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Redazione Sport
Vent’anni dopo Calciopoli, Antonio Giraudo torna a parlare: cita la sentenza della Corte di Giustizia europea e assicura che «nessun campionato» fu «alterato» dalla Juventus. Poi il ricordo di Sandulli: «un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici»
Antonio Giraudo torna a parlare. Dopo 20 anni di silenzio e a 80 ormai compiuti, ex amministratore delegato della Juventus dal 1994 al 2006, si è raccontato sulle pagine de «La Stampa», parlando della sua vicenda personale nel post Calciopoli (processo che per l’ex dirigente è andato in prescrizione), ma soffermandosi anche sul presente e sul futuro della Juventus. Giraudo è stato radiato dalla Figc nel 2011 e oggi vive e lavora a Londra.
«Perché ho deciso di parlare adesso? Perché è cambiato il contesto in cui la storia può essere raccontata — ha spiegato l’ex dirigente — Ad oggi tutti i processi ordinari si sono conclusi senza alcuna condanna. Ma c’è una novità che riguarda la giustizia sportiva», cioè «la recente sentenza della Corte di Giustizia europea — emanata a metà luglio, e che non è retroattiva, ndr —. Chiarisce un principio fondamentale: chi si vede inflitta una sanzione sportiva deve avere diritto a rivolgersi a un giudice in grado di valutarle la legittimità».
Con questa sentenza un giudice riscriverà la storia? «Mi stupirei del contrario. Un giudice potrà annullare una pronuncia disciplinare “domestica” che si ritiene illegittima. Come ha sostenuto il mio avvocato Dupont, l’attuale sistema è contrario ai principi del diritto europeo», ha aggiunto Giraudo, che ha definito Calciopoli «una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza è stata quella di affossare il calcio italiano. A conti fatti è stato, per invertire la formula, un topolino che ha partorito una montagna», ha proseguito: «Il topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato. Come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, “un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici”».
Giraudo: «Con gli Agnelli Calciopoli non sarebbe mai esplosa»
Con Gianni e Umberto Agnelli Calciopoli sarebbe mai esplosa? «Non sarebbe successo nulla di quello che è successo», l’opinione dell’ex bianconero. «Ci hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente. Non si sarebbero mai permessi nemmeno di immaginare certe cose con loro. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italiano», ha spiegato. Il comportamento della società? «Mi ha sempre lasciato perplesso. Ha chiesto il patteggiamento nel processo sui bilanci e i suoi dirigenti sono stati assolti. Ha accettato la serie B, senza neanche aver letto le intercettazioni. L’errore di valutazione fu enorme».
Giraudo: «Tornerei allo Juventus Stadium solo su invito di Elkann»
Allo Juventus Stadium «non ci sono mai più voluto tornare», ha detto Giraudo. «Ho ceduto solo una volta. Mio figlio aveva comprato tre biglietti ai distinti, per me e il mio nipotino. Non ho potuto dire di no». Poi ha aggiunto: «Mi hanno riconosciuto. E non riuscivo a uscire dallo stadio tra foto e selfie. E il coro “torni, torni”».
Oggi tornerebbe in tribuna? «Solo se mi invita l’Ingegner Elkann», ha risposto, definendo la proprietà solida. «Ha preso una Exor che capitalizzava due miliardi: oggi ne capitalizza ventidue. La sua riservatezza non deve ingannare. Ha retto, da giovanissimo, personalità come Romiti, Gabetti, Marchionne. Oggi li ha superati partecipando ai consigli di amministrazione dei principali gruppi del tech americano. E viene ricevuto alla Casa Bianca, all’Eliseo e al Quirinale». Sul suo rapporto con Elkann, Giraudo ha affermato: «Ho molto apprezzato, dopo l’assoluzione nel processo sui bilanci, un suo sms in cui si complimentava con me perché il fatto non sussisteva. Perfetto stile Juve».
3 settembre 2026 ( modifica il 3 settembre 2026 | 11:27)
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