Dusan si confessa a un portale serbo: “Tra me e il club nessuna trattativa concreta per il rinnovo, e questo sui tifosi ha influito: non è piacevole essere fischiato anche in amichevole”
Dusan Vlahovic dice tutto. L’ex attaccante della Juve, passato in estate da svincolato al Besiktas, racconta la sua verità sul mancato rinnovo con i bianconeri, sulle emozioni vissute nei quattro anni e mezzo a Torino e, in fondo, non chiude la porta a un futuro ritorno. “Da tre anni si scriveva che stavo rifiutando un rinnovo, ma l’unica verità è che non ho avuto alcun colloquio concreto con il club a riguardo. C’erano solo commenti del tipo: “Dovremmo parlare del tuo contratto”, “Forse dovresti rinnovare, firmare un nuovo contratto”, ma tutto è rimasto a quel livello. Non ci sono stati colloqui concreti, in cui ci siamo seduti e ne abbiamo discusso – confessa il serbo al portale del suo paese, Mozzart Sport -. Sono sicuro che in parte questo abbia influito anche sui tifosi. Non è piacevole quando lo stadio ti fischia in una partita amichevole contro la squadra Under 23″.
vlahovic e il rinnovo fallito con la juve—
Nessuna vera trattativa, insomma, né con Giuntoli né con Damien Comolli, secondo Vlahovic, fino alla fine della scorsa stagione. “Mentre ogni giorno si parlava e si dava risalto al rinnovo del mio contratto con la Juventus, non ho mai avuto una sola conversazione concreta con la dirigenza del club. Questa è l’unica verità – aggiunge l’ex bianconero -. Ho parlato con l’amministratore delegato (Damien Comolli) solo verso la fine della scorsa stagione e dopo che era terminata. L’ultima volta che ci siamo sentiti è stato il 2 giugno: quella conversazione si è conclusa senza un accordo e da allora non c’è stato alcun contatto con la Juventus. Si è parlato molto del fatto che io avessi posto diverse condizioni, ma non era vero. E l’infortunio di certo non ha aiutato la mia situazione”. Già, il grave ko muscolare contro il Cagliari di fine novembre 2025 è stata forse la sliding door dell’avventura di Vlahovic alla Juve, perché lo ha fermato nel momento in cui Spalletti lo aveva scelto come suo numero nove titolare. “Ho iniziato la stagione (nella gestione Tudor) in panchina per un motivo ben noto: perché stavo entrando nell’ultimo anno di contratto. Certo, erano arrivati anche due nuovi attaccanti, ma, secondo me, quella è stata l’unica ragione per cui ho iniziato la stagione in panchina – punge -. Poi avevo ricominciato a giocare e a quel punto è arrivato Spalletti, che voglio ringraziare per tutto quello che ha fatto per me l’anno scorso e per aver voluto che restassi alla Juventus. L’infortunio mi ha fermato in un momento proprio positivo e tutta la mia stagione è andata semplicemente in fumo”.
juve, vlahovic parla della fine della storia—
Pur terminato bruscamente, il rapporto con la Juve, per Vlahovic, resterà positivo, con il rammarico di non aver vinto abbastanza. “È stato un grande onore e un immenso piacere avere l’opportunità di farne parte e di indossare la maglia bianconera – dice -. Mi dispiace molto e mi addolora profondamente che non fossimo al livello richiesto per competere per obiettivi più ambiziosi, per vincere trofei, perché questa è la realtà quotidiana alla Juventus: sono stati campioni d’Italia 38 volte, di gran lunga il record storico. Quindi capisco i tifosi e mi dispiace davvero tanto per questo”. Ma nel calcio, come nella vita, mai dire mai e Vlahovic, alla fine, non esclude un ritorno. “Non si può mai sapere cosa possa succedere. In passato ho commesso degli errori dicendo certe cose. Era tutta colpa della giovane età, dell’inesperienza, della sconsideratezza – ammette il serbo -… Non si ha consapevolezza di alcune delle cose di cui si parla. Quindi, mai dire mai. Nel calcio, come nella vita, può succedere di tutto. Per questo non escludo nessuna possibilità”. Intanto, però, si gode Istanbul e il Besiktas, la cui offerta ha accettato dopo un lungo corteggiamento e una (sua) lunga riflessione. “Nella vita è importante andare dove ti desiderano di più – conclude Vlahovic -. El presidente e il direttore sportivo me l’hanno dimostrato venendo a Belgrado e trattenendosi per tanti giorni”.
La Gazzetta dello Sport
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