Anche tu avrai imparato a memoria che il Sistema solare ha nove pianeti, l’ultimo dei quali è Plutone. Il 24 agosto 2006, però, tutto è cambiato. L’Unione Astronomica Internazionale (IAU), l’organizzazione che dà nomi e definizioni ai corpi celesti, ha votato una nuova regola. Quella regola ha escluso Plutone dalla lista dei pianeti.
Chi ha scoperto Plutone?
Plutone è stato scoperto da Clyde Tombaugh, un astronomo di appena 24 anni nato a Streator, in Illinois, nel 1906. Da ragazzo si era costruito da solo i primi telescopi per osservare Marte e Giove. Dopo aver scritto una lettera all’osservatorio Lowell, in Arizona, per chiedere un parere sui suoi disegni del cielo, gli fu offerto un lavoro: cercare un misterioso nono pianeta di cui si sospettava l’esistenza. Il 18 febbraio 1930, confrontando due fotografie del cielo scattate a giorni di distanza con uno strumento chiamato comparatore a sfarfallio, Tombaugh notò un minuscolo puntino che si era spostato da una foto all’altra. Quel puntino era Plutone. La scoperta fu annunciata ufficialmente il 13 marzo 1930. Il nuovo pianeta prese il nome dal dio degli inferi della mitologia romana, perché si trovava lontanissimo dal Sole, avvolto nel buio.
Perché Plutone ha perso il titolo di pianeta?
Nel 2005 gli astronomi scoprirono Eris, un corpo ghiacciato oltre Nettuno grande quasi quanto Plutone. Se Plutone era un pianeta, forse lo era anche Eris, e forse lo erano anche altri oggetti simili che si stavano scoprendo. Per questo l’IAU decise di stabilire, una volta per tutte, una vera definizione scientifica di “pianeta”.
Cosa dice esattamente questa definizione?
Secondo la nuova regola, un pianeta deve rispettare tre condizioni: deve orbitare intorno al Sole, deve avere una forma quasi rotonda per via della propria gravità, e deve aver “ripulito” la zona di spazio intorno alla propria orbita da altri oggetti. Plutone rispetta le prime due condizioni, ma non la terza: nella sua zona, chiamata fascia di Kuiper, si trovano migliaia di altri corpi ghiacciati simili a lui. Per questo è stato riclassificato come “pianeta nano”.
Tutti gli scienziati erano d’accordo con questa scelta?
No, tutt’altro. Alla votazione parteciparono 424 astronomi, meno del 5% di tutti gli astronomi del mondo, e non erano tutti planetologi: molti si occupavano di altri campi dell’astronomia, e questo ha fatto arrabbiare parecchi esperti proprio di pianeti, convinti che la decisione riguardasse soprattutto il loro settore di studi. Il planetologo Alan Stern, responsabile scientifico della missione della NASA New Horizons dedicata proprio a Plutone, non ha mai condiviso quella decisione. Secondo lui, i pianeti nani dovrebbero essere considerati pianeti a tutti gli effetti, proprio come le stelle nane sono comunque considerate stelle.
Cosa ha scoperto la sonda New Horizons?
La sonda New Horizons, lanciata dalla NASA il 19 gennaio 2006, ha raggiunto Plutone nel luglio 2015, dopo un viaggio durato nove anni, diventando la prima e unica missione ad averlo osservato da vicino. Le immagini hanno mostrato un mondo molto più complesso di quanto si pensasse, con montagne, ghiacciai di azoto e una grande regione a forma di cuore, chiamata Tombaugh Regio in onore del suo scopritore. All’interno del cuore si trova anche una enorme pianura ghiacciata, Sputnik Planitia, grande quanto Texas e Oklahoma messi insieme, che non ha nemmeno un cratere: segno che la superficie di Plutone continua a trasformarsi ancora oggi.
Plutone potrebbe tornare a essere un pianeta?
Il dibattito, dopo vent’anni, non si è mai chiuso davvero. Nell’aprile 2026 l’amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha dichiarato di stare valutando la possibilità che Plutone torni a essere considerato un pianeta a tutti gli effetti, ripetendo la stessa posizione anche davanti al Senato americano poche settimane dopo. Per ora, però, Plutone resta ufficialmente un pianeta nano: il più famoso e amato tra i mondi ghiacciati oltre Nettuno, tanto che molti bambini lo descrivono come “piccolo e simpatico, un po’ come un cucciolo”.
FONTE: Smithsonian Magazine