di
Elisabetta Marangoni

Realizzato nello spazio antico un impianto di riscaldamento a pavimento per diffondere calore omogeneo. La verticalità, oggi così fuori moda, è salva

«Nei soffitti non abitano più gli dei». Così scriveva lo psicoterapeuta James Hillman riflettendo su come l’architettura contemporanea abbia progressivamente abbassato lo sguardo dell’uomo. Soffitti più bassi, ambienti sempre più compressi per favorire costi e risparmio energetico, una dimensione verticale che si perde insieme a quella capacità di alzare gli occhi, immaginare, contemplare.
Entrare in questo appartamento a Saluzzo significa, invece, fare l’esperienza opposta. 

Salvaguardare la storia

Ci troviamo all’interno di un palazzo di origine medievale dove i soffitti raggiungono i sei metri d’altezza. Uno spazio di rara imponenza che avrebbe potuto risultare dispersivo se affrontato con un progetto tradizionale. Ed è proprio qui che si misura il valore dell’intervento dello studio di architettura Marcante-Testa, tra le realtà italiane più riconosciute a livello internazionale.
Il progetto non cerca di cancellare il passato, né di trasformarlo in un esercizio di nostalgia. Al contrario, parte da un principio semplice: ciò che vediamo oggi è la somma di tutte le epoche che questa casa ha attraversato. Ogni stratificazione racconta un passaggio della sua storia e diventa parte integrante dell’identità dell’abitazione. 



















































Sostenibilità e comfort

L’abilità degli architetti è stata quella di riuscire a rendere sostenibile un appartamento storico con tutto il comfort della modernità. È stato realizzato un impianto di riscaldamento a pavimento per diffondere calore omogeneo, i pavimenti sono nuovi e il corridoio è stato realizzato recuperando un pavimento originale che come vedete perfettamente si integra.

L’altezza straordinaria degli ambienti ha imposto una riflessione non solo estetica, ma anche percettiva. Per vivere bene uno spazio occorre sentirsi in equilibrio con le sue proporzioni. Per questo il progetto interviene soprattutto nella parte alta delle pareti, utilizzando colore, carte da parati ed elementi d’arredo capaci di ridisegnare la percezione dei volumi senza alterarne la monumentalità. Il risultato è sorprendente: gli spazi mantengono tutta la loro forza scenografica, ma acquistano una misura più domestica, più intima, più vicina alla quotidianità. 

La cucina

L’ambiente che ha richiesto una sfida importante è quello della cucina dove l’esigenza principale della famiglia era di poter mantenere l’abitudine di un unico ambiente ma andava totalmente rimodulato per non risultare distante anziché intimo. La cucina è separata dalla zona pranzo con un paravento parzialmente apribile che rende lo spazio più raccolto ma al contempo un insieme.

Interpretare un luogo

Nel grande salone è stata inoltre conservata la tappezzeria originale in un intenso blu Majorelle, una tonalità profonda e vibrante che dialoga con l’architettura storica del palazzo esaltandone il carattere quasi aulico.
In un’epoca in cui l’abitare tende spesso a uniformarsi, questa casa ricorda che progettare significa prima di tutto interpretare un luogo, comprenderne la storia e trovare un equilibrio tra memoria e presente. Forse Hillman aveva ragione: non è solo una questione di centimetri. Quando rinunciamo alla verticalità perdiamo anche una parte del nostro immaginario. E case come questa ci ricordano quanto, ogni tanto, valga ancora la pena alzare gli occhi.


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1 settembre 2026 ( modifica il 1 settembre 2026 | 20:39)