di
Greta Privitera

Intervista con l’ex generale e leader democratico: «Dopo il voto sono pronto a lavorare con Eisenkot e con altri per ricostruire il Paese»

DALLA NOSTRA INVIATA 
TEL AVIV – Arriva tardi Yair Golan, perché un incontro con la comunità araba si è allungato oltre il previsto. A Mishmar HaEmek, kibbutz storico fra le colline della Galilea, le famiglie hanno appena finito di mangiare nella mensa comune. Il 27 ottobre Israele vota, e Golan, ex generale, guida i Democratici, il partito nato nel 2024 dalla fusione fra Meretz e laburisti che secondo i sondaggi avrebbe 10-11 seggi. «Qui mi sento a casa», ci dice entrando nell’auditorium. Lo abbracciano come vecchi amici. È il suo ambiente politico, ma anche qualcosa di più. I kibbutz sono stati per decenni il codice genetico della sinistra israeliana, un’idea di comunità che il Paese ha ritrovato in modo tragico il 7 ottobre. Quel mattino, quando le sirene cominciano a suonare, Golan si precipita verso il Sud. Al festival Nova, dove Hamas ha ucciso 378 persone. La sua corsa è diventata il materiale di una teoria del sospetto. Sara Netanyahu, moglie del premier, ha insinuato che quella prontezza potesse significare conoscenza anticipata dell’assalto.

Ha dato alla signora Netanyahu ventiquattr’ore per scusarsi. Lo ha fatto?
«Figuriamoci. Procederò per vie legali. Chiederò non meno di 2,5 milioni di shekel e li destinerò alle famiglie delle vittime del Nova. Ho saputo dell’attacco alle 6.29, con le sirene. Ho salvato sei ragazzi».



















































Perché questa accusa?
«Lei e suo marito cercano di riscrivere il 7 ottobre. Vogliono cancellare le responsabilità del premier per il più grande fallimento della storia di questo Paese. Trasformano in traditori chi ha difeso lo Stato e in vittime quelli che hanno finanziato Hamas. Faremo una commissione d’inchiesta».

C’è la possibilità che vinca un governo di centro-sinistra?
«Sono ottimista. L’unico governo che possa riparare i danni degli ultimi quattro anni non può includere nessuno dei partiti dell’attuale esecutivo. Una coalizione di unità nazionale, formata da partiti impegnati nel cambiamento e nella ricostruzione».

Potrebbe guidarlo Gadi Eisenkot?
«Sono pronto a lavorare con lui e con gli altri. Dovremo impegnarci sulla sicurezza e chiudere i numerosi fronti aperti attraverso accordi che tengano gli israeliani al sicuro. E difendere la nostra democrazia sotto attacco».

Vorrebbe i partiti arabi nella coalizione?
«Li accoglierei con favore, come ho già fatto in passato con Ra’am. C’è molto da guadagnare»

Può vincere Netanyahu?
«Tutti hanno visto l’enorme danno che ha fatto al nostro Paese, è stato il governo più radicale e incompetente di sempre».

Lei sembra l’unico a opporsi ai coloni. Come farete nella coalizione?
«Il nuovo governo dovrà ripristinare legalità e ordine in Cisgiordania. Ciò significa agire con decisione contro il terrorismo, compreso quello ebraico, e rimuovere gli insediamenti illegali. Credo che raggiungeremo un accordo».

Sostiene ancora la soluzione dei due Stati?
«L’alternativa alla catastrofica politica di annessione di Netanyahu è separarsi. Vedo anche un’enorme opportunità di lavorare insieme ai nostri partner nella regione: Giordania, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco, con i quali abbiamo già trattati di pace».

E il Libano?
«Il governo di Joseph Aoun è il migliore da una generazione a questa parte. Vogliamo tutti un Libano ricostruito e libero da Hezbollah. Anche il nuovo governo siriano rappresenta un cambiamento positivo rispetto al regime assassino di Assad».

Proseguirebbe la guerra in Iran?
«Gli ayatollah sono un regime fanatico e genocida. Finché ci saranno, noi saremo sotto minaccia. Ma le due guerre hanno inferto un duro colpo, ora bisogna negoziare e impedire che l’Iran abbia armi nucleari. Da uomo delle forze armate, so che l’uso dell’esercito può cambiare gli equilibri, ma solo la diplomazia consolida i risultati».

Che cosa dovrebbe essere fatto a Gaza?
«Dovremmo adottare il piano in 15 punti proposto dal diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov come tabella di marcia per smantellare Hamas come organizzazione militare e privarla del suo ruolo politico. Ma senza un’alternativa, resteranno al potere. Già si stanno riorganizzando».

Da dopo l’uccisione di Yitzhak Rabin la sinistra non sembra essersi più ripresa, perché è così in difficoltà?
«Dobbiamo smetterla di scusarci. Quando ci chiamano traditori ed estremisti, dobbiamo rispondere che siamo fedeli alla Dichiarazione d’indipendenza di Israele, che siamo sionisti e patrioti. Siamo la spina dorsale ideologica dell’opposizione e lo saremo del nuovo governo».

3 settembre 2026 ( modifica il 3 settembre 2026 | 08:33)