Il portoghese conquista il primo set. Il n.2, tolta un po’ di ruggine per la lunga assenza, prende saldamente il comando del match e passa al terzo turno

Pellegrino Dell’Anno

3 settembre – 07:23 – MILANO

Ad un certo punto, i sorrisetti sereni si sono trasformati in rumorose incitazioni e momenti di grinta. In quel momento, nello stadio da tennis più grande del mondo, l’Arthur Ashe di New York, Jaime Faria ha capito di aver perso il suo secondo turno allo Us Open contro Carlos Alcaraz. Lo spagnolo batte il portoghese nel derby della penisola iberica per 4-6 6-0 6-3 6-2. L’inizio è spettacolare, con Faria che fa partita pari, costringendo un Alcaraz anche leggermente arrugginito agli straordinari, giocando benissimo da fondo campo, divertendo e divertendosi. Ma alla lunga un gioco così rischioso e a certi ritmi diventa impossibile da reggere contro il n.3 del mondo, seconda testa di serie. Che decide di salire in cattedra e, con un sonoro bagel nel secondo parziale, prende in mano le redini dell’incontro senza più lasciarle. Terzo turno dunque per Carlitos, che affronterà il cinese Yibing Wu, uscito vincente dal match contro James Duckworth, giustiziere di Arnaldi. 

Il match—  

Le condizioni a New York, tra pioggia e umidità, non sono esattamente rapidissime. E un cemento un po’ più lento è una buona notizia per Faria. Così il n.72 al mondo ha infatti il modo di preparare i colpi e mantenere tatticamente la partita, muovendo Alcaraz e non facendogli colpire sempre con la stessa facilità e sicurezza la palla. Non a caso è il portoghese, dopo aver annullato una chance allo spagnolo, a piazzare il primo break della partita nel settimo game, alla seconda occasione. Da lì Faria, anche perché Carlitos non è sempre lucidissimo per scelte ed esecuzione, veleggia tranquilla fino a vincere, tra lo stupore generale, il primo set (terzo perso in carriera dallo spagnolo contro un avversario più giovane, Faria è 2004). Ad Alcaraz non capitava dallo Us Open 2024, contro Van De Zandschulp, di perdere il set d’apertura in uno dei primi due turni in uno Slam. Allora perse clamorosamente, oggi ha sfruttato lo svantaggio come svolta, iniziando a giocare meglio, con maggiore qualità e decisione, al punto da vincere quasi in un battito di ciglia, tra applausi e coinvolgimento del pubblico, per 6-0 il secondo parziale. Deliziando la platea con tanti lob, specie di rovescio, nonostante i 188 cm di altezza di Faria. Quasi a dire: “In campo posso fare quello che voglio”. 

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Ripresa—  

Dopo lo straripante secondo set, Alcaraz ha dovuto fare i conti effettivamente con il portoghese ancora un po’ solo ad inizio terzo. Uno scambio di break che alla fine ha visto uscire lo spagnolo in vantaggio. L’ultimo passo verso lo sblocco totale del gioco e della personalità. Se l’esordio era stato una prova generale, anche un po’ più blanda, contro Faria oggi Carlitos ha voluto divertirsi. E, con un look molto indicato nel contesto giovanile americano tra canotta e capelli un po’ più lunghi, ha iniziato a sfornare di continuo gioielli, estraendo giocate dal cilindro come niente fosse. Appurato che il polso sia tornato a funzionare nel migliore dei modi, Alcaraz ha tolto tempo e spazio a Faria, prima chiudendo in tempi brevi il terzo set per andare 2-1, poi quasi senza neanche bisogno di disputare il quarto. C’è stato infatti subito il doppio break in una sorta di cantiere aperto, in cui lo spagnolo ha iniziato a testare la resistenza e le sue condizioni attuali. Chiude dopo 2 ore e 40 minuti con una prima vincente, un urlo liberatorio e un paio di appunti. Il lavoro da fare non è finito, ovviamente, e l’approccio alle partite è ancora un po’ troppo lento (per quanto Faria abbia giocato, nel primo e nel terzo set, un tennis di qualità altissima, più alta del suo valore di classifica), ma i segnali sono buoni. A tratti, a fine partita e con il braccio più sciolto, si sono viste stimmate della migliore versione di Alcaraz. Il cartello “lavori in corso” andrà ancora appeso all’ingresso dell’Arthur Ashe, ma con la forte impressione che il momento di riporlo nel ripostiglio sia vicino. Anche perché 43 vincenti, a fronte di 29 non forzati, restituiscono un giocatore che sta bene. E l’aspettativa che possa ancora migliorare, che non sia al 100%, non è la migliore notizia per la concorrenza.