di
Edoardo Nastri, inviato a Tallin

Alberto Santilli, amministratore delegato di Toyota Italia, fa il punto sulla situazione del marchio tra nuove strategie commerciali e crisi del settore

Sono tutte ibride le 82mila auto che il gruppo Toyota ha venduto in Italia da gennaio ad agosto. «Un risultato frutto di una strategia che ha scommesso – ormai una trentina di anni fa con la prima Prius – sull’elettrificazione e che portiamo avanti con determinazione e risultati», spiega Alberto Santilli, amministratore delegato di Toyota Italia.

Prevedete di chiudere anche quest’anno come primo brand straniero in Italia?
«Si, anche se essere l’import leader non è per noi l’obiettivo primario. Può essere una conseguenza e il risultato di una serie di obiettivi e di una serie di attività che noi mettiamo in piedi durante l’anno per affermare sempre di più il marchio Toyota, il marchio Lexus e, soprattutto, per continuare ad alimentare il nostro rapporto più che positivo con gli automobilisti italiani. Il merito è di una gamma prodotto perfettamente centrata per il nostro mercato».



















































Quali sono le Toyota di maggior successo in Italia?
«La Yaris Cross è la Toyota più venduta in Italia e consideriamo quest’anno di superare le 35 mila unità per questo modello. Poi la compatta Aygo X è molto apprezzata e crediamo di poterne vendere almeno 30mila. Infine, la Yaris resta un caposaldo all’interno della nostra proposta di prodotto. Insomma, tra Aygo X, Yaris e Yaris Cross, parliamo di oltre 90 mila macchine: volumi importanti che offrono tante opportunità agli automobilisti italiani».

Quante auto venderete quest’anno?
«Tra auto e veicoli commerciali (per i quali puntiamo ad avvicinarci a quota 10 mila furgoni) crediamo che Toyota possa superare quota 127mila auto, a cui aggiungiamo poi altre 6 mila Lexus».

Il mercato dell’auto è in difficoltà: i privati comprano meno, ma le flotte sono arrivate quasi al 50% di quota. Come sta cambiando il vostro approccio sulle flotte?
«È un mercato sempre più importante. Il punto di partenza però è sempre la concessionaria, per noi il riferimento sul territorio, che si tratti di un cliente privato o di un’azienda. La nostra strategia è quella di far sì che il business comunque passi attraverso il concessionario e che l’automobilista di qualsiasi tipologia trovi in lui il suo punto di riferimento».

Qual è il vostro mix di quota tra flotte e vendite ai privati?
«Il 70% delle nostre auto sono vendute a privati, il 30% sono dedicate alle flotte. Ma io penso che questa, forse con qualche ulteriore ridefinizione di leggera crescita sul mondo delle flotte, sia un’equazione sana che ci consente di creare una crescita sostenibile nel tempo. Non si guarda la performance di un singolo anno, di un singolo trimestre o di un biennio, ma il respiro deve essere più lungo a tre, cinque e più anni».

Tutte le vostre auto in gamma sono elettrificate?

«Si, dal mild hybrid al full hybrid al plug-in fino all’elettrico. Il full hybrid rappresenta il 95% delle nostre vendite, ma potenzieremo anche le consegne di plug-in e modelli 100% elettrici come la C-HR+ che abbiamo lanciato: pensiamo di venderne quest’anno circa 2mila. Il 2027 sarà l’anno di spinta della nuova Rav4».

Siete uno dei pochi gruppi che da sempre ha investito su diverse tecnologie. Non si rischia di disperdere risorse?
«Toyota è una delle pochissime aziende globali, presenti con volumi importanti in qualsiasi parte del mondo. E per sostenere una presenza così diffusa non puoi pensare di concentrarti su un’unica tecnologia: devi essere in grado di offrire modelli e tecnologie per mercati diversi, clienti diversi, esigenze diverse. Un automobilista argentino o brasiliano ha delle necessità di mobilità differenti da un cliente africano, asiatico o europeo. Toyota ha questa mission, abbiamo stabilimenti in tutto il mondo e vendiamo auto in tutto il mondo».

Lo stop ai motori termici nel 2035, per quanto modificato in minima parte, lo vede ancora come un obiettivo raggiungibile?
«Non è facile fare previsioni. Io faccio un auspicio, non solamente da rappresentante di un’azienda, ma anche da cittadino. Mi auguro che questo primo leggerissimo ripensamento da parte delle istituzioni europee sia solamente l’inizio di un percorso e di una riflessione più profonda che ci portino a rivedere decisioni che sono state prese tempo fa e che probabilmente oggi richiedono da parte di tutti un ripensamento».

Perché gli italiani non comprano le auto elettriche?
«Non le comprano perché oggi hanno ancora un prezzo importante, perché richiedono oggettivamente un profondo cambio di stile di vita, perché per gli italiani l’automobile oggi è il primo mezzo di trasporto determinante per muoversi e quindi la libertà di movimento diventa un elemento cruciale nella scelta delle tecnologie propulsive. E, poi, perché la vettura elettrica richiede anche un’infrastruttura di carica completamente diversa. Non tutti oggi hanno un posto auto a casa o al lavoro dove poter ricaricare e affidarsi alla rete pubblica è troppo costoso. Sono tutti elementi che incidono sul bilancio di una famiglia». 

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3 settembre 2026 ( modifica il 3 settembre 2026 | 20:42)