Ex difensore, 50 anni appena compiuti, prenderà il posto di Ausilio in nerazzurro. Giorgio Perinetti, ds che lo lanciò: “Ha occhio e autonomia, l’ho voluto con me a Siena e Palermo. Zamparini temeva che glielo portassi via…”
Quella di Dario Baccin è una storia competenza, pazienza e perseveranza. Soprattutto da giovane, una volta conclusa la carriera da calciatore, quando le idee erano già chiarissime: puntava a fare il direttore sportivo e girava su e giù per l’Italia in veste di scout ottenendo al massimo un piccolo rimborso spese. Fino ad oggi. Giorno in cui, a seguito dell’addio di Piero Ausilio all’Inter dopo 28 anni di onorata fedeltà ai nerazzurri, Baccin è diventato il nuovo direttore sportivo dell’Inter. Da vice a ds vero e proprio, un sogno inseguito una vita intera. E costruito imparando sul campo anno dopo anno, imbarcandosi su voli improbabili (spesso diretti verso il Sud America), osservando migliaia di partite sempre con l’occhio attento di chi possiede una profonda conoscenza del pallone.
ex calciatore con fiuto—
Baccin è nato a Novara, ha 50 anni appena compiuti e sulle spalle una solida carriera da difensore divisa tra Juventus, Napoli e svariati club più di provincia (Cesena, Chievo, Ternana, Ancona, Ascoli e soprattutto Rimini e Treviso). Il personale percorso dietro una scrivania l’ha avviato tra Siena e Palermo, dopo aver ottenuto a pieni voti il diploma da direttore sportivo a Coverciano. Ed è dal luglio del 2017 che l’Inter ha scelto di nominarlo come vice di Piero Ausilio, prima della promozione a “titolare” di oggi. Il percorso, però, è stato lungo e a tratti pure piuttosto tortuoso. Perché prima di ricoprire un ruolo tanto importante in un club di rilevanza mondiale come quello nerazzurro sono arrivate altre soddisfazioni, delusioni, scottature e porte in faccia. Un po’ come per chiunque, in qualsiasi carriera.
“investi su te stesso”—
Chi Baccin lo conosce molto bene è Giorgio Perinetti, un vecchio lupo di mare in quello che spesso è il burrascoso mondo del calcio. I due si conoscono “di striscio” nel 1996, quando il nuovo ds nerazzurro è ancora agli albori della carriera da calciatore e viene ceduto dalla Juventus al Cesena. Un passaggio fondamentale per comprendersi come uomini ancor prima che come professionisti. Non a caso sarà proprio Perinetti ad avviare il decollo della carriera di Baccin: “È sempre stato acuto, paziente, girava per noi come osservatore ma a parte i rimborsi spese non potevo mica fargli avere cifre che potessero permettergli di sostenersi…”. Ma il mantra era uno: “Investi su te stesso” gli ripeteva costantemente Perinetti. Un insegnamento prezioso. Ma come dirigente com’era?
“Molto attento anche al calcio estero, a paesi un po’ strani. Il primo ruolo che gli affidai fu quello di responsabile del settore giovanile del Palermo. ‘Mi spiace non poterti offrire chissà cosa, però è un’occasione…’ gli dissi. E lui dimostrò subito di avere il piglio giusto, autorità, anche una certa indipendenza e una sua autonomia. Fece molto bene”. E un presidente vulcanico come Zamparini, per Baccin, paradossalmente diventò una sorta di assist-man: “Io volevo andarmene – prosegue Perinetti -, ma il presidente temeva che mi portassi via anche Dario. Così gli telefonai durante la festa promozione e gli dissi di restare a Palermo, di dimostrare il suo valore nonostante volesse seguirmi. Poi il fatto che Zamparini sostituisse spesso i direttori sportivi, come gli allenatori, fece gioco a Baccin che spesso sostituiva il primo”.
famiglia interista—
L’aneddoto più curioso, però, porta all’arrivo di Baccin all’Inter. E tutto nasce, ancora una volta, da Perinetti. E dalla… Juventus: “Durante un ritiro estivo dei bianconeri incontrai Marotta: parlando del più e del meno venne fuori che erano alla ricerca di un profilo dirigenziale per il settore giovanile e pensarono a Baccin. Ovviamente io confermai tutte le cose belle che pensavo, e pochi minuti dopo ero ben contento di comunicare a Dario che di lì a poco sarebbe stato cercato da loro”. Però…? “Però Baccin è un grande interista che viene da una famiglia di interisti, mi richiamò e dicendomi che aveva ricevuto un’altra proposta da Ausilio: per un cuore nerazzurro, come il cacio sui maccheroni. La fatalità, poi, ha voluto che anche Marotta andasse all’Inter e la triade si sia ricomposta a Milano”. Baccin è stato promosso a ds, l’ha già sentito magari per telefono? “No, ma adesso gli scrivo senz’altro un bel messaggio e poi gli telefonerò. Di Dario posso parlare solo bene, come persona e professionista: si è fatto da solo, con pazienza, coraggio ed è uno dei più richiesti ma ha sempre voluto stare all’Inter”. E così sarà.
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