di
Francesco Bertolino

Nuove indiscrezioni sul piano dei manager del gruppo tedesco che puntano a 100 mila tagli all’organico. Manca l’intesa con i sindacati, si rischia uno scontro senza precedenti

Addio al marchio Seat entro il 2029, 100 mila esuberi, vendita di partecipazioni in 750 aziende, inclusa Ducati. Secondo i media tedeschi, sono questi alcuni dei dettagli del drastico piano di ristrutturazione che i manager di Volkswagen sottoporranno venerdì 4 settembre per la seconda volta al voto del consiglio di sorveglianza del colosso dell’auto tedesco.

La bocciatura

Il primo tentativo è stato un fallimento. Troppa la distanza fra i rappresentanti degli azionisti e quelli dei lavoratori, sostenuti anche dalla Land della Bassa Sassonia, che godono della maggioranza del board con 12 consiglieri su 20. Il progetto del ceo Oliver Blume potrebbe, del resto, avere conseguenze dirompenti sull’assetto futuro non solo di Volkswagen, ma anche delle relazioni industriali in Germania.



















































I tagli

Il documento di circa 150 pagine, a quanto filtra, punta ad abbattere i costi per rispondere alla concorrenza aggressiva dei costruttori cinesi in Europa e in Cina. Blume propone perciò il raddoppio dei tagli all’organico rispetto ai 50 mila concordati nel 2024. Sarebbe una riduzione di personale senza precedenti nella storia recente, ma i sindacati temono che il conto possa essere anche superiore, con 140 mila dipendenti a rischio. Quattro fabbriche di Volkswagen in Germania con 40 mila addetti potrebbero infatti andare incontro alla chiusura di qui al 2034, se nel frattempo non saranno trovate soluzioni alternative.

Le cessioni

Nel piano i manager avrebbero poi bollato come cedibili, in tutto o in parte, 750 partecipazioni azionarie delle oltre 2.000 detenute da Volkswagen. Nell’elenco figurerebbero Europcar, destinata alla quotazione in Borsa, e Ducati, che potrebbe esser venduta in tutto o in parte. Secondo alcune fonti, il gruppo tedesco avrebbe già iniziato ad avvertire le banche d’affari della volontà del management di valorizzare il produttore di moto di Borgo Panigale. Il marchio Seat dovrebbe poi andare fuori mercato nel 2029, sostituito dal brand Cupra che negli ultimi anni sta generando più vendite e profitti.

Il confronto

Qualsiasi operazione straordinaria, però, dovrà ottenere il previo via libera del consiglio di sorveglianza che si presenta alla riunione di oggi quanto mai diviso. I rappresentanti della famiglia Porsche-Piech e del fondo sovrano del Qatar sostengono il piano di Blume e premono per un taglio dei costi che rilanci i profitti e i corsi azionari di Volkswagen. I rappresentanti dei lavoratori e della Bassa Sassonia si oppongono con forza a ulteriori uscite e alla chiusura di impianti.

La mediazione

Il presidente del gruppo, Hans Dieter Pötsch, ha tentato giovedì un’ultima mediazione che, secondo l’Handelsblatt, non ha avuto successo. Nel caso di un’ulteriore bocciatura nel consiglio odierno, Blume e i manager sarebbero pronti a sottoporre il loro piano direttamente al voto dell’assemblea degli azionisti di Volkswagen, dove la famiglia Porsche-Piech e il fondo Qatar dispongono di circa il 70% dei diritti di voto. La resa dei conti assembleare rischierebbe però di aprire una frattura difficilmente rimarginabile fra soci e manager da un lato, governo della Bassa Sassonia e lavoratori dall’altro. Ecco perché c’è chi ancora auspica che si possa trovare un compromesso dell’ultima ora. O, quantomeno, rinviare la decisione per continuare a trattare. 

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3 settembre 2026