Hanno un nome ancora poco conosciuto al grande pubblico, ma stanno attirando sempre più l’attenzione delle autorità sanitarie europee. Sono i nitazeni, una famiglia di oppioidi sintetici estremamente potenti, comparsa con crescente frequenza nei mercati illegali negli ultimi anni.
Agiscono sui recettori μ-oppioidi, gli stessi coinvolti negli effetti di morfina, eroina e fentanyl. Alcuni nitazeni possono essere molto più potenti della morfina e, per determinati composti, sono state riportate potenze superiori anche a quelle del fentanyl. Questa caratteristica rende difficile prevedere gli effetti di una sostanza acquistata sul mercato illecito. (Agenzia Europea sulle Droghe)
Il pericolo più grande: smettere di respirare
La principale emergenza associata ai nitazeni è la depressione respiratoria. Queste sostanze rallentano l’attività del sistema nervoso centrale e possono ridurre progressivamente frequenza e profondità della respirazione.
Nei casi più gravi, la persona può perdere conoscenza e arrivare all’arresto respiratorio e alla morte. Il rischio è particolarmente elevato nelle persone che non hanno sviluppato tolleranza agli oppioidi e aumenta quando i nitazeni vengono associati ad altre sostanze che deprimono il sistema nervoso centrale. (Agenzia Europea sulle Droghe)
A rendere il quadro ancora più preoccupante è la presenza di nitazeni in compresse contraffatte, prodotte per imitare farmaci come ossicodone o diazepam. Chi le assume può quindi non sapere quale sostanza stia realmente assumendo. (Agenzia Europea sulle Droghe)
Dipendenza e tolleranza: il rischio dell’uso ripetuto
Il pericolo non si esaurisce nell’overdose. Come altri oppioidi potenti, i nitazeni possono provocare tolleranza, dipendenza fisica e disturbo da uso di oppioidi. Con l’assunzione ripetuta, l’organismo si adatta alla sostanza e può diventare necessario assumerne di più per ottenere effetti simili.
Quando l’assunzione viene interrotta possono comparire agitazione, ansia, dolori muscolari, sudorazione, disturbi gastrointestinali, insonnia e un forte desiderio di assumere nuovamente la sostanza. Si può così instaurare un circolo difficile da interrompere: la droga viene assunta non soltanto per ricercarne gli effetti, ma anche per evitare i sintomi dell’astinenza.
Per i nitazeni, la dimensione precisa del rischio di dipendenza e le conseguenze nel lungo periodo devono ancora essere studiate. L’EUDA ritiene comunque probabile che presentino rischi cronici simili a quelli degli altri oppioidi, compresa la dipendenza. (Agenzia Europea sulle Droghe)
Cosa può succedere all’organismo nel lungo periodo?
È proprio sugli effetti a distanza di anni che le conoscenze scientifiche presentano le maggiori lacune. Non disponiamo ancora di studi epidemiologici sufficientemente ampi per descrivere con precisione tutti gli effetti a lungo termine dei nitazeni sull’uomo. Le informazioni disponibili derivano soprattutto da casi di intossicazione, studi tossicologici e conoscenze relative agli altri oppioidi.
Questi ultimi offrono comunque indicazioni importanti. L’uso prolungato di oppioidi è stato associato a stitichezza e altri disturbi gastrointestinali, alterazioni endocrine, problemi respiratori durante il sonno, complicanze cardiovascolari, maggiore vulnerabilità alle infezioni, fratture e aumento del rischio di overdose. Sono stati descritti anche effetti sul sistema nervoso e sulla regolazione ormonale. (PubMed)
Non sarebbe però corretto attribuire automaticamente ai nitazeni tutti questi effetti come se fossero già dimostrati. La loro diffusione relativamente recente rende difficile seguire per anni un numero sufficiente di consumatori e distinguere gli effetti della singola sostanza da quelli provocati da altre droghe assunte contemporaneamente.
Overdose: un rischio difficile da prevedere
La potenza di alcuni nitazeni rende l’overdose una delle principali preoccupazioni sanitarie. Il problema è aggravato dal fatto che la composizione dei prodotti presenti sul mercato illecito può essere incerta.
