La nuova tragedia riaccende una domanda che torna ogni estate: il lago è davvero più pericoloso del mare? I dati indicano di no. Il lago non è statisticamente più mortale del mare. In Italia, infatti, le acque interne fanno registrare una quota di vittime per annegamento praticamente identica a quella del mare. Il problema è soprattutto la percezione: un lago può apparire tranquillo e sicuro, anche quando nasconde rischi difficili da vedere.
Secondo la più recente relazione dell’Osservatorio nazionale per la prevenzione degli annegamenti, relativa al biennio 2024-2025, sono stati registrati 604 decessi. La distribuzione è quasi equamente divisa: 283 persone sono morte in mare, pari al 46,8% del totale, mentre 279 sono decedute nelle acque interne, pari al 46,2%. In quest’ultima categoria rientrano fiumi e laghi. I soli laghi rappresentano circa il 15% di tutti i decessi. Il rischio è quindi significativo, ma i dati non permettono di affermare che i laghi siano più pericolosi del mare. (Salute)
Acqua calma, profondità e correnti
Il primo rischio è proprio quello che non si vede. Il mare mostra più facilmente la propria forza con onde, risacca e vento. Un lago può invece presentarsi come uno specchio d’acqua immobile. Ma la superficie calma non dice nulla sulla profondità né sull’eventuale presenza di correnti.
Il lago di Como è emblematico: è il più profondo d’Italia e raggiunge circa 425 metri. In alcune zone il fondale diventa rapidamente profondo anche a poca distanza dalla riva. Nei laghi possono inoltre verificarsi movimenti dell’acqua legati a immissari, emissari, vento, conformazione delle rive e differenze di temperatura. Particolare attenzione è necessaria vicino a fiumi, torrenti e sbarramenti.
Il Ministero della Salute indica tra le principali cause degli annegamenti negli ambienti naturali malori improvvisi, correnti, fondali irregolari, sport acquatici e cadute in acqua. (Salute)
La profondità complica anche i soccorsi: quando una persona scompare sott’acqua, individuarla e recuperarla può diventare estremamente difficile.
L’acqua fredda può mettere in difficoltà anche chi sa nuotare
Un altro fattore decisivo è la temperatura. Anche in una giornata molto calda, l’acqua può essere fredda. Un’immersione improvvisa può provocare una risposta fisiologica intensa, con respirazione incontrollata, perdita di efficienza nei movimenti e rapido affaticamento.
Anche un buon nuotatore può trovarsi in difficoltà dopo un tuffo improvviso o una lunga permanenza in acqua fredda. Le linee guida mediche sulla sopravvivenza in acqua fredda sottolineano che il tempo utile per l’autosoccorso può essere limitato dall’affaticamento e dalla perdita di capacità fisica. (Sage Journals)
È significativo quanto emerso in una delle recenti tragedie sul Lario: nel caso del ventenne morto a Malgrate ad agosto, la temperatura dell’acqua, indicata intorno ai 13 gradi, è stata presa in considerazione come possibile fattore di choc termico. (La Provincia Unica Tv)
Il malore è spesso all’origine della tragedia
Gli annegamenti non riguardano necessariamente persone che non sanno nuotare.
Nel rapporto 2024-2025 dell’Osservatorio nazionale, tra i 505 casi fatali per i quali è stato possibile ricostruire la dinamica, il malore è risultato la causa principale, con 227 casi, pari al 44,9%. Seguono le cadute in acqua, con il 27,1%, e le situazioni nelle quali il ritorno a riva è stato impedito da ostacoli o correnti. (sindacatobalneari.it)
Un crampo, una perdita di coscienza, un problema cardiaco, un trauma dopo un tuffo o una reazione all’acqua fredda possono trasformare una normale nuotata in un’emergenza. Anche per questo i tuffi da pontili, rocce, barche o punti non controllati aumentano il rischio.
Perché il lago viene sottovalutato?
Il punto è soprattutto la percezione. Siamo abituati ad associare il pericolo all’acqua agitata, mentre un lago calmo trasmette sicurezza. Ma assenza di onde non significa assenza di pericoli. Allo stesso modo, una giornata calda non significa acqua calda e saper nuotare non protegge da un malore.
I dati del biennio 2024-2025 mostrano quindi un quadro preciso: il mare e tutte le acque interne, considerate insieme, hanno registrato praticamente lo stesso numero di vittime. All’interno delle acque interne, però, bisogna distinguere: fiumi e laghi costituiscono una categoria complessiva, mentre i laghi da soli rappresentano circa il 15% dei decessi totali. In Lombardia, regione nella quale si trova il lago di Como, i decessi per annegamento sono stati 90, il dato regionale più elevato del Paese. (Salute)
Non è quindi il lago, in quanto tale, a essere «più cattivo» del mare. È un ambiente naturale nel quale alcuni pericoli sono meno visibili e, proprio per questo, più facili da sottovalutare.
La prevenzione parte da comportamenti semplici: evitare i tuffi in punti non autorizzati, non nuotare da soli, prestare attenzione alla temperatura dell’acqua, non entrare in acqua dopo aver bevuto alcol e utilizzare dispositivi di sicurezza quando si è su un’imbarcazione.
Perché nell’annegamento non esiste quasi mai un lungo preavviso. Spesso bastano pochi secondi.

Fonti:
- Ministero della Salute, Giornata mondiale della prevenzione dell’annegamento – Italia e nel mondo, 23 luglio 2026. (Salute)
- Istituto Superiore di Sanità, Ogni anno circa 350 morti per annegamento: le indicazioni per la prevenzione. (ISS Italy)
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Drowning, aggiornamento 2026. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
- Vigili del fuoco / ANSA, cronaca dell’annegamento a Nesso, 3 settembre 2026. (ANSA.it)
- Il Giorno, cronaca dell’annegamento a Nesso, 3 settembre 2026. (Il Giorno)
- Rapporto annegamenti 2026, dati dell’Osservatorio nazionale sugli annegamenti per il biennio 2024-2025.