Gli esami hanno evidenziato un nodulo alla mammella. Piccolo, ovale, dai margini regolari. Il radiologo lo definisce “probabilmente benigno” e sul referto compare una sigla che molte donne imparano presto a conoscere: BI-RADS 3. Sei mesi dopo si torna a controllarlo. È ancora lì, identico. Poi arriva un altro appuntamento, un’altra ecografia, un altro referto. Sono le procedure che puntano a intercettare il tumore mammario in fase precoce. Ma nel caso che stiamo esaminando la lesione rimane ferma al suo posto, e ogni controllo successivo ripropone inevitabilmente la stessa domanda: e se questa volta fosse cambiato qualcosa? La sorveglianza serve a rassicurare. ma quando si prolunga può avere anche un costo psicologico, oltre che sanitario ed economico. È proprio su questo confine che si concentra una riflessione uscita su Insights into Imaging da Siyu Wang e colleghi della Sichuan University: come conservare buoni margini di sicurezza rallentando, quando possibile, la frequenza di controlli e procedure.

Quel puntino che non riesci a dimenticare

Per capire il problema bisogna partire dalle parole. Un reperto BI-RADS 3 non è sinonimo di tumore sospetto e neppure di certezza assoluta di benignità. Secondo la classificazione dell’American College of Radiology, indica una lesione con una probabilità di malignità superiore allo zero ma non maggiore del 2%. Per questo, invece di procedere immediatamente con una biopsia, viene normalmente indicato un controllo radiologico a breve intervallo. Diversa è la categoria BI-RADS 4A, nella quale il sospetto è maggiore e può essere indicato il prelievo di tessuto. Il problema è che, aumentando la sensibilità degli strumenti diagnostici, aumenta anche la capacità di trovare anomalie che non necessariamente rappresentano una minaccia.

Vedere di più non significa sempre trovare più malattia: può significare anche trovare più alterazioni benigne da controllare, ricontrollare o sottoporre a biopsia. La review di Wang richiama proprio questo fenomeno, distinguendolo dall’overdiagnosis: falsi positivi e reperti benigni possono generare ulteriori esami, biopsie a basso rendimento diagnostico, costi e ansia.

L’intelligenza artificiale può cambiare il follow-up?

È qui che entra in scena l’intelligenza artificiale applicata alla mammografia. Non come sostituto del radiologo e neppure come macchina capace di decretare da sola che un nodulo non debba più essere controllato. Gli algoritmi vengono studiati piuttosto come strumenti in grado di riconoscere caratteristiche delle immagini, confrontare enormi quantità di dati e contribuire a una stima più precisa del rischio individuale.

La review di Wang evidenzia come studi prospettici ed esperienze nel mondo reale suggeriscano che sistemi di AI applicati allo screening possano mantenere o migliorare la capacità di individuare il tumore della mammella riducendo contemporaneamente richiami e carico di lavoro. Un’altra review del 2025, coordinata da Filippo Pesapane dello IEO di Milano, descrive un futuro dello screening meno legato soltanto all’età e più costruito sul rischio individuale, integrando storia clinica, caratteristiche della mammella e informazioni ottenute dalle immagini.

La prospettiva in senologia non è fare meno controlli a tutti, ma evitare di controllare troppo chi presenta un rischio molto basso e concentrare invece l’attenzione su chi ne ha realmente bisogno. È una differenza fondamentale, soprattutto quando si parla di salute.

Quando si può finalmente smettere di preoccuparsi

La domanda che interessa una donna con un nodulo invariato da anni rimane però molto concreta: devo continuare a controllarlo? Non esiste una risposta valida per tutte. L’American College of Radiology prevede per i reperti BI-RADS 3 un follow-up a breve intervallo proprio per documentarne la stabilità; in base all’evoluzione e alle caratteristiche della lesione, il radiologo può successivamente modificarne la classificazione e la gestione.

Età, storia personale e familiare, eventuali sintomi, caratteristiche ecografiche o mammografiche e cambiamenti nel tempo devono essere considerati insieme. Anche studi recenti stanno valutando strategie meno intensive in gruppi molto selezionati: una ricerca su donne sotto i 35 anni a rischio medio con masse ecografiche BI-RADS 3 non ha rilevato tumori nel campione studiato e ha ipotizzato la possibilità di semplificare il follow-up in questa specifica popolazione. È però un risultato che non può essere esteso automaticamente a tutte le donne.

La vera medicina di precisione non consiste nel controllare tutto per sempre, ma nel fare l’esame giusto, alla persona giusta e nel momento in cui serve davvero. Per chi porta con sé da anni un nodulo stabile, quindi, la domanda da fare al radiologo senologo non è “posso saltare il prossimo controllo?”, ma una più utile: “alla luce di tutti gli esami precedenti e del mio profilo di rischio, questa lesione necessita ancora di una sorveglianza ravvicinata?”. Perché anche sapere quando un reperto può tornare a essere soltanto un reperto benigno, e non più un appuntamento fisso con la paura, rientra nelle buone pratiche.

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