Consumare quotidianamente pomodoro fresco aiuta a ridurre la quantità di grasso nel fegato. E’ quanto dimostrato da uno studio clinico condotto dall’Ircss De Bellis di Castellana Grotte, di recente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nutrients.

I risultati dello studio ‘Pomosano’

Lo studio, che vede come prima autrice la dottoressa Rossella Tatoli, è stato condotto su 79 pazienti affetti da steatosi epatica. I risultati hanno mostrato che l’assunzione giornaliera di 200 grammi di pomodoro fresco, abbinato a 50 grammi di salsa di pomodoro, per un periodo di sei settimane, riduce in maniera consistente, per circa l’11%, la quantità di grasso accumulata nel fegato, misurata mediante FibroScan. Il pomodoro si trasforma così da simbolo del territorio pugliese in vero e proprio ‘strumento’ di salute. La ricerca, denominata ‘Pomosano’, è registrata sulla piattaforma internazionale ClinicalTrials.gov ed è finanziata dal Ministero della Salute, e – rende noto l’istituto – ha richiamato anche l’attenzione della stampa internazionale, con un recente articolo pubblicato sul Daily Mail, una delle testate britanniche a maggiore diffusione internazionale.

Il pomodoro come ‘nutraceutico di precisione’

“Parliamo di una ricerca iniziata nel 2023, quando abbiamo osservato, in una popolazione di 969 soggetti, che il consumo quotidiano di circa 10 mg di licopene, sostanza di cui il pomodoro è particolarmente ricco, era associato a una riduzione del 41% del rischio di sviluppare steatosi epatica”, spiega il prof. Gianluigi Giannelli, direttore scientifico dell’Irccs. “I risultati ottenuti nel recente studio clinico randomizzato sono particolarmente significativi se si considera la breve durata dell’intervento nutrizionale. Il pomodoro potrebbe quindi trovare un impiego come nutraceutico, coniugando benefici per la salute e valorizzazione di una delle produzioni più rappresentative del nostro territorio e del Made in Puglia”.

Un dato ancora più interessante emerso dallo studio è legato al fatto che la dieta arricchita con pomodoro non ha comportato una diminuzione del peso corporeo. Il miglioramento della steatosi, quindi, non può essere attribuito al dimagrimento, che avrebbe potuto determinare di per sé una riduzione del grasso epatico. “Il dato rafforza l’ipotesi di un’azione specifica del pomodoro e introduce un concetto particolarmente innovativo, quello di “nutraceutico di precisione”: un alimento assunto in quantità definite, per un periodo stabilito, in grado di produrre un effetto metabolico misurabile”, sottolinea Giannelli.

“Ricerca scientifica e assistenza ai cittadini costituiscono un binomio che tutti gli operatori del nostro Istituto coniugano quotidianamente”, commenta il direttore generale, dott. Michelangelo Armenise. “Con questo studio tale impegno si estende al riconoscimento del valore dei prodotti del nostro territorio che possono rappresentare una risorsa importante anche per la salute”.