Quando gli chiedono che cosa significhi arrivare a questo punto, Clooney parte dall’età con una delle sue battute: «Ho 65 anni e tutto è malinconico. Ti lavi i denti e dici: “Oh, i miei denti erano molto più belli una volta”». Ma la malinconia dura poco. «Tutto quello che facciamo dovrebbe essere più ricco. Quindi la vita per me è bella. Ci sono tante cose nel mondo che non vanno bene. Dobbiamo concentrarci non solo sulle cose che non vanno, ma anche sulle cose che vanno bene. Abbiamo questa tendenza a sentire il peso delle cose. E dobbiamo sentirlo, perché ci sono tante cose di cui dobbiamo sentire il peso, ma dobbiamo ricordarci anche di tutte le cose belle che ci presenta la vita».

Venezia, Amal e «il momento più bello»

Se gli chiedono di scegliere un ricordo tra le tante volte in cui è stato alla Mostra, Clooney non ha dubbi. Non è un film, non è una première, non è un premio. «Il momento più bello qui a Venezia è stato il mio matrimonio. Perché è una città romantica, ma anche una città di speranza, così come questo festival». Ed è proprio la capacità di un festival di far viaggiare storie altrimenti invisibili ciò che continua ad affascinarlo. «Io credo che narrare storie sia qualcosa di cui abbiamo bisogno. Non possiamo vivere senza. Come società dobbiamo vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri, altrimenti non impariamo nulla l’uno dell’altro». E continua: «Ci ritroviamo a demonizzarci a vicenda. Per questo è importante raccontare le storie».

Venezia per lui significa anche questo: «Io voglio molto bene a questo festival, è una sensazione molto profonda quella che provo. E questo riconoscimento è fantastico. Le carriere sono sempre molto strane, perché ci sono tanti percorsi che avrebbero potuto andare diversamente. Non sono mai un percorso ideale». E, quando prova a capire che cosa abbia tenuto insieme il suo, più che di talento o di strategia parla degli incontri: «Molto spesso ci accorgiamo della gentilezza degli amici, delle persone con cui lavoriamo». Del resto, «chi è che non è innamorato di Venezia? È uno dei posti più belli del mondo», dice, definendola anche «un luogo di grande ottimismo». E racconta che stasera non vede l’ora di uscire a cena con sua moglie Amal.

«Ho due bambini di nove anni. Non faccio più il regista»

A cambiare davvero il suo rapporto con il lavoro, negli ultimi anni, sono stati soprattutto Alexander ed Ella, i gemelli avuti con Amal. Hanno nove anni e oggi entrano direttamente nelle sue scelte professionali.

«Ho due bambini di nove anni, come sapete. Quindi non faccio più il regista», racconta. Il motivo è molto semplice: «Se sono in un film come attore si tratta di tre mesi. Come regista, invece, sono via per un anno. E non posso più farlo». Non sembra viverlo come una rinuncia, quanto come una delle cose che succedono quando cambia la gerarchia della propria vita: «Bisogna accettare il cambiamento e dire: questa è una parte che io non potrò più fare».