Il cedrangolo, più comunemente conosciuto come arancio amaro o melangolo, è uno degli agrumi più utilizzati nella tradizione liquoristica. La buccia spessa e profumata, ricca di oli essenziali, dona agli amari, ai rosoli e ad alcuni distillati un aroma complesso, nel quale la nota agrumata si accompagna a un retrogusto amarognolo.

Dietro il profumo, però, si nasconde una composizione chimica che merita attenzione, soprattutto quando l’arancio amaro non viene impiegato semplicemente come aroma alimentare ma sotto forma di estratto concentrato o i frutti sono mangiati in abbondanza.

Il problema si chiama sinefrina

Citrus aurantium contiene p-sinefrina, un’ammina naturale particolarmente presente nei frutti immaturi e nella scorza. La molecola può stimolare alcuni recettori adrenergici e, a dosi elevate o nelle persone predisposte, potrebbe favorire aumento della pressione, accelerazione del battito, palpitazioni e maggiore richiesta di ossigeno da parte del cuore.

Gli studi non hanno prodotto risultati completamente uniformi: alcune sperimentazioni non hanno osservato variazioni clinicamente rilevanti, mentre altre hanno registrato aumenti della frequenza cardiaca o della pressione. Sono stati inoltre segnalati casi di aritmie, infarto e ictus dopo l’assunzione di prodotti contenenti arancio amaro. Non è però sempre possibile attribuire questi eventi alla sola sinefrina, perché molti preparati comprendevano anche caffeina e altre sostanze stimolanti. È questa la valutazione prudente del National Center for Complementary and Integrative Health statunitense.

Il punto fondamentale è quindi distinguere il normale impiego gastronomico dell’arancio amaro dagli integratori concentrati proposti per dimagrire, aumentare il metabolismo o migliorare le prestazioni sportive.

Liquore e integratore non sono la stessa cosa
La modesta quantità di scorza utilizzata per aromatizzare un alimento o un liquore non equivale a una capsula contenente un estratto titolato in sinefrina. L’esposizione è generalmente molto diversa e l’impiego nelle comuni quantità alimentari viene considerato probabilmente sicuro.

Questo non significa, tuttavia, che un cardiopatico possa consumare liberamente liquori all’arancio amaro. In questo caso il primo fattore di rischio rimane l’alcol: può alzare la pressione, favorire alcune aritmie, interferire con i farmaci, aumentare i trigliceridi e aggravare lo scompenso cardiaco. Anche una piccola dose può essere sconsigliata in base alla malattia, alla terapia e alla sensibilità individuale.

Il liquore non deve dunque essere considerato benefico perché contiene scorze di agrumi. L’eventuale presenza di sostanze vegetali non neutralizza gli effetti dell’etanolo. L’associazione più insidiosa è con la caffeina.

La cautela deve essere massima per gli integratori che combinano arancio amaro, caffeina, guaranà, tè verde concentrato o altre sostanze stimolanti. Questa miscela viene spesso commercializzata come “brucia-grassi” o energizzante, ma può sommare gli effetti su pressione e battito.

L’Agenzia francese per la sicurezza alimentare, Anses, ha raccomandato di non associare p-sinefrina e caffeina e di evitarne l’assunzione durante l’attività fisica. Ha inoltre indicato particolare cautela per persone ipertese, cardiopatiche e in trattamento farmacologico. La stessa agenzia propone, per gli integratori, di non superare i 20 milligrammi di p-sinefrina al giorno, una soglia prudenziale che non equivale però a una garanzia di sicurezza per chi soffre di patologie cardiovascolari.

Possibili interazioni anche con i farmaci

L’arancio amaro contiene inoltre furanocumarine capaci di modificare l’attività dell’enzima intestinale CYP3A4, coinvolto nel metabolismo di numerosi medicinali. Un piccolo studio clinico ha mostrato che 240 millilitri di succo di arancia di Siviglia aumentavano del 76 per cento l’esposizione alla felodipina, un calcio-antagonista usato contro l’ipertensione, attraverso un meccanismo simile a quello del pompelmo.

Questo dato non permette di estendere automaticamente l’interazione a ogni liquore o a tutti i farmaci, perché la concentrazione delle sostanze varia molto. Indica però che chi assume medicinali con l’avvertenza di evitare il pompelmo dovrebbe chiedere al medico o al farmacista se sia opportuno evitare anche succo, estratti e preparazioni concentrate di arancio amaro.

Devono prestare particolare attenzione le persone con ipertensione non controllata, fibrillazione atriale o altre aritmie, cardiopatia ischemica, precedente infarto, scompenso cardiaco e quelle che assumono più farmaci cardiovascolari.

La regola pratica

Una scorza impiegata per aromatizzare non va confusa con un estratto concentrato. Per il cardiopatico, tuttavia, la prudenza resta necessaria su entrambi i fronti: evitare integratori dimagranti o stimolanti a base di sinefrina senza parere medico e valutare con lo specialista se sia consentito anche il consumo occasionale di alcol.

Se dopo l’assunzione compaiono palpitazioni persistenti, dolore al petto, fiato corto, forte mal di testa, vertigini o improvviso aumento della pressione, occorre interrompere il prodotto e rivolgersi tempestivamente a un medico.