kyiv Independent mentre racconta di essere andata al lavoro ieri mattina per rassegnare le dimissioni e andare in pensione perché non riesce più a sopportare lo stress degli attacchi russi che dal 2022 hanno ucciso almeno 58 dei suoi colleghi e ne hanno feriti 318.
Tutto questo non è una novità per Kiev. Ad essere cambiati sono la potenza e la portata degli attacchi. La guerra per i civili è tornata a livelli di violenza simili al 2022 ma con due differenze: gli ucraini non hanno più sulle spalle qualche mese di guerra ma anni interi. Adesso nel mirino ci sono centri commerciali, stazioni ferroviarie, distributori di benzina, centrali elettriche, magazzini oltre che condomini, ospedali e scuole. Un elenco che si allunga inesorabile, mentre si avvicina il quinto inverno di guerra e le premesse per un cessate il fuoco sono quantomeno labili.
Per rendere l’idea di cosa aspetta l’intero Paese, basti pensare che oltre 200 mila cittadini di Kiev sono stati inseriti nelle liste di sfollamento forzato in caso di blackout prolungati, mentre 2.000 hanno accettato di essere trasferiti temporaneamente e molti altri progettano già di andarsene di propria volontà.
La seconda novità rispetto al 2022 sono, ancora una volta, i droni russi. E più che nella potenza della singola carica, il perno di questa nuova fase della guerra sta nella propulsione a getto. Un drone a elica vola più piano e può essere abbattuto anche con mitragliatrici, elicotteri o intercettori relativamente poco costosi. Un velivolo a reazione cambia il quadro: arriva più in fretta, lascia meno tempo per reagire e costringe a impiegare difese più sofisticate. In altre parole, può fare più danni anche con una testata limitata, perché ha più probabilità di arrivare sul bersaglio. È la stessa logica che sta dietro ai nuovi sistemi russi pensati per saturare e logorare la difesa ucraina.
Ancora più insidioso, su un piano diverso, è il Banderol, definito dagli addetti ai lavori come una nuova arma da crociera relativamente economica. Ha una testata molto più piccola di quella dei grandi missili russi: circa 114 chili a frammentazione, con fino a 50 chili di esplosivo, contro i 400-500 chili di ordigni come Kh-101 e Iskander-K. Ma proprio perché costa meno ed è più leggero, può essere usato più spesso.
Ed è qui che nasce il problema: anche se meno devastante di un grande missile da crociera, il Banderol obbliga comunque Kiev a usare difese aeree preziose e costose. E tutto si riduce, allora, di nuovo alla questione dei Patriot, gli intercettori che scarseggiano ormai per tutti dopo che la guerra in Iran ha assottigliato ulteriormente le riserve dell’Occidente. Una vulnerabilità di cui il Cremlino sta decisamente approfittando. E che potrebbe costare molto cara non solo all’Ucraina.
1 settembre 2026 ( modifica il 1 settembre 2026 | 23:14)
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