Si trasmette attraverso la puntura dei pappataci ed è diffuso soprattutto nei mesi caldi: nella maggior parte dei casi provoca sintomi lievi, ma raramente può interessare il sistema nervoso
Anna Castiglioni
2 settembre – 08:22 – MILANO
Tommaso Paradiso ha dovuto rinunciare alla partecipazione live di due eventi dopo aver contratto il Toscana virus. A raccontarlo è stato lo stesso cantante sui social, spiegando di essere stato punto circa dieci giorni prima da un pappatacio e di essere ormai in via di guarigione, ma di non sentirsi ancora completamente ristabilito. Il caso ha acceso l’attenzione su un virus poco conosciuto, nonostante circoli da tempo anche in Italia e in altri Paesi del Mediterraneo.
Cos’è il Toscana virus—
Il Toscana virus, abbreviato in TOSV, è un virus appartenente al genere Phlebovirus. Il suo nome non indica che l’infezione sia circoscritta alla Toscana: deriva semplicemente dal luogo in cui il virus fu isolato per la prima volta, all’inizio degli anni Settanta, dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità. Oggi sappiamo che il Toscana virus circola in diverse aree del bacino del Mediterraneo. Oltre che in Italia, la sua presenza è stata documentata, tra gli altri Paesi, in Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Croazia, Cipro e Turchia, oltre che in alcune zone del Nord Africa. Non si tratta quindi di un virus nuovo, né di un’infezione esclusivamente italiana.
Come si trasmette il Toscana virus—
A trasmettere il Toscana virus sono i flebotomi, comunemente chiamati pappataci: insetti molto piccoli, simili alle zanzare ma caratterizzati da un volo quasi silenzioso. Il contagio avviene attraverso la puntura di una femmina infetta. Al momento non sono state riconosciute altre modalità di trasmissione del virus all’uomo. Anche le abitudini dei pappataci sono diverse da quelle delle comuni zanzare. Le larve non hanno bisogno di acqua stagnante per svilupparsi e possono trovare condizioni favorevoli in luoghi ombreggiati, umidi e ricchi di materiale organico, per esempio tra foglie e detriti vegetali. Nel Mediterraneo la loro attività si concentra soprattutto nella stagione calda, indicativamente tra aprile e novembre, con un picco tra luglio e settembre. È per questo che anche le infezioni da Toscana virus vengono osservate prevalentemente durante l’estate.
I sintomi del Toscana virus—
Un aspetto importante è che contrarre il Toscana virus non significa necessariamente ammalarsi in maniera seria. Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control e l’Istituto Superiore di Sanità, gran parte delle infezioni è infatti asintomatica oppure provoca disturbi lievi, tanto che molti casi probabilmente non vengono mai diagnosticati. Quando compaiono, i sintomi possono manifestarsi improvvisamente con febbre, mal di testa, nausea, vomito, malessere generale e dolori muscolari. L’incubazione dura generalmente dai 3 ai 7 giorni, anche se in alcuni casi può arrivare fino a circa due settimane. Nelle forme non complicate i disturbi tendono a risolversi spontaneamente, in media nell’arco di una settimana.

Quando il Toscana virus può diventare più serio—
La caratteristica che rende il Toscana virus particolarmente interessante dal punto di vista medico è il suo possibile neurotropismo, cioè la capacità, in una minoranza dei casi, di interessare il sistema nervoso. L’infezione può provocare meningite, encefalite o meningoencefalite e rappresenta una delle cause riconosciute di meningite virale durante i mesi estivi nei Paesi del Mediterraneo. Questo dato va però interpretato correttamente. Le forme neuroinvasive sono molto meno comuni rispetto alle infezioni asintomatiche o con sintomi lievi e le conseguenze a lungo termine e i decessi risultano molto rari. Nei casi neurologici possono comparire, oltre a febbre e forte cefalea, rigidità del collo, alterazioni dello stato di coscienza o altri sintomi neurologici, che richiedono naturalmente una valutazione medica.
Diagnosi e cura del Toscana virus—
I soli sintomi non permettono di stabilire se una persona abbia contratto il Toscana virus, anche perché febbre, cefalea, nausea e dolori muscolari possono essere provocati da moltissime altre infezioni. Per arrivare alla diagnosi sono necessari specifici esami di laboratorio. Nella fase acuta è possibile ricercare direttamente il materiale genetico del virus, attraverso tecniche molecolari, nel sangue o nel liquido cerebrospinale nei pazienti con manifestazioni neurologiche. Possono inoltre essere utilizzati test sierologici per individuare gli anticorpi prodotti dall’organismo contro il virus.
Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica contro il Toscana virus. Nella maggior parte delle forme lievi il trattamento è quindi sintomatico e serve soprattutto ad alleviare i disturbi mentre l’organismo elimina l’infezione. Le forme neurologiche più importanti possono invece richiedere il ricovero ospedaliero e, nei casi più severi, assistenza intensiva. Non esiste neppure un vaccino autorizzato contro il Toscana virus. La prevenzione passa quindi essenzialmente dalla protezione contro le punture dei flebotomi.
come ci si protegge dai pappataci—
Le precauzioni sono in parte simili a quelle utilizzate contro le zanzare: repellenti adatti sulla pelle esposta, abiti che coprano maggiormente il corpo quando il rischio di punture è elevato e zanzariere alle finestre. L’ECDC segnala inoltre che soggiornare in ambienti schermati o climatizzati può ridurre l’esposizione ai flebotomi. Le loro dimensioni molto ridotte possono però rendere meno efficaci alcune comuni zanzariere a maglia larga. Inoltre, poiché i pappataci non dipendono dalle raccolte d’acqua per riprodursi come molte zanzare, la prevenzione deve tenere conto anche dei possibili rifugi presenti negli ambienti esterni, soprattutto nelle zone ombreggiate e ricche di materiale organico.
il toscana virus è diffuso in italia?—
Il Toscana virus è considerato una di quelle malattie virali trasmesse da insetti e zecche presenti endemicamente nel nostro Paese e l’ISS ne monitora da anni la circolazione. Proprio perché molte infezioni non danno sintomi o provocano soltanto una breve sindrome febbrile, tuttavia, il numero dei casi diagnosticati non permette di stabilire quante persone entrino realmente in contatto con il virus. La sua presenza, dunque, non rappresenta una novità dell’estate 2026. Il caso di Tommaso Paradiso ha semplicemente portato all’attenzione del grande pubblico un virus che circola da decenni nell’area mediterranea e che, nella maggior parte delle persone infettate, passa inosservato o provoca una malattia lieve.
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