di
Gaia Piccardi
Anche Matteo Berrettini dagli Us Open rompe il silenzio sugli scommettitori nel tennis: «Mio fratello ha ricevuto messaggi con minacce alla mia famiglia». Nel solo 2024 Wta e Itf hanno rilevato 8.000 contenuti abusivi e 458 giocatori presi di mira
È successo a tutti, prima o poi. Carneadi e stelle, vincitori seriali e perdenti recidivi. La differenza è tra chi denuncia di essere stato minacciato dagli scommettitori e chi invece, per paura, tace.
L’altra sera, a New York, Matteo Berrettini ha scoperchiato il suo personalissimo vaso di Pandora. Fresco del successo al primo turno dell’Open Usa sul veterano Stan Wawrinka, l’ex n. 6 ha risposto alla domanda del giornalista americano Ben Rothenberg, che gli chiedeva un parere sul fatto che il torneo ha un nuovo sponsor legato al betting. «È un tema complicato, perché noi giocatori, me compreso, spesso riceviamo messaggi. Io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sentivo a mio agio a giocare davanti a persone che disturbavano il match e facevano cose che, secondo me, non avevano nulla a che fare con il tennis».
Quante volte abbiamo visto un giocatore chiedere al giudice di sedia di allontanare uno spettatore? È successo anche a Jannik Sinner lo scorso marzo a Indian Wells, nell’ottavo con Fonseca. Sono provocazioni legate all’andamento del risultato. Nessun torneo ne è immune. L’Itia (International Tennis Integrity Agency) sovraintende il circuito ma se a livello Atp il problema è così diffuso, immaginiamoci quale giungla siano i Futures e i Challenger.
Berrettini conferma: «Il betting lì è diffusissimo. So che è complicato, non è facile dire al pubblico: tu puoi entrare e tu no, perché non sai a priori come si comporteranno, però qualcosa sicuramente va fatto». È quest’anno al Roland Garros che la situazione è diventata grave: «Mio fratello Jacopo ha ricevuto dei messaggi sul telefono con minacce alla mia famiglia. Ho vinto una partita e scrivevano: Matteo è così scarso che, se non gli dici di perdere, uccideremo la tua famiglia… Ovviamente lui ha segnalato tutto all’Atp, fornendo i numeri di telefono. Noi abbiamo trent’anni, siamo adulti, ma se penso alle ragazze e ai più giovani, credo che ricevere questo genere di messaggi possa fare paura…».
Il muro di silenzio si sta sgretolando, sono sempre più numerosi gli atleti (non solo del tennis) che denunciano il fenomeno. Sempre a Indian Wells, come Sinner, all’azzurra Lucrezia Stefanini era stata spedita la foto di una pistola via whatsapp, con l’amichevole consiglio di perdere la partita successiva: i nomi dei genitori e il luogo in cui Lucrezia è nata dovevano servire a rendere l’intimidazione più credibile. La Wta in quella circostanza aveva aumentato la sicurezza e Stefanini si era sfogata in un video sui social: «Ho il malessere addosso, non è giusto metterci questa pressione». A Mattia Bellucci augurarono di farsi molto male, Martina Trevisan parlò di minacce allargate al suo nucleo famigliare, Francesco Maestrelli elencò tutti gli insulti ricevuti, Sloane Stephens riferì di almeno duemila messaggi dopo una sconfitta all’Us Open, Mirra Andreeva aveva appena 14 anni quando fu costretta a temere violenze fisiche dopo il kappaò in un torneo Itf.
Il problema esiste, non si tratta di casi isolati: Wta e Itf nel 2024 hanno individuato 1,6 milioni di post/commenti, con 8.000 contenuti verificati come abusivi, violenti o minacciosi; 458 giocatori sono stati direttamente presi di mira e il 40% degli abusi rilevati è stato attribuito a scommettitori arrabbiati. «Non mi piacciono i casinò né scommettere — dice Berrettini —. Però il betting fa parte del nostro sport: molti soldi del Tour arrivano da lì. Fa parte di quello che siamo». Fin troppo, ahinoi. Flavio Cobolli che vince in cinque set la maratona con Comesana a New York, ci riconcilia con il tennis.
2 settembre 2026 ( modifica il 2 settembre 2026 | 08:49)
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