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Redazione Brescia
Dopo la cessione dei diritti sportivi il presidente della Germani spiega le sue ragioni: «Non esiste nessun progetto se non c’ è sostenibilità economica. Il basket per i ragazzi non sparirà. Da lunedì i nostri dipendenti non saranno senza lavoro. Si può continuare a fare basket al Palaleonessa ma con parametri diversi» Per il futuro «Sono pronto da lunedì a mettere a disposizione delle istituzioni due titoli di B1 e uno di A2». «Una sola famiglia non può sostenere queste spese, abbiamo messo 11-12 milioni l’anno, è stato bello, ci siamo divertiti, ma ora bisogna resettare e ripartire»
Ore 17. L’ora della verità. O meglio l’ora delle spiegazioni di Mauro Ferrari che per sette milioni di euro ha ceduto i diritti sportivi della Pallacanestro Brescia a Paul Matiasic: la Germani diventerà Maxima Roma. Una scelta che ha lasciato di sasso i tifosi, che meno di un paio di settimane fa erano sugli spalti a tifare per la conquista delle scudetto e ora provano a capire perchè «la loro squadra del cuore» non giocherà più in città.
Sono accorsi numerosi all’azienda Germani per sentire le parole di Ferrari, sventolando le bandiere bianche e blu, le stesse che per anni, hanno riempito le gradinate del palazzetto, hanno sostenuto i giocatori. Davanti alla sede hanno posizionato anche una corona di fiori… il funerale della Germani basket.
Ma l’ingresso di Ferrari è accompagnato dalle grida di «Buffone, buffone», «Sei solo come Cellino», «Vogliamo solo rispetto», «Vergogna». E il presidente reagisce dicendo: «Poi chiediamoci perchè a Brescia spariscono calcio, rugby e basket». «Ferrari put…na l’hai fatto per la grana… » incalzano rabbiosi i tifosi prima dell’inizio della conferenza.
L’attacco dei tifosi e la difesa di Ferrari
Subissato di fischi e di «fuori, fuori, fuori» Ferrari inizia appellandosi alla «insostenibilità del sistema» e facendo la storia della società: iniziamo nel 2016 dopo la promozione in Serie A, avevano bisogno di un sostegno economico e si rivolgono a me attraverso un suggerimento di Franco Dusina (presidente della Centrale del Latte, ndr); da lì nasce un percorso che ha fatto decollare Pallacanestro Brescia perché Basket Brescia era in default. È giusto sappiate che durante questo periodo sono stati fatto sforzi economici importanti, per 30 milioni». «La sostenibilità deve essere alla base di un progetto – ha proseguito Ferrari -. Un capo famiglia deve essere consapevole delle proprie disponibilità finanziarie, deve capire quando è ora di resettare: nella cassa della società 10 anni fa avevamo 30 milioni e ora 500 mila euro». Dice anche di aver convocato lo scorso anno 40 imprenditori per chiedere un sostegno economico al basket: «Mi hanno risposto due signore» dice, per poi ricordare l’aiuto degli sponsor storici come Bonera e Zampedri.
«Ripartiamo dalla B1 e dalle giovanili»
Ferrari assicura però che il basket per i ragazzi a Brescia non scomparirà e «da lunedì i miei dipendenti non resteranno senza posto di lavoro. Non ho assi nella manica, tuttavia ho pensato che sia cosa buona e giusta mettere a disposizione delle istituzioni, che oggi avevo invitato, già da lunedì due titoli di B1 e due di A2 da poter acquisire per continuare a fare basket nella nostra città». E lancia la palla sul tavolo della sindaca e degli sponsor (su tutti A2A, gallina dalle uova d’oro per la città). Il suo progetto è quello di acquisire uno di questi titoli vacanti, devolverlo al Comune per farne tesoriere e darlo poi in concessione a un costo irrisorio a una costituenda newco. «Una B1 costa oltre un milione, per la A2 servono tre milioni e mezzo» ha aggiunto. Ipotesi dalla quale si sfila l’avvocato Massimiliano Battagliola, capogruppo in consiglio comunale di Brescia Civica, che aveva invece appoggiato la sindaca un anno fa per far ripartire il nuovo Brescia con il presidente Pasini.
La squadra di B1 da rilevare? «Non lo dico, il valore schizzerebbe»
I diritti di quale squadra Ferrari voglia rilevare resta un mistero, anche se di A2 non ce ne sarebbero disponibili. «Se dico quali sono i titoli schizzano in alto» dice ricordando che c’è tempo fino al 7 luglio e non per forza al 30 giugno per l’iter.
Il lungo silenzio comunicativo
La domanda declinata in più modi da diversi giornalisti è sempre la stessa: perché non ha detto prima delle difficoltà economiche e della voglia di lasciare? Perchè non ha chiesto aiuto, non ha alzato bandiera bianca prima di vendere in pochi giorni, in gran segreto? «La comunicazione poteva essere gestita meglio? «Ci ho pensato un giorno intero, ma c’era un patto di riservatezza che dovevo rispettare – risponde Ferrari – e c’erano almeno 4 club pronti a vendere agli americani: se avessi divulgato un’operazione del genere, peraltro con un iter non ancora concluso, sarebbe saltata. Io ho venduto per avere liquidità da mettere nel progetto. Per fare una squadra di A1, anche solo per potersi salvare, servono 5-6 milioni. Una famiglia sola, sponsor a parte, non può continuare tutti gli anni a sborsare tra i 3 e i 4 milioni».
L’attacco al centrodestra: «Ipocrita»
Ferrari se la prende anche con il centrodestra, in particolare con Fratelli d’Italia, che venerdì hanno attaccato la Loggia «rea», a giudizio dei meloniani, di aver dato troppi aiuti economici alla squadra senza garanzie per il futuro. «L’opposizione è ipocrita se attacca la sindaca, come mai l’opposizione non l’ha applaudita quando siamo arrivati in finale?» dice ricordando l’impegno profuso dal primo cittadino nel salvare la prima squadra del Calcio e nell’affiancare il progetto basket.
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27 giugno 2026 ( modifica il 27 giugno 2026 | 19:44)
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