Il croato si confessa in un’intervista a Marca: “Lasciare Madrid e il Real è stata dura. Ma qui mi hanno accolto aperte sin dal primo momento, e si respira la storia. Anche per questo motivo ho deciso di restare”
3 settembre – 09:47 – MILANO
“Mi manca Madrid, la città, il Real e tutto il resto. Però posso dire che qui a Milano sto bene e sono felice. Mi hanno accolto a braccia aperte fin dal primo giorno e sono molto contento. Il fatto che sia rimasto qui per il secondo anno consecutivo ne è una dimostrazione. Quindi, anche se Madrid mi manca molto, adesso sono a Milano e sono felice anche qui”. Queste le prime parole di Luka Modric, che compirà 41 anni il 9 settembre, in un’intervista rilasciata al tidiano spagnolo Marca. Il centrocampista croato del Milan non si risparmia, proprio come fa in campo, e dice ancora: “Credo sia stato più difficile dire addio a Madrid e al Real più che abituarmi alla nuova realtà, perché poi devi accettare che un giorno tutto questo finisca. Ti distacchi da esperienze che hai vissuto al massimo. Per me è stato più difficile salutare che arrivare a Milano e, poco alla volta, abituarmi a una nuova quotidianità, a una nuova realtà e a un nuovo club. Non è stato facile dire addio, ma, come ho detto, fa parte della vita. Quando sai di aver dato tutto, di aver fatto tutto ciò che era nelle tue possibilità per quel club, te ne vai a testa alta. Io me ne sono andato a testa alta”.
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Poi Luka descrive l’atmosfera Milan: “Come il Real, anche il Milan è uno dei migliori club del mondo, un club storico che magari negli ultimi anni non ha ottenuto i risultati a cui tutti erano abituati, ma questo non cambia il fatto che continui a essere un grandissimo club e uno dei più amati al mondo. Quando arrivi qui lo percepisci. Si respira la storia del Milan. Anche qui, al centro sportivo, la senti. Quante leggende e quanti grandi giocatori hanno giocato qui… Sicuramente è stato uno dei motivi per cui ho scelto il Milan. Quando ero bambino e guardavo il calcio italiano, il Milan era la mia squadra preferita. Quindi si sono unite diverse cose che hanno reso più semplice la decisione dopo il Real Madrid, perché ho sempre provato grande affetto e rispetto per il Milan. Quando si è presentata questa opportunità dopo il Madrid, non ho avuto molti dubbi”.
Obiettivi e motivazioni—
Il discorso si sposta poi sugli obiettivi per la stagione appena cominciata: “Voglio fare meglio dello scorso anno. Per molto tempo abbiamo fatto molto bene, siamo rimasti più o meno fino a marzo in lotta per lo scudetto, poi nelle ultime partite abbiamo quasi buttato via tutto e non siamo riusciti a qualificarci per la Champions. È stato un colpo duro per il Milan, perché il Milan, per la sua storia, deve giocare almeno la Champions League ogni anno. È il secondo club con più titoli dopo il Real Madrid. Gli obiettivi sono fare bene, aiutare la squadra sotto ogni aspetto, dentro e fuori dal campo. C’è grande entusiasmo. Quest’anno ci sono stati molti cambiamenti nella squadra, un nuovo allenatore, parecchi giocatori nuovi, e il club mi ha considerato una parte importante del progetto. Mi voleva qui ed è per questo che sono rimasto. Voglio competere, dare tutto e provare a far tornare il Milan a vincere. Tutti insieme. Un giocatore da solo non può farcela, ma tutti insieme dobbiamo fare uno sforzo per riportare gradualmente il Milan dove merita di stare”. E non nasconde le motivazioni: “Faccio ciò che amo. Il calcio è la mia vita. Ho iniziato ad allenarmi a sei anni e il calcio è davvero la mia vita. Continuo a divertirmi, continuo ad avere la stessa ambizione, motivazione e passione. Quando provi queste sensazioni è più facile andare avanti. Grazie a Dio mi sento bene fisicamente e mentalmente, che è molto importante, e credo che questi siano i motivi principali. Soprattutto l’amore che provo per questo sport. Perché se poi il fisico non ti sostiene, diventa difficile. Io però non considero tutto questo un lavoro. Per me è qualcosa con cui mi diverto. Continuo a divertirmi e a godermelo. Non ho giorni in cui penso: ‘Non ne ho più voglia, non voglio allenarmi o alzarmi’. Non mi è mai successo. Finché mi sentirò così, non vedo alcun motivo per smettere. So che molti parlano dell’età ed è diventato anche un po’ noioso. Credo faccia parte di questa narrativa, come si dice, ma non mi condiziona. Vivo giorno per giorno e mi diverto. Credo che sarà il mio corpo a dirmi quando sarà arrivato il momento. Sono sempre stato realista e sincero con me stesso e penso che, anche se quel momento sarà sicuramente difficile, arriverà. È vicino, più vicino di prima. Ma vedremo quanto tempo ancora resterò e continuerò a giocare”.
Tempo libero e futuro—
L’intervista si conclude con un cenno al tempo libero in questo periodo rossonero: “Sono una persona normale. Un uomo di famiglia. Cerco di stare con la mia famiglia, con i miei figli, di fare cose normali, niente di straordinario. Sto con i miei amici. Mi piace giocare a padel, a tennis e a basket. Ogni volta che posso, lo faccio. Cerco semplicemente di fare cose normali, niente di speciale o fuori dal comune”. E un rapido cenno al futuro: “Non ho bisogno di nasconderlo. Madrid è casa mia e naturalmente un giorno mi piacerebbe tornare. Però vedremo come e in quale ruolo, se succederà. Non voglio tornare soltanto per tornare e stare lì senza uno scopo. Non sono fatto così. Voglio essere utile, voglio aiutare il Real Madrid. Non voglio essere lì senza sapere perché. Questa è la mia mentalità. Il Madrid mi ha dato tutto, mi ha dato tantissimo, e credo che tornerei soltanto per fare qualcosa di utile, fare bene le cose e lavorare non ‘nel Real Madrid’, ma ‘per il Real Madrid’. Come ha detto Mourinho recentemente, dobbiamo aiutarlo in qualsiasi modo e renderlo sempre più grande. Soltanto così mi piacerebbe tornare”.
La Gazzetta dello Sport
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