di
Valentina Baldisserri
L’avvocato dei Trevallion farà ricorso, ma intanto sono diverse le questioni da risolvere
Il giorno dopo la decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila , che di fatto ha parzialmente bocciato il ricorso della difesa della famiglia nel bosco circa il ricongiungimento immediato dei tre figli, restano molte domande che probabilmente non troveranno immediata risposta.
Il provvedimento del Tribunale dell’Aquila ha messo dei paletti precisi al rientro a casa dei tre minori, allontanati a novembre scorso dai genitori ai quali venne sospesa la responsabilità genitoriale.
Il primo punto è che i tre bambini dovranno frequentare la scuola pubblica dell’obbligo. Verranno iscritti presumibilmente a Vasto dove c’è anche la casa famiglia dove i piccoli vivono da nove mesi. E in questa struttura resteranno almeno per il momento, fino a eventuale nuovo provvedimento dei giudici.
Nathan e Catherine dovranno quindi accettare l’idea che i loro figli frequentino le aule scolastiche se vorranno rivedere a casa i bimbi, mettendo da parte il percorso dell’home schooling che è dichiaratamente da sempre la loro unica scelta.
Se verrà confermata l’iscrizione a Vasto, nella scuola elementare che funziona a tempo pieno (quindi con uscita alle 16 del pomeriggio) come faranno i tre figli ad avere incontri diurni con i genitori che risiedono a Palmoli (quindi piuttosto distanti da Vasto) se poi alle 18 dovranno rientrare in struttura per cenare e dormire?
Questa è una delle domande, forse la più importante, che resta sospesa. Il legale dei Trevallion, avvocato Pillon, si è soffermato su questo punto che non appare chiaro soprattutto nel momento in cui l’ordinanza del tribunale si esprime favorevolmente alla possibilità di “liberalizzare e ampliare la frequentazione tra i minori e la coppia genitoriale all’esito dello stabile inserimento dei minori nelle classi dopo l’inizio dell’anno scolastico”. E sempre il tribunale scrive che tale frequentazioni potrebbero avvenire “presso la loro attuale abitazione, nonché, in conformità del desiderio espresso dai bambini, delle pertinenze dell’abitazione originaria o dei luoghi in cui sono comunque custoditi i loro animali”.
Critica la garante dell’infanzia
Molte le reazioni critiche di queste ultime ore. La Garante per l’infanzia, Marina Terragni chiede che ci sia una data certa per il ricongiugimento e afferma: «La decisione del Tribunale non sembra tenere
nella necessaria considerazione quanto espresso dal servizio di neuropsichiatria infantile della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, che ha descritto alcuni comportamenti dei bambini come sintomi di una sindrome da stress postraumatico, parlando di `urgenza clinica´, e ha indicato come necessario e indifferibile il reinserimento immediato in famiglia. La salute e il benessere dei minori – continua Terragni – non possono che restare saldamente al centro di qualunque provvedimento che li riguardi e rendono opportuna e necessaria una supervisione medica indipendente dell’intero percorso»
Il presidio a sostegno della famiglia
«La famiglia del bosco per adesso non si riunirà. Il benessere di quei bambini non interessa assolutamente a nessuno, tantomeno a chi dovrebbe tutelarli». Sono le parole amare di Paolo Lunghi, portavoce del presidio spontaneo presente nel bosco di Palmoli con un camper per molti mesi a sostegno dei Trevallion.
«Sembra un segno di apertura quello dei giudici dell’Aquila- aggiunge Lunghi -, ma in realtà è solo lo stesso disegno che va avanti con una nuova corsa ad ostacoli, introducendo nuove difficoltà, che renderanno ancora
più difficile il ricongiungimento della famiglia… Per loro inizierà un nuovo calvario, un tira e molla, inutile quanto assurdo, che servirà solo ad accentuare il disagio di quei poveri bambini, per usarlo contro i loro genitori».
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2 settembre 2026 ( modifica il 2 settembre 2026 | 18:08)
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