Una revisione pubblicata nel 2025 ha analizzato i dati disponibili sui casi di overdose da nitazeni, evidenziando la scarsità delle informazioni cliniche. Nei casi esaminati sono state utilizzate quantità variabili di naloxone e molti pazienti hanno richiesto il ricovero. Gli autori sottolineano l’elevata potenza e l’imprevedibilità di queste sostanze. (PubMed)
La naloxone, antagonista degli oppioidi, può contrastare la depressione respiratoria ed è uno strumento fondamentale nella gestione dell’overdose. Alcune intossicazioni da nitazeni hanno però richiesto somministrazioni ripetute e un monitoraggio prolungato. (PubMed)
Un problema sempre più europeo
Il fenomeno non riguarda più soltanto pochi mercati locali. Secondo l’EUDA, negli ultimi cinque anni tre quarti degli Stati membri dell’Unione europea hanno segnalato almeno un nitazene. Nel 2024, dieci Paesi hanno sequestrato complessivamente oltre 50.000 compresse contenenti queste sostanze, più del doppio rispetto alle circa 23.000 del 2023. (Agenzia Europea sulle Droghe)
In diversi Paesi europei sono stati inoltre osservati episodi di intossicazione e decessi. L’EUDA ha documentato casi in Irlanda, Francia, Germania e Svezia. In Lettonia, i nitazeni sono stati identificati in una quota molto elevata dei decessi correlati alle droghe registrati nel 2023. (Agenzia Europea sulle Droghe)
Questi dati aiutano a comprendere perché le autorità sanitarie considerino i nitazeni una minaccia emergente: non si tratta più soltanto di una curiosità del mercato delle nuove sostanze psicoattive, ma di un fenomeno che ha già prodotto conseguenze sanitarie concrete in diversi Paesi.
La vera incognita è il futuro
I nitazeni rappresentano quindi una minaccia su più fronti: l’overdose può essere improvvisa e letale, mentre l’uso ripetuto può favorire dipendenza e comportare conseguenze croniche. A questo si aggiunge la rapidità con cui il mercato introduce nuove molecole.
Alla fine del 2024 erano stati identificati in Europa 22 diversi analoghi dei nitazeni e continuano a comparire nuove sostanze. Per molte di esse le informazioni farmacologiche e tossicologiche sono ancora limitate. (PubMed)
Non è quindi necessario attendere decenni di studi per riconoscere la pericolosità di queste sostanze. Elevata potenza, composizione spesso incerta dei prodotti venduti illegalmente e rischio di depressione respiratoria fanno dei nitazeni una delle emergenze più preoccupanti nel panorama delle nuove droghe sintetiche.
La prudenza scientifica è però altrettanto importante: conoscere ancora poco gli effetti a lungo termine non significa che siano innocui, ma nemmeno consente di attribuire loro danni che non siano stati ancora dimostrati. Per ora, le evidenze più solide indicano soprattutto un rischio elevato di intossicazione grave, overdose e dipendenza, mentre la ricerca dovrà chiarire nei prossimi anni l’intero impatto dell’esposizione cronica.

Fonti scientifiche:
- European Union Drugs Agency (EUDA), European Drug Report 2026 – Understanding Europe’s drug situation in 2026. (Agenzia Europea sulle Droghe)
- EUDA, Threat assessment report on synthetic opioids in the Baltic countries, 2025. (Agenzia Europea sulle Droghe)
- Vandeputte M. et al., Navigating nitazenes: A pharmacological and toxicological overview of new synthetic opioids with a 2-benzylbenzimidazole core, Neuropharmacology, 2025. (PubMed)
- Berger J.C. et al., Naloxone Dosing and Hospitalization for Nitazene Overdose: A Scoping Review, Journal of Medical Toxicology, 2025. (PubMed)
- Nitazenes: review of comparative pharmacology and antagonist action, 2025. (PubMed)
- Less Well-Known Consequences of the Long-Term Use of Opioid Analgesics: A Comprehensive Literature Review, PubMed, 2022. (PubMed)