di
Francesca Basso

Kallas torna a chiedere un giro di vite sui visti per i russi. A Lipsia identificati due sospetti: uno aveva il visto italiano

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE 
BRUXELLES L’Unione europea fa quadrato attorno alla Germania, dopo che Berlino ha accusato la Russia di essere la responsabile del drone carico di esplosivo all’aeroporto di Lipsia, riscoprendo quell’unità che aveva perso nella crisi migratoria di Ceuta ad agosto.

A Bruxelles la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha incontrato il segretario generale della Nato Mark Rutte e in un punto stampa congiunto ha detto che i fatti di Lipsia segnano «una nuova escalation sul suolo dell’Ue, direttamente attribuibile alla Russia» e che l’Unione «non si limiterà a mantenere la pressione sulla Russia, ma la intensificherà. E non ci fermeremo». 



















































Rutte ha ammesso che «la Russia è diventata sempre più sconsiderata» e ci sono «rischi maggiori» dato il numero in aumento di droni e missili che attraversano lo spazio aereo Nato. Ma l’unità dell’Alleanza «è incrollabile».

Nelle stesse ore a Wicklow, una cinquantina di chilometri a sud di Dublino, si sono riuniti i ministri degli Esteri dei Ventisette sotto la presidenza irlandese di turno dell’Ue. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha detto che quanto accaduto a Lipsia presenta «le caratteristiche di un atto di terrorismo sostenuto da uno Stato» e ha ribadito con fermezza che «i tentativi di intimidire l’Europa falliranno». 

Il presidente russo Vladimir Putin ha respinto le accuse «totalmente inventate», definendole un «grave errore» e cercando di mettere in discussione le prove tedesche. Il capo del Cremlino ha quindi lasciato intendere che la mossa tedesca fosse dettata da ragioni di politica interna, legate all’imminente consultazione elettorale. Inoltre la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha avvertito che la risposta alla chiusura del consolato generale russo a Bonn sarà dura e «al momento opportuno».

È alta la tensione tra Mosca e le capitali europee che si sentono al centro di una «guerra ibrida». Lipsia è l’ultima di una serie di provocazioni attribuite al Cremlino per mettere alla prova i Paesi Ue e la Nato con l’obiettivo di minare il loro aiuto all’Ucraina. Ma come ha sottolineato il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, «il risultato di questi tentativi è un fallimento e anzi è accaduto il contrario, dal momento che il nostro sostegno all’Ucraina non ha smesso di rafforzarsi». Un altro effetto è il riavvicinamento di Londra all’Unione. A Wicklow c’era anche il ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband: «Vediamo un tentativo della Russia di dividerci in Europa e di dissuaderci dal sostenere l’Ucraina, e lo dico oggi molto chiaramente a nome del Regno Unito: questo tentativo fallirà».

Nel settembre di un anno fa, gli scali aerei di Copenaghen e Oslo erano stati temporaneamente chiusi per l’avvistamento di droni di grandi dimensioni nei rispettivi spazi aerei, proprio alla vigilia di un summit Ue che avrebbe portato nella capitale danese i leader dei Ventisette. E poi ci sono gli sconfinamenti di droni in Romania, Bulgaria, in Polonia, nei Paesi Baltici. Ma quanto accaduto in Germania ha alzato il livello dello scontro. «Questa è la nuova normalità — ha sottolineato von der Leyen —. Dobbiamo fare di più. E questo significa essere pronti a rispondere all’imprudenza della Russia in modo più rapido ed efficace». In un’intervista a Usa Today l’ambasciatore americano alla Nato Matt Whitaker ha detto che «non si può prevedere cosa farà il presidente russo Vladimir Putin, né cosa farà qualsiasi altro avversario. L’unica cosa che si può fare è prepararsi ed esercitare un’azione di deterrenza».

Kallas non si stanca di ripetere che la Russia non mostra di voler la pace e «se vogliamo porre fine a questa guerra, dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi. Dobbiamo passare a un livello superiore». A Wicklow i Ventisette hanno discusso dell’inasprimento delle sanzioni contro Mosca e delle norme sui visti per i cittadini russi che vogliono entrare nell’Ue, incluso il divieto per gli ex combattenti (la proposta, l’ultima volta, era stata bloccata da Italia, Francia e Spagna e Grecia). 

Un sospettato dell’attacco all’aeroporto di Lipsia aveva un visto turistico italiano. Kallas ha auspicato che, se il caso sarà confermato, «convinca anche alcuni Stati membri, che finora si sono opposti a ulteriori restrizioni sui visti, che è in gioco anche la nostra sicurezza, oltre a quella dell’Ucraina».

2 settembre 2026