L’ex centrocampista: “Non vedo passi avanti in rossonero, se non la voglia di giocare un calcio offensivo. Mi è piaciuta la storia di Cisse. Caos Nazionale, Maldini non ha responsabilità”
Giornalista
4 settembre – 07:42 – MILANO
Se capitate a Zagabria in un martedì d’autunno, andate al campo della Dinamo. Potreste trovare un uomo che gioca con i ragazzi dell’Under 15. Elegante, tecnico, molto più giovane dei suoi 58 anni: se lo chiamano Presidente, è lui. Zvonimir Boban non ha perso l’amore per il pallone e per lui qualche volta allaccia le scarpe, oppure guida per ore e ore. Nei prossimi mesi tornerà a fare Zagabria-Milano-Zagabria per commentare le coppe europee per Sky Sport e in fondo Zvone lo dice sempre, che nessuno al mondo ha percorso la A4 quanto lui. Una volta lo faceva ascoltando I promessi sposi – l’uomo è appassionato di Manzoni – mentre ora sta più tempo al telefono, per trattare calciatori o parlare di Champions, Serie A, vita.
Cominciamo con tre temi forti sulla Champions. Mourinho è all’altezza della sfida al Real Madrid oppure il suo meglio è alle spalle?
“Negli ultimi tempi non è stato quello degli anni migliori però, se ritrova la vena, può fare l’impresa. Mi sembra comunque una sfida complessa…”.
Perché? Ci sono squadre nettamente superiori?
“Barcellona, Psg e Bayern sono le migliori, e Yamal sarebbe la mia scelta per il Pallone d’oro: ha un talento assurdo, è ancora un bimbo ma la naturalezza con cui gioca è unica. Tra le inglesi, dico Arsenal: è la mia quarta favorita. Sono curioso, il nuovo format si è rivelato avvincente e commentare le partite è sempre bello”.
Si può essere presidente di una società di calcio e commentatore della squadra di Sky?
“Sì, fare il commentatore mi permette di staