Bologna, 3 settembre 2026 –  Sarà sufficiente una semplice Pet, ovvero una normale diagnosi per immagini, per individuare la presenza di metastasi nel midollo osseo dovute al rabdomiosarcoma, un tumore dei tessuti molli che colpisce in particolare bambini e adolescenti. Una vera e propria rivoluzione, al posto del prelievo di midollo osseo previsto fino a oggi, che al contrario prevede invece una procedura decisamente più invasiva e dolorosa per questi giovani pazienti. 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale ‘Journal of Clinical Oncology’.

È questo il risultato di uno studio internazionale, il primo al mondo nel suo genere, che vede come primo firmatario Federico Mercolini, dottore in forza al reparto di Oncoematologia pediatrica dell’Irccs Sant’Orsola, guidato da Arcangelo Prete: risultati di grande rilevanza, pubblicati anche sulla prestigiosa rivista Journal of Clinical Oncology, che segnano un vero e proprio passo in avanti. 

Tumore dei tessuti molli, lo studio rivoluzionario: “Così può essere evitato il prelievo di midollo nei piccoli pazienti”
Analizzati i dati di oltre 400 adolescenti: evidenziate le lesioni nel 98% dei casi

Entrando nel dettaglio, lo studio ha analizzato retrospettivamente i dati di 423 ragazze e ragazzi affetti da rabdomiosarcoma, provenienti da centri europei e nordamericani, confrontando i risultati della Pet con quelli del prelievo bilaterale di midollo osseo, considerato finora il principale strumento di riferimento diagnostico. I risultati sono stati molto incoraggianti: la Pet ha individuato le lesioni con una sensibilità del 98% e solo in un caso il prelievo ha mostrato metastasi non rilevate con la Pet.

L’impatto potenziale per i pazienti è significativo. Il prelievo di midollo osseo richiede infatti un’anestesia o una sedazione ed è associato a dolore, disagio e possibili complicanze: ridurre il ricorso a questa procedura, quando possibile, “significa alleggerire il percorso diagnostico dei bambini, limitando esami invasivi senza rinunciare all’affidabilità delle informazioni necessarie per pianificare la terapia”. 

La nuova pratica sarà inserita nel protocollo di trattamento di questa patologia

L’Oncoematologia pediatrica dell’Irccs introdurrà, in accordo con i centri della Rete europea dei sarcomi delle parti molli di cui fa parte, questa pratica clinica all’interno del protocollo di trattamento dei pazienti da tale patologia (ne vengono diagnosticati 4 o 5 casi ogni anno sui circa 80 casi Italiani) compiendo così un importante e ulteriore passo in avanti. 


Che cosa sono i rabdomiosarcomi?

Si tratta di tumori maligni dei tessuti molli che colpiscono soprattutto bambini e adolescenti. Si sviluppano da cellule immature coinvolte nella formazione del tessuto muscolare e possono insorgere in qualsiasi parte del corpo. Le sedi più frequenti – viene sottolineato – comprendono la testa e il collo, gli arti, l’apparato uro-genitale, il torace e l’addome. Nella maggior parte dei casi non è possibile individuare una causa precisa all’origine della malattia, anche se in una piccola minoranza di pazienti alcune rare condizioni genetiche ereditarie possono aumentare il rischio di svilupparla.

Il dottor Federico Mercolini, primo firmatario dello studio: “Una prospettiva che ci fa sperare”

“Abbiamo analizzato come la Pet con fluorodesossiglucosio, – spiega Mercolini – un esame che sfrutta una particolare forma di glucosio come traccia per visualizzare l’attività metabolica dei tessuti. Le cellule tumorali, infatti, consumano più glucosio rispetto a quelle sane e in questo modo è possibile scovarle con più facilità. Così la PET è in grado di rilevarle già durante la fase di stadiazione, ovvero quando valutiamo l’estensione della malattia. Questa è una diagnosi fino ad ora eseguita solo con prelievo di midollo osseo. Questa prospettiva ci consente di sperare di potere applicare un esame non doloroso sui piccoli pazienti”.

De Pascale e Fabi: “Un passo in avanti importante e di grande valore”

“Quando si parla di tumori pediatrici, ogni passo avanti della ricerca ha un valore ancora più grande- aggiungono il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi –: significa offrire ai bambini e alle loro famiglie nuove speranze, ma anche lavorare perché i percorsi di diagnosi e di cura siano sempre più efficaci, sicuri e meno gravosi possibile. Lo studio va esattamente in questa direzione: innovare le pratiche di ricerca per sviluppare approcci meno invasivi, capaci di acquisire informazioni preziose riducendo, per quanto possibile, l’impatto sui piccoli pazienti. Un altro risultato di cui l’intero sistema regionale della ricerca può andare orgoglioso”.