di
Paolo Mereghetti
Grande interpretazione dell’attore 72enne che dà vita a un vecchio svagato
Risate a scena aperta hanno accompagnato Wild Horse Nine (titolo che non saprei spiegare se non come nome in codice di una missione) di Martin McDonagh, dove due agenti Cia, l’anziano Chris (John Malkovich) e il più giovane Lee (Sam Rockwell) lasciano Santiago del Cile per l’Isola di Pasqua poco prima del golpe contro Allende: Chris, condannato da un tumore, ha chiesto all’amico di accompagnarlo a visitare una meta che non conosce, forse anche con un ulteriore desiderio. Il problema è che sa troppi segreti (assassinio di Kennedy compreso) e il suo superiore (Steve Buscemi) teme che voglia divulgarli, visto che inizia a spifferare quello che si sta preparando per l’11 settembre a una simpatica studentessa.
Malkovich è impagabile nella parte del vecchio svagato che sembra lasciarsi sfuggire le cose mentre Rockwell tiene perfettamente il gioco come l’amico che cerca di rimediare alle sue uscite. E McDonagh, che firma la sceneggiatura, si leva una bella manciata di sassoloni dalle scarpe raccontando non solo le malefatte della Cia ma svergognando lo spirito profondamente imperialista e razzista dell’America (l’analisi degli Stati gay in rapporto ai formaggi che producono è da antologia). Senza fare proclami politici ma con ironia a piene mani.
Anche Werner Herzog con Bucking Fastard (gioco di parole che inverte le prime lettere di Fucking Bastard, cioè maledetto stronzo) inizia col sorriso, raccontando il processo a due gemelle (interpretate dalle sorelle Kate e Rooney Mara) che parlano all’unisono e che avevano molto infastidito il vicino di casa (Orlando Bloom). All’origine c’è la storia vera di due gemelle monozigote, Freda e Greta Chaplin (che Herzog aveva incontrato), ma poi le disavventure delle due prendono strade sorprendentemente inspiegabili, tra ricerca dell’amore, escavazione di un tunnel e scoperta di grotte sotterranee (quelle di Postumia) in cui restano prigioniere. Per trovare la spiegazione, però, servirà almeno un’altra visione. O forse due.
3 settembre 2026
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