Niente academy prestigiose né procuratori potenti: provini falliti, una truffa e poi campionati di secondo piano prima della chiamata del Cesena. Ora Xavi sogna la A e s’ispira a Leao

Hanno girato un remake de L’arte di arrangiarsi nelle periferie di Rotterdam, solo che non lo sapevamo. O meglio, lo abbiamo scoperto appena Xavello “Xavi” Druiventak ha messo la terza, la quarta e la quinta tutte insieme accelerando sulla destra, prima di crossare dentro per Shpendi-gol e far vincere il Cesena sul campo dell’Entella. E lì uno sguardo veloce è andato ai taccuini: da dove viene quell’assist-man dal cognome così ostico? Da Beverwaard, 11mila anime a sudest di Rotterdam. Ma anche dalla Serie B bulgara, 80 spettatori ogni domenica, e dal gelido calcio lituano. Druiventak ha 22 anni ma di vite pare averne già vissute parecchie. Succede, quando fai tutto da solo: niente academy prestigiose e niente procuratori potenti, solo cv mandati su Linkedin e persino una truffa di un falso agente italiano. Pazienza: a casa nostra è arrivato ugualmente, e ora punta a rimanerci a suon di sgroppate. 

IN PROVA—  

Una chicca in apertura. L’agenzia di Druiventak è la stessa che ha aiutato il Cesena a pescare Blesa, trovato l’estate scorsa alla Dinamo Batumi, esploso subito in bianconero con gol all’esordio sul campo del Pescara e poi ceduto nel mercato invernale al Rio Ave. Chissà che i romagnoli non abbiano fatto centro un’altra volta col loro scouting. Che di ricerche ne ha dovute fare parecchie, perché il ragazzo di Beverwaard veniva da un biennio al Fratria in seconda serie bulgara, non esattamente il campionato più attenzionato d’Europa. Però se l’era cavata bene: 15 gol in due anni. In estate i romagnoli ci hanno creduto e lo hanno aggregato in prova, anche se “fin dal primo giorno il mister mi ha trattato come un elemento già appartenente alla squadra. Io in prova non mi sono sentito mai” ha raccontato l’olandese durante la presentazione.

TRUFFATO—  

Perché un olandese cresciuto non lontano dalla casa del Feyenoord cerca fortuna nella periferia d’Europa? Lo ha detto lui stesso un paio d’anni fa in un’intervista ai connazionali: “Avevo talento fin da piccolo per il calcio, ma non era facile farsi notare dagli scout. Così mi iscrissi a una giornata di selezione con la squadra amatoriale dello Sparta Rotterdam: inizialmente mi notarono, poi mi bocciarono dopo uno stage coi più grandi. Uno dei loro allenatori mi portò comunque all’Alphense Boys, dove le giovanili militano ad alto livello. E ho cercato opportunità in un club professionistico”. Solo che la storia prende una piega inattesa e triste: un finto agente italiano invita dalle nostre parti il ragazzo assieme a un amico spiegandogli che durante un provino ci saranno osservatori di squadre di Serie A, B e C. Chiede quattrocento euro in anticipo. Xavello paga questa somma e poi una, più consistente, per un contratto in Serie D che alla fine non arriva mai: “Ogni volta quel procuratore si inventava scuse per rimandarlo. Rimasi in Italia due mesi ad aspettare, poi arrivò il Covid e dovetti lasciare il Paese. Avevo perso soldi e il sogno di giocare ad alti livelli”.

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L’IDOLO LEAO—  

L’arte di arrangiarsi in salsa olandese nasce qua. Druiventak ricomincia dai profili mandati su Linkedin, dai contatti con agenti di tutta Europa e parte alla ricerca di un contratto. Glielo trovano in Lituania, al Be1 Jonava, in seconda divisione: gli pagano un appartamento, tre pasti al giorno e uno stipendio sopra la sufficienza. La prima spunta verde alla voce “sogni” si può mettere. Poi arrivano i gol e la salvezza, oltre alla successiva esperienza in seconda divisione bulgara, al Fratria. Storie che Xavi ha riassunto così, quando lo hanno presentato a Cesena: “C’è chi gioca in settori giovanili di enorme livello e poi nel giro di poco tempo debutta in prima squadra, io invece ho dovuto fare molti sacrifici per trovarmi qua adesso. Giocare in Lituania e Bulgaria mi ha migliorato come giocatore sia a livello tecnico che mentale. E mi ha fatto capire che il calcio non è fatto di solo talento, ma anche di capire quanto sei disposto a metterci di tuo, quanto sei disposto a lavorare duramente per raggiungere i tuoi obiettivi”. Lui ha saputo arrangiarsi senza mai rinunciare a sognare: la Serie A la guarda da anni, è cresciuto col mito di Leao perché “accelera come piace a me. Anzi, siamo simili in alcuni aspetti di gioco”. E ora vuole surfare sulla Serie B.