di
Chiara Maffioletti
L’attore è arrivato al Lido per partecipare alla conferenza stampa che anticipa la consegna del Leone d’Oro alla carriera. La critica all’amministrazione Trump: «Con il voto di midterm torni normalità»
Il re è arrivato. La giornata di George Clooney, quella in cui riceverà il Leone d’Oro alla carriera, è iniziata come da copione, con il divo in grande forma, completo blu e camicia bianca, che è entrato in sala stampa esibendo il suo fiero: «Buongiorno». Applausi, ovviamente. Gli stessi che risuoneranno per tutta la giornata, fino a quando riceverà il prestigioso riconoscimento dalle mani di Laura Dern. Il destino fa giri strani e l’attore ammette che essere qui, oggi, ricorda molto quello che accadeva al suo Jay Kelly nell’omonimo film presentato lo scorso anno alla Mostra: un attore che vola in Italia per ricevere un premio alla carriera. «In effetti la situazione è simile – spiega -. Ho 65 anni, tutto è un po’ malinconico… anche quando ti lavi i denti ti guardi e dici: erano molto più belli una volta». Dopodiché, sa di essere anche «molto fortunato», e via di tormentone con la gioia di avere «un moglie stupenda, due figli spettacolari, un lavoro che posso scegliere di fare». Tutto vero. Ma Clooney è forse l’attore più famoso del Pianeta e crescere, cambiare, qualcosa vorrà pur dire.
«Bisogna accettare il cambiamento, è divertente, in un certo senso». E spiega che, ad esempio, proprio in virtù del cambiamento ha scelto di non dirigere più film: «Non lavoro più come regista ma ho avuto grandi esperienze, in questo senso. Sono stato nominato agli Oscar e sono stato anche molto criticato, ho raccontato storie che le persone hanno odiato e altre amato. Ma il punto per me è che ora che ho due bambini 9 anni non voglio più assentarmi per molto tempo e non posso più spostare loro: un lavoro di regia richiede almeno un anno lontano da casa, uno di attore al massimo tre mesi in cui posso sempre staccarmi per andare a salutare». Resta però per lui la convinzione che «raccontare storie sia fondamentale e i Festival, in questo senso, sono molto importanti: permettono di far viaggiare le storie che raccontano, come è successo al mio Good Night and Good Luck, costato pochissimo eppure andato benissimo e diventato ora anche una piéce che mi ha fatto debuttare a Broadway».
Un film che parlava di giornalismo, una sua passione. Il cui stato di salute è piuttosto preoccupante, dice: «Alcune delle persone più ricche del mondo possiedono testate o fonti di informazione come il Washington Post o social come X. Sono figlio di un giornalista e anche mia moglie lo è, abbiamo grande ammirazione per questo mestiere tanto che con la nostra fondazione offriamo tutela ai giornalisti che hanno parlato contro i regimi… quello che succede nel mondo è preoccupante ma credo che l’informazione troverà un modo per liberarsi».
Giura che non vede nel suo futuro Washington, ma come sempre non si esime quando è chiamato a parlare dell’amministrazione Trump: «Non è facile vivere in un Paese che è guidato dalle persone meno capaci di farlo. A novembre ci sono le elezioni di midterm che saranno sicuramente un momento per tirare le somme e se va tutto bene torneremo ad una
situazione di maggiore normalità». E ancora: «Abbiamo attraversato molti momenti difficili e questo è uno di quelli. Sono sempre molto ottimista, ma credo siamo in una situazione poco fortunata, per dirla con un eufemismo. Ho visto gli Usa nel ’68 quando le città erano in fiamme e la capitale era circondata da militari armati. C’è un termine fantastico, kakistocracy, che indica un Paese governato dalle persone meno qualificate. Penso che in questo momento ci troviamo proprio in una cachistocrazia, ma ce la faremo… a novembre si vota e poi ci sono le elezioni nel 2028 e se tutto va bene torneremo ad una situazione di normalità». Quindi, l’affondo: «Oggi c’è l’idea che la crudeltà sia alla base di tutto e che essere crudeli e scortesi faccia parte del divertimento. Il segretario della Difesa twitta con ironia immagini di donne militari del Canada. E penso: cosa c’è che non va in te? Dov’è finito il senso della decenza? È una vergogna, ma supereremo tutto e ne usciremo migliori».
E la riflessione scivola poi sul cambiamento climatico, e su chi lo nega: «Vorrei fare qualcosa, il sud della Francia (dove vive, ndr.) ha dimostrato che c’è un’urgenza, molti amici hanno perso le loro case, vorrei parlare con dei sindaci… io ero a Como e anche lì ha fatto tanto caldo… se prendessimo seriamente la questione climatica potrebbero nascerne tanti nuovi posti di lavoro green…». A ruota libera e con la serenità che proprio una carriera come la sua gli ha consegnato, ha parlato di molte cose, tra cui i rischi dell’intelligenza artificiale («Il rischio è non distinguere più la realtà dalla finzione. Io stesso ho visto dei video in cui sono manipolato con ai e sembrano veri… Non vorrei finire tra vent’anni, quando sarò morto, in una pubblicità di assorbenti»), ha espresso solidarietà a Mark Ruffalo e scherzato sugli amici Brad Pitt e Matt Damon: «No, non mi piacciono quei due». Confermando poi che «li adora come dimostra anche il fatto che torniamo a girare assieme ogni volta che ne abbiamo la possibilità, come con la saga Ocean’s».
Ma poi il pensiero torna a oggi e oggi è il suo giorno. Un giorno che, comunque sia, non era per forza scontato arrivasse: «Le carriere sono strane, sono fatte tutte di alti e bassi. Non sai mai. E la fortuna serve, senz’altro. Ricordo la prima volta che sono venuto qui, a Venezia, a presentare il film “Prima ti sposo poi ti rovino” con Catherine Zeta Johnes: facevo battute in sala stampa e nessuno rideva, ma proprio nessuno. Ricordo di averle detto alla fine: scappiamo… e ora eccoci qui». Sembrerebbe un lieto fine. Come festeggerà quindi oggi, dopo la consegna del premio? «In un modo: bevendo»
2 settembre 2026 ( modifica il 2 settembre 2026 | 17:12)
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