di
Redazione Milano

Per la rapina e tentato omicidio aggravato sono stati già condannati in primo grado due giovani di 20 e 18 anni e sono imputati altri tre minorenni. Lo studente della Bocconi è rimasto invalido, ma ha perdonato i suoi aggressori

Aveva già deciso di perdonare i suoi aggressori. E così, il nuovo incontro  fra Davide Simone Cavallo, lo studente della Bocconi rimasto paralizzato dopo  l’aggressione in corso Como e i ragazzi che lo hanno picchiato e accoltellato, è finito con un lungo abbraccio. Lo studente e tre dei suoi cinque suoi aggressori, oggi ancora minorenni, si sono intrattenuti a parlare a lungo nel cortile del Tribunale per i minorenni di Milano, subito dopo la seconda udienza del procedimento penale minorile. Cavallo fu rapinato e accoltellato nella notte del 12 ottobre 2025, per un bottino di 50 euro. Ha rischiato di morire dissanguato. 

I tre imputati minorenni hanno commesso la rapina e gli atti lesivi, calci e pugni, mentre la coltellata è stata sferrata da Alessandro Chiani, 20 anni, giudicato separatamente e condannato in primo grado a 20 anni di reclusione, così come l’altro maggiorenne, Ahmed Atia, che dovrà scontare 10 mesi e 10 giorni. Entrambi sono di Monza. Il giudice, nelle motivazioni delle condanne, aveva evidenziato come la vittima fosse stata «pestata selvaggiamente» con una «sconsiderata e immotivata carica di violenza» fatta di «pugni, calci al volto e coltellate al ventre» ed esplosa da un gruppo in «schiacciante superiorità numerica per infierire contro una persona ormai sopraffatta».



















































Lo studente, tuttavia, si è detto disponibile a incontrare in sede protetta tutti e cinque i suoi aggressori nell’ambito del percorso di giustizia riparativa. Intanto, anche per il terzo minorenne arriva ora il collocamento in comunità, al posto della custodia in carcere. Lo ha deciso il tribunale. Gli altri due sono già affidati a una comunità e ci resteranno. 

«Ormai non credo sia più un fenomeno mediatico. Siamo legati da un evento orribile tutti e sei. Ogni volta che li vedo so che possiamo starci vicini, se vogliamo, e questo è il percorso che tutti mi sembra abbiamo deciso di intraprendere». ha spiegato poi Davide Simone Cavallo, a margine della seconda udienza del procedimento penale minorile. «Sono contento di come è andata perché vedo in ciascuno di loro un pochino di più le risorse, non la volontà, ma le risorse per affrontare un percorso come si deve e per parlarmi con sincerità e con presenza – ha proseguito Cavallo – Ora c’è un livello di presenza diverso, presenza a se stessi, presenza all’avvenimento, che permette un percorso più sentito, qualcosa di vero, non qualcosa di astratto, immaginato».

 Sul punto lo studente ha ricordato che sul percorso dei ragazzi in comunità e in carcere durante l’estate sono state depositate delle relazioni. «I ragazzi sanno che, dal punto di vista istituzionale e per la loro vita pratica, non sono criminali – ha spiegato – Non sono relegati a un contesto in cui vengono considerati come tali per sempre e questo forse è il primo inizio di vedere la propria vita oltre questo avvenimento e oltre quel gesto». Sul suo ruolo nell’avvio anticipato del confronto, Cavallo ha respinto il merito. «Quello che ho fatto è stato estremamente personale, una necessità in primis mia. Ho gettato le fondamenta, ho aperto il campo, però non ho iniziato la partita. È una cosa che si fa in due e posso dire che sempre di più c’è qualcuno con cui giocare in questa partita».


Vai a tutte le notizie di Milano

Iscriviti alla newsletter di Corriere Milano

2 settembre 2026 ( modifica il 2 settembre 2026 | 20:00)