Vedeva puntini ovunque, fin da bambina a Matsumoto: sul vestito, sul pavimento, sul soffitto, su ogni superficie che le capitava di attraversare con lo sguardo. Un’allucinazione vera, che Yayoi Kusama trasformò presto in materia pittorica invece di lasciarsela addosso come una condanna. “I puntini volano dappertutto, e io li dipingo”, diceva ancora nel 2017, settant’anni dopo aver iniziato. È mancata il 14 agosto 2026, come ha reso noto il Museo a lei dedicato, dopo aver continuato a lavorare fino agli ultimi giorni. Aveva 97 anni.
Yayoi Kusama: l’arrivo a New York, con Judd e gli altri
Nel 1957 lasciò Kyoto e il Giappone per New York, con addosso solo una manciata di kimono da vendere e il coraggio procuratosi scrivendo, senza conoscerla, a Georgia O’Keeffe: la pittrice le rispose, incoraggiandola a partire. Da lì, Kusama costruì in fretta un giro di frequentazioni che oggi si legge come un atlante dell’arte del secondo Novecento. Donald Judd le comprò il primo quadro pagandolo a rate da 200 dollari l’una, le abitò accanto per anni su East 19th Street e le restò amico per sempre. Con l’artista Joseph Cornell il legame fu più radicale: lui la sommergeva di lettere e collage, la chiamava in continuazione, passavano i pomeriggi a disegnarsi nudi a vicenda nel giardino. Eva Hesse, Claes Oldenburg, Andy Warhol completavano un giro di amicizie e rivalità che Kusama attraversò da outsider assoluta, riuscendo comunque a farsi notare ottenendo la permanenza negli Stati Uniti anche grazie a una lettera di raccomandazione dello stesso Judd.
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Yayoi Kusama e il ritorno in Giappone
Il ritorno in Giappone nel 1973 e il ricovero volontario in una clinica psichiatrica quattro anni più tardi diventarono la cornice stabile del resto della sua vita: da lì si faceva accompagnare ogni mattina nello studio poco distante, mentre il mondo la scopriva su scala sempre più larga, tra zucche enormi a pois e stanze di specchi capaci di restituire l’illusione di uno spazio senza confini.
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La collaborazione tra Yayoi Kusama e Louis Vuitton
Per una fetta larghissima di pubblico, il nome Kusama è arrivato attraverso le borse: nel 2012 Marc Jacobs, allora alla guida creativa di Louis Vuitton, la invitò per una collaborazione che ricoprì di pois l’intero repertorio della maison, dalla Speedy alla Keepall, in quella che resta una delle operazioni più riuscite nella storia dei rapporti fra arte e lusso. Untitled (Nets) del 1959 è stato venduto invece per 10,5 milioni di dollari nel 2022, cifra che la colloca fra le artiste più quotate della sua generazione: due mercati diversissimi, arrivati a innamorarsi della stessa ossessione.
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Yayoi Kusama in mostra a Torino
A Torino, con un tempismo imprevedibile, le OGR aprono il 31 ottobre una delle sue Infinity Mirrored Room, dentro un progetto dedicato ai rapporti fra fisica quantistica e percezione dello spazio: Kusama non ci sarà fisicamente a tagliare il nastro, ma sarà comunque riflessa all’infinito negli specchi, esattamente come ha sempre voluto essere vista.

Sono nato a Napoli, non parlo in terza persona e non curo cose, oggetti, persone o animali. Ho studiato architettura tra il Politecnico di Milano e l’ENSA Paris-Belleville per poi laurearmi in Architettura delle Costruzioni. Mi sono occupato di allestimenti seguendo i progetti di NENDO, scrivo di grandi architetture e sto completando un dottorando in Composizione allo IUAV di Venezia. Nonostante questo, tutto regolare.


