di
Rinaldo Frignani

Roma, il messaggio di Valentina Pambianco la sera prima della strage. I biglietti firmati da lei e da Luca Abbasciano (ma scritti da un’unica mano), le verifiche per capire chi abbia sparato, l’ipotesi di una decisione improvvisa e univoca. L’amica: «Problemi economici? Non credo ne avessero»

«Dai scriviamo sul gruppo che ci facciamo due risate». Alle 19.15 di venerdì scorso Valentina Pambianco digita un messaggio sulla chat riservata, aperta con il marito e una coppia di amici. È l’ultimo messaggio della 42enne, madre della piccola Bianca e moglie di Luca Abbasciano. Di lì a poche ore tutti e tre moriranno nella loro abitazione nel quartiere romano di Pietralata, uccisi a colpi di pistola in quello che per chi indaga è un duplice omicidio con suicidio, ma con una dinamica ancora da definire.

Proprio oggi all’istituto di medicina legale della Sapienza saranno eseguite le autopsie: è previsto anche l’esame dello stub che consentirà di rilevare tracce di polvere da sparo sulle mani di marito e moglie per capire chi ha impugnato la Glock intestata ad Abbasciano, titolare della detenzione domiciliare, poi usata per la strage.



















































Ma quell’ultimo messaggio con toni apparentemente sereni da parte della mamma della bambina di cinque anni affetta da una grave forma di disabilità potrebbe avvalorare l’ipotesi di una decisione improvvisa fra le mura domestiche di farla finita. Da accertare se presa da lei insieme con il marito, oppure soltanto da uno dei due, sebbene poi, come hanno verificato i carabinieri intervenuti nell’appartamento in via dell’Antracite, i circa 20 biglietti d’addio lasciati ai parenti siano stati firmati da entrambi, anche se potrebbero essere stati scritti da un’unica mano. Particolari importanti delle indagini coordinate dalla Procura che proseguono per chiarire ogni aspetto della tragica vicenda.

Quel post e anche altri messaggi, scritti e vocali, potrebbero essere acquisiti da chi indaga, insieme con le informazioni sui conti correnti della coppia per ricostruire la loro situazione economica e verificare se ci siano stati ammanchi sospetti che possano far pensare a truffe o alla presenza di debiti insostenibili, al netto dei tre viaggi da circa 45-50 mila euro ciascuno, compresi i trattamenti medici, fatti in Messico — l’ultimo da novembre 2025 a gennaio 2026 — per far sottoporre la figlia a due cicli di staminali e uno di Cytotron (onde a radiofrequenza e risonanza magnetica rotazionale per stimolare i tessuti) nella clinica NeuroCytonix di Monterrey, del neuroscienziato José Roberto Trujillo.

«Luca e Valentina — racconta però l’amica dell’ultimo messaggio, che preferisce rimanere anonima — erano da poco tornati da una vacanza nelle Marche. Con mio marito abbiamo risentito i loro vocali in chat di Ferragosto: niente faceva presagire quello che è successo, anzi in alcuni casi scoppiano a ridere e scambiano battute con noi. Sono passate appena due settimane. Inspiegabile». 

Per la testimone, madre anche lei di una bimba in cura nella stessa clinica del dottor Trujillo dove le due coppie si erano conosciute, «le nostre telefonate e i nostri incontri servivano a entrambe per scaricare la tensione. Giovedì sera abbiamo fatto una videochiamata, poi venerdì i messaggi in chat. Sarebbero dovuti venire con noi a Madrid per il weekend, ma faceva troppo caldo e sono rimasti a Roma. Da sabato non hanno più risposto», ricorda ancora. 

L’amica non crede ai problemi economici («Non ne hanno mai parlato e per andare in Messico, a differenza di noi e altre famiglie, non facevano raccolte fondi») e rivela: «L’ultima volta erano rimasti contenti perché avevano visto piccoli miglioramenti nelle condizioni di Bianca. Volevano tornarci. Come tante famiglie, almeno una quarantina, che stanno partendo in questi giorni. Il problema non sono quelle cure ma le nostre istituzioni che devono prendersi la responsabilità di aiutarle».


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3 settembre 2026 ( modifica il 3 settembre 2026 | 07:52)