Molti dubbi circondano ancora le vetture a batteria e, tra questi, uno dei più ricorrenti riguarda la perdita di efficacia degli accumulatori nel tempo. Diversi studi ridimensionano questo rischio, riducendolo a percentuali del tutto accettabili. Ma c’è un altro rischio: la rapida evoluzione delle tecnologie può rendere fra qualche anno obsoleti i modelli attuali
Il pacco batteria della Volvo EX30
Se le auto elettriche stentano ancora a decollare in Italia, dove in agosto la loro quota di mercato è risultata del 6,4% (grazie anche alle auto-immatricolazioni dei concessionari), a fronte di una media europea superiore al 20%, è anche per i molti dubbi che ancora circondano questa forma di propulsione, frenando la propensione all’acquisto dei consumatori. Perplessità sulla rete di ricarica, sui tempi necessari per il rifornimento alle colonnine, ma anche in merito alla durata delle batterie negli anni costituiscono un freno importante. C’è il rischio, si chiedono in molti, che dopo cinque o dieci anni l’accumulatore della mia vettura non sia più utilizzabile o, comunque, che veda ridursi sensibilmente la sua capacità d’immagazzinare energia, a danno dei chilometri percorribili? Il problema, del resto, si manifesta con gli smartphone, la cui frequenza di ricarica si fa più pressante con il trascorrere degli anni. Il tema merita un approfondimento.

Che cos’è il degrado
Per prima cosa vale la pena chiarire il concetto di degrado di una batteria: la perdita di prestazioni, infatti, non riguarda tanto la potenza, cioè la quantità di corrente che è in grado di ricevere nella ricarica o di fornire al sistema di propulsione elettrica, ma la sua capacità energetica, ossia la quantità di energia che può immagazzinare. L’auto elettrica, quindi, conserverà le sue performance di velocità o accelerazione nel tempo, ma perderà un po’ di autonomia, vale a dire di chilometri che è in grado di percorrere con una ricarica. Esistono molte ricerche a questo proposito e, in generale, i risultati sono piuttosto confortanti. Le statistiche si basano soprattutto su dati ricavati dalle flotte di veicoli elettrici, che accumulano grandi percorrenze: uno studio recente di Geotab, azienda di gestione telematica di flotte aziendali originaria del Canada, ma radicata anche negli Usa e in Europa, ha rilevato su un campione di 22.700 veicoli elettrici di oltre venti modelli diversi utilizzati per molti anni, una perdita media della capacità pari al 2,3% all’anno, mentre uno studio precedente su un campione più ridotto aveva individuato il valore nell’1,8% annuo. Il peggioramento è imputato alla recente diffusione delle colonnine per la ricarica rapida, il cui utilizzo frequente incide negativamente sulla durata degli accumulatori. Altre fonti confermano questi valori, in base ai quali dopo cinque anni di utilizzo la batteria di un’auto elettrica conserva almeno il 90% della sua capacità originaria, dopo dieci circa l’80% e dopo quindici circa il 70% (non dimentichiamo che l’età media del parco circolante italiano ha ormai superato i 13 anni). C’è un altro aspetto importante, però: le statistiche rivelano che la curva del decadimento non è lineare, ma si addolcisce con il passare degli anni, rallentando il processo. In pratica, dopo una perdita più accentuata nei primi 12-24 mesi, il fenomeno rallenta, attestandosi su valori inferiori a quelli iniziali (nell’ordine dell’1,4% annuo circa). Questo fino a un punto critico, situato in genere oltre il decimo anno, in cui il processo torna ad accelerare: non è, però, molto diverso da quanto accade per le auto con motore a combustione che, superati certi chilometraggi, necessitano di una manutenzione più importante e costosa o sono soggette a un maggior numero di guasti.

I nemici della batteria
Perché le batterie perdono capacità nel tempo? I motivi sono diversi e dipendono da molti fattori che influenzano la chimica delle celle, come le temperature alle quali la vettura passa gran parte del proprio tempo (gli accumulatori soffrono sia il caldo elevato, sia il freddo intenso) e la tipologia del suo utilizzo. Cicli frequenti di carica e scarica sottopongono le batterie a uno stress maggiore, così come l’impiego ricorrente di colonnine di ricarica ad alta potenza (oltre i 50 kW); è importante, inoltre, trattare la batteria con una certa delicatezza, evitando se possibile che si scarichi quasi completamente e privilegiando le ricariche dal 20 all’80% della capacità che, oltre a richiedere meno tempo, stressano di meno le celle. I dati rivelano anche che il degrado aumenta se il veicolo trascorre parecchio tempo con un livello di carica della batteria molto alto o molto basso. Decisiva è anche l’efficacia del sistema di thermal management della vettura, ossia del sistema di bordo che mantiene la batteria dentro l’intervallo ideale di temperature di funzionamento, raffreddando le celle quando necessario (con il circuito di cooling dedicato) per evitare dannosi surriscaldamenti e la permanenza prolungata in condizioni di temperature elevate. Anche il freddo eccessivo è un nemico della batteria, tanto che il sistema che la gestisce può provvedere a un preriscaldamento prima di una ricarica rapida, soprattutto se quest’ultima è programmata attraverso le impostazioni del navigatore satellitare (come accade sulle auto elettriche più evolute). Quanto alla chimica delle batterie, delle due tipologie oggi più diffuse quella al litio-ferro-fosfato sono risultate in test comparativi più durevoli di quelle al nichel-manganese-cobalto, sopportando un maggior numero di cicli di carica e scarica; anche sotto questo aspetto, però, molto dipende dall’utilizzo reale del veicolo, come i periodi prolungati di sosta, la frequenza delle ricariche rapide, lo sfruttamento delle prestazioni dell’auto e così via.

Una lunga vita utile
In linea di massima, dunque, fatti salvi i casi (in verità non frequenti) di «mortalità infantile» di batterie soggette a problemi particolari, la durata di un accumulatore è almeno pari alla vita utile di un’auto, considerando quest’ultima di circa dieci-quindici anni. Passati i quali, comunque, una vettura elettrica con una batteria al 70-80% della sua capacità iniziale non è necessariamente da rottamare: anzi, potrà avere ancora una vita utile, pur tenendo conto della sua minore autonomia disponibile. Non solo: una volta arrivata l’auto alla fine del suo ciclo di utilizzo, la batteria, come già oggi accade, può essere ancora impiegata in sistemi stazionari di accumulo, per esempio negli impianti fotovoltaici (un esempio interessante è quello dell’aeroporto di Fiumicino, sviluppato da Enel e Aeroporti di Roma con Nissan, Mercedes e Stellantis, in cui vecchie batterie automobilistiche permettono di stivare l’energia proveniente da circa 55 mila pannelli solari).
L’obsolescenza tecnologica
C’è, però, un altro aspetto che, più del degrado delle batterie, può costituire un freno nella scelta di un’auto elettrica: quello dell’obsolescenza tecnologica. Le vetture elettriche della generazione attuale stanno facendo segnare progressi importanti in termini di prestazioni, autonomia e velocità di ricarica rispetto a quelle del passato, anche recente, e il processo evolutivo potrebbe conoscere nei prossimi anni un’ulteriore accelerazione. Autonomia e prestazioni delle batterie sono in leggero, ma costante miglioramento, e un’elettrica di dieci anni fa offre prestazioni ai nostri occhi oggi superate. Che cosa potrà succedere, allora, nei prossimi cinque o dieci anni, anche per l’arrivo dei costruttori cinesi che affermano di poter portare a breve sul mercato accumulatori con elettrolita allo stato solido (e non a gel, come quelli attuali), in grado di offrire prestazioni di grandi lunga superiori? Batterie in grado di garantire percorrenze di 800-1.000 chilometri con una ricarica oppure ricaricabili in tempi brevissimi (8-10 minuti) grazie a colonnine di enorme potenza (oltre 1.000 kW). Il rischio è che l’auto che ci troviamo in mano oggi possa apparire improvvisamente superata dalle nuove tecnologie, perdendo considerevolmente valore. Ed è un timore di cui il settore, vivendo anche di rivendita di auto usate e di vetture provenienti dalle flotte aziendali al termine del loro impiego, è ben consapevole.
3 settembre 2026 ( modifica il 3 settembre 2026 | 12:34)
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