“Per bambini” non significa necessariamente “nutrizionalmente ideale”.
È il messaggio che arriva dal Regno Unito, dove l’associazione dei consumatori Which? ha analizzato 798 alimenti e bevande destinati alla prima infanzia venduti nelle principali catene della grande distribuzione.
A maggio 2026 il 18% non rispettava le linee guida britanniche sul contenuto di zuccheri. Un dato praticamente invariato rispetto all’agosto 2025, quando il governo aveva introdotto nuove indicazioni volontarie per spingere l’industria a ridurre zucchero e sale.
Ancora più sorprendente: secondo Which?, solo tre prodotti sarebbero stati riformulati in modo da diventare conformi alle nuove indicazioni. (Which?)
Il problema non è soltanto lo zucchero aggiunto
Tra i prodotti più problematici compaiono alcuni snack e finger food, dessert e alimenti per la colazione.
Ma c’è un equivoco che riguarda direttamente i genitori.
Una confezione può riportare “senza zuccheri aggiunti” ed essere comunque molto dolce.
Le stesse linee guida britanniche considerano infatti zuccheri liberi anche quelli presenti in succhi, smoothie, puree, concentrati e altre lavorazioni nelle quali viene distrutta la struttura originaria della frutta o della verdura. Per questo il governo invita l’industria a utilizzare meno puree di frutta e a proporre più alimenti vegetali e meno dolci. (GOV.UK)
Il gusto si educa molto presto
La questione va ben oltre qualche grammo di zucchero.
Nei primi anni di vita il bambino costruisce progressivamente le proprie preferenze alimentari. Se molti alimenti vengono resi sistematicamente dolci, si rischia di abituarlo proprio al gusto che la prevenzione dell’obesità e della carie vorrebbe limitare.
Anche l’OMS Europa ha segnalato il problema: sul mercato europeo sono molto diffuse puree dolci e snack nei quali una quota elevata dell’energia può provenire dagli zuccheri liberi. L’Organizzazione raccomanda per questo di intervenire non soltanto sulla composizione, ma anche su etichette e marketing. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Ed è importante anche la consistenza. Intorno ai sei mesi il bambino dovrebbe progressivamente passare dalle puree ad alimenti schiacciati, con piccoli grumi e poi a finger food appropriati, imparando a conoscere consistenze e sapori differenti. Le stesse linee guida britanniche sottolineano questo passaggio. (GOV.UK)
E in Italia?
Non possiamo trasferire automaticamente il dato britannico del 18% al mercato italiano: manca un monitoraggio nazionale recente direttamente comparabile.
Ma il problema nutrizionale esiste anche da noi.
Il Ministero della Salute ricorda che, dopo i 12 mesi, il bambino può progressivamente condividere molti alimenti della famiglia purché siano adatti alla sua capacità di masticazione e deglutizione e soprattutto siano preparati senza aggiungere sale e zucchero. (Ministero della Salute)
Gli alimenti destinati specificamente alla prima infanzia sono inoltre disciplinati da norme europee, fra cui la direttiva 2006/125/CE per gli alimenti a base di cereali e i baby food. (Eur-Lex)
La domanda però è un’altra: rispettare la legge basta per costruire una buona alimentazione?
Probabilmente no.
Servono prodotti meno dolci, etichette più comprensibili e un marketing che non trasformi automaticamente la parola “baby”, la frutta disegnata sulla confezione o il claim “senza zuccheri aggiunti” in un certificato di salubrità.
Perché la prevenzione di obesità, diabete e malattie cardiovascolari comincia molto prima dell’età adulta.
Comincia anche dal gusto che insegniamo ai bambini.

Fonti:
- Which?, Commercial Baby Food and Drink, 31 agosto 2026. (Which?)
- The Times, ‘Healthy’ baby food still contains high sugar levels, report finds, 31 agosto 2026. (The Times)
- UK Government, Commercial baby food and drink: voluntary industry guidelines, 2025. (GOV.UK)
- WHO Europe, Nutrient and promotion profile model, 2022. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
- Ministero della Salute, Corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia. (Ministero della Salute)
- Unione europea, Direttiva 2006/125/CE. (Eur-Lex)