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Irene Soave, inviata a Venezia
L’attrice, 88 anni, è stata premiata con il DVF Awards destinato a «donne che sanno lottare»
Venezia L’incontro con i giornalisti sta per cominciare: Jane Fonda, 88 anni che rivela solo nel passo un po’ incerto, è attesa nel salotto veneziano di Diane Von Furstenberg, che ai suoi annuali DVF Awards destinati a «donne che sanno lottare» ha poi premiato anche lei. Entra invece una collaboratrice: si è appena saputo della morte della femminista Gloria Steinem, amica e mentore della star, e chiede di non parlarne. Jane non lo sa ancora. Entra la diva e la prima persona che invece nomina è Steinem: insieme, nel 2005, avevano fondato il Women’s Media Center, uno spazio per dare voce alle donne sui media. «Ero preparata alla sua morte, era molto malata», dirà poi; «ci ha insegnato a volere una vita piena, piena di opportunità». E di attivismo.
Dai tempi della guerra del Vietnam — quando si era fatta fotografare coi soldati dell’esercito del Nord, ricevendo minacce di morte — Jane Fonda è sempre stata un’attrice impegnata su vari fronti. «La mia vita era così vuota e futile, prima! Non avevo nulla. Ho iniziato a 33 anni, dopo aver girato Barbarella e avevo odiato stare nuda».
Una vita di attivismo: è più difficile da quando c’è Donald Trump al potere? «Beh, non per me — ride — Io ho fatto la mia vita, non può farmi nulla. Ma non è così per tutti, e io capisco che le persone non dicano sempre quello che pensano per paura, per tenersi i lavori, ormai minacciati anche dall’intelligenza artificiale».
A ottobre 2025 Jane Fonda ha resuscitato il «Comitato per il Primo emendamento», un gruppo di pressione per vigilare sulla libertà di espressione. Lo ha fatto sulla scorta di un identico comitato fondato dal padre Henry Fonda, negli anni Cinquanta, contro il maccartismo. «Abbiamo migliaia di membri. Da quando c’è Trump il vento è cambiato negli Stati Uniti». Anche a Hollywood ci si espone meno? «No. Mi sembra solo che sia poco efficiente rivolgergli attacchi personali. Ma noi attori siamo i primi a cui i leader autoritari danno la caccia, perché raccontiamo storie e diciamo sempre che il re è nudo» (fa un gesto dell’ombrello). Che coraggio, sospira qualcuno. «Beh, ho quasi 90 anni. Sono sempre stata coraggiosa: una volta era andare a cavallo a pelo, o sposare un francese che prima di me aveva amato Brigitte Bardot e Catherine Deneuve (ride: parla del regista Roger Vadim, ndr)». Da cinque anni non recita. «Mi manca il processo magico di diventare qualcun altro». Presto produrrà un film dal bestseller americano The Correspondent.
«Tutti i film che ho fatto li ho amati. Persino Barbarella. Quando invecchi pensi molto al passato, e io penso a tutti i miei ruoli». Del futuro ha una visione meno dolce: «L’intelligenza artificiale porterà un Armageddon di disoccupazione. E le élite tech sono fissate con la longevità, vogliono vivere per sempre. A costo di far morire invece tutti gli altri». Scocca uno sguardo divertito: lei no.
3 settembre 2026 ( modifica il 3 settembre 2026 | 22:08)
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