Siena, 3 settembre 2026 – Un cuore e un rene trapiantati nello stesso paziente, in un intervento tra i più complessi della medicina dei trapianti. È stato eseguito all’Azienda ospedaliero-universitaria Senese un trapianto combinato di cuore e rene su un paziente affetto da grave insufficienza cardiaca associata a insufficienza renale cronica terminale, tale da rendere necessaria la dialisi peritoneale. Un risultato reso possibile da un lungo percorso clinico e da una stretta collaborazione tra numerose équipe e professionalità dell’Aou Senese e di altre strutture.
La storia
Il paziente ha affrontato un ricovero di circa sette mesi nella Cardiologia, diretta dalla professoressa Serafina Valente, durante il quale è stato preparato all’intervento e seguito nella gestione clinica preoperatoria in collaborazione con il professor Guido Garosi, direttore della Nefrologia, Dialisi e Trapianto e del Centro trapianti rene dell’Aou Senese.
La valutazione del paziente è stata affidata a un’équipe multidisciplinare, con l’Heart team composto dal dottor Massimo Maccherini, cardiochirurgo responsabile del Centro trapianto cuore, dalla cardiochirurga Sonia Bernazzali e dai cardiologi Serafina Valente, Francesca Maria Righini e Carlotta Sorini Dini.

L’ospedale di Siena
Parallelamente, per il percorso relativo al trapianto renale, le valutazioni nefrologiche sono state condotte dal professor Guido Garosi, dal dottor Giulio Monaci e dal dottor Fabio Rollo, mentre gli aspetti chirurgico-urologici sono stati coordinati dal professor Vincenzo Li Marzi, urologo e responsabile del Programma universitario di trapianto di rene e chirurgia urologica.
Un caso complesso
La complessità del caso era legata alla necessità di gestire contemporaneamente due gravi insufficienze d’organo e di coordinare con estrema precisione tutte le fasi del percorso trapiantologico. Quando è arrivata la disponibilità di un donatore idoneo per entrambi gli organi, è stato quindi necessario organizzare rapidamente una procedura nella quale i tempi di intervento, la stabilità del paziente e la conservazione del rene dovevano procedere in stretta sinergia.
Nelle scorse settimane il paziente è stato sottoposto al trapianto di cuore, eseguito dal dottor Maccherini insieme agli specialisti cardiochirurghi Andrea Gambacciani e Sandro Sponga.
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Nel frattempo, il rene destinato al trapianto è stato collocato in una macchina da perfusione, una tecnologia che consente di mantenere l’organo in condizioni controllate, prolungando i tempi di ischemia fredda e permettendo al tempo stesso di valutarne e preservarne la funzionalità. In questo modo è stato possibile attendere la stabilizzazione del paziente dopo l’intervento cardiaco senza compromettere le condizioni del rene.
Il paziente è stato quindi trasferito in Anestesia e rianimazione cardio-toraco-vascolare, diretta dal professor Federico Franchi, per un monitoraggio emodinamico particolarmente stretto dopo il trapianto di cuore. Una volta accertata la stabilità clinica, l’équipe ha proceduto con il secondo intervento.
Il trapianto renale è stato eseguito dal professor Vincenzo Li Marzi, insieme alle dottoresse Vanessa Borgogni e Giuliana Ruggieri. L’intervento si è concluso con un’immediata ripresa funzionale del rene, mentre anche il cuore ha risposto positivamente.
Il decorso postoperatorio
Il paziente è stato rapidamente estubato e, dopo soli quattro giorni, trasferito in sub-intensiva. Non sono state registrate complicazioni e il percorso di recupero ha consentito una pronta dimissione.
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“In Italia si eseguono pochissimi trapianti combinati cuore-rene all’anno”, spiega il professor Li Marzi. “Questo tipo di procedura rappresenta uno degli interventi chirurgici e clinici più complessi in assoluto nell’ambito della medicina dei trapianti. La particolarità riguarda la complessità clinica del ricevente, che presenta una simultanea insufficienza d’organo cardiaca e renale, ma anche il reperimento di un donatore deceduto idoneo al prelievo simultaneo, la rara coincidenza di disponibilità e idoneità di entrambi gli organi, la complessità del coordinamento multidisciplinare e il rispetto dei tempi di ischemia”.
Per questo, aggiunge Li Marzi, è indispensabile “una perfetta e continua sinergia tra cardiologi, nefrologi, cardiochirurghi e chirurghi renali, necessaria per valutare la finestra di idoneità, la stabilità perioperatoria e la preservazione d’organo”. Un ruolo particolarmente importante lo ha avuto la tecnologia. “L’utilizzo delle macchine da perfusione renale rappresenta una svolta: ci permette non solo di valutare con precisione lo stato dell’organo, ma anche di ricondizionarlo e proteggerlo in modo molto più efficace rispetto alla classica conservazione in ghiaccio. Un’opportunità tecnologica che, nel nostro caso, si è rivelata molto utile”.
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Il dottor Massimo Maccherini sottolinea invece la particolare gravità delle condizioni iniziali del paziente. “Era affetto da un grave danno cardiaco e da un’insufficienza renale che rendeva necessaria la dialisi peritoneale. Una volta segnalata la disponibilità di un donatore per entrambi gli organi, è stato effettuato il secondo trapianto combinato di cuore e rene all’interno dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese”.
La procedura, spiega Maccherini, ha previsto “prima il prelievo e l’impianto del cuore e, successivamente, l’innesto del rene dopo la stabilizzazione in terapia intensiva. Entrambi gli organi hanno risposto immediatamente, consentendo una rapida estubazione e il trasferimento del paziente in sub-intensiva in soli quattro giorni. Il decorso postoperatorio è proseguito senza complicazioni, portando a una pronta dimissione”.
Il secondo doppio trapianto
Quello eseguito nelle scorse settimane è il secondo trapianto combinato cuore-rene realizzato all’interno dell’Aou Senese, che dal 1994 rappresenta un centro di riferimento regionale per la rete trapiantologica cardiaca. Nello stesso periodo sono stati effettuati 533 trapianti di cuore e impiantati 75 cuori artificiali, i cosiddetti VAD.
“Lo scompenso cardiaco è la prima causa di mortalità nel mondo occidentale”, ricorda Maccherini. “Colpisce un milione di persone in Italia e circa 40 mila nella sola Toscana. La patologia tende a danneggiare anche altri organi e in particolare il rene. In questo contesto si inserisce la storia di un paziente in condizioni critiche, in dialisi peritoneale e inserito nella lista d’urgenza nazionale per un doppio trapianto”.
Una squadra oltre le sale operatorie
Dietro il risultato c’è stato un lavoro che ha coinvolto una rete molto ampia di professionisti. Fondamentale è stato il contributo del Coordinamento regionale organi e tessuti (Craot), diretto dalla dottoressa Chiara Lazzeri, oltre a quello degli psicologi e dei tecnici di laboratorio impegnati nelle analisi di compatibilità.
Preziosa anche la collaborazione con i professionisti dell’équipe del professor Sergio Serni dell’Aou Careggi, che hanno effettuato il prelievo renale e sottoposto l’organo alla perfusione meccanica, senza alcun periodo di passaggio in ghiaccio.
Un contributo che si è aggiunto al lavoro di infermieri, operatori sociosanitari e personale tecnico di sala operatoria, indispensabile per rendere possibile un intervento nel quale ogni fase doveva essere coordinata con la massima precisione.
È la sintesi di competenze diverse, tecnologie avanzate e organizzazione che ha permesso di affrontare un caso estremamente delicato e di arrivare al risultato più importante: la ripresa immediata della funzione di entrambi gli organi e un decorso postoperatorio senza complicazioni.