Dopo lo sgombero del Leoncavallo a Milano resta ancora ampio il numero delle occupazioni abusive di immobili, sia privati che pubblici. In tutta Italia se ne contano 126 e in particolare a Roma ne risultano 48. Ecco perché, anche sull’onda delle polemiche politiche delle ultime ore, il fronte caldo è quello dell’occupazione di CasaPound, al palazzo di via Napoleone III. Ma, nonostante gli annunci, ancora non c’è una vera e proprio data per liberare la struttura di proprietà del Demanio. E non è detto che il tema venga affrontato subito, anzi.

Il censimento

L’intenzione, almeno a parole, sembra quella di voler passare all’azione. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che già da prefetto di Roma, nel 2022, aveva inserito nella lista degli stabili da sgomberare l’immobile, ha chiesto di procedere a un censimento per verificare chi effettivamente vi risieda. Un censimento la cui data è ancora da definire, che Piantedosi ha chiesto anche per un’altra storica occupazione, quella dello SpinTime, considerata vicina ad ambienti di sinistra. Il censimento, di norma, viene utilizzato come strumento per individuare le persone in situazioni di vulnerabilità che vengono poi ricollocate in altri alloggi. Un primo step che porta poi alla liberazione dello stabile occupato. Non si esclude, quindi, che il dossier nel breve periodo venga ripreso in mano.

“Qui sventola il tricolore”

L’occupazione di CasaPound accoglie circa 20 famiglie “italiane”, come sottolineando spesso gli attivisti ‘neri’, ma anche gli studi di Radio bandiera nera e la sede del movimento giovanile Blocco studentesco. Il tribunale di Roma, proprio per l’occupazione, nel 2023 ha condannato in primo grado dieci attivisti per occupazione abusiva. “A differenza di centinaia di occupazioni rosse e di immigrati presenti a Roma e in tutta Italia- si legge – CasaPound è l’unico spazio dove sventola il tricolore”, hanno sottolineato i fascisti del terzo millennio, a loro giustificazione. Motivazioni che però non bastano.

Tempi ancora incerti

La presa abusiva del palazzo di proprietà dell’Agenzia del Demanio al civico 8 di via Napoleone III, infatti, è giunta quasi al termine. Sui tempi dello sgombero, però, al momento ancora non c’è certezza. Il censimento sarà solo il primo passo. Martedì, in prefettura, ci sarà il comitato ordinario per l’ordine e la sicurezza pubblica a Roma. 

Non è escluso che l’attualità politica offra come spunto quello di prendere di nuovo in mano, con concretezza, il tema dello sgombero anche se, secondo quanto si apprende, le priorità degli immobili da libera prima sarebbero quelle dell’ex salumificio Fiorucci a Torre Spaccata e quella di via Gian Maria Volontè alla Bufalotta. La questione, dunque, non sarebbe stata messa (almeno al momento) nell’ordine del giorno. In sostanza, calenandario alla mano, non verrà trattata subito. Citando il ministro Piantedosi, anche per CasaPound “prima o poi arriverà anche il suo turno“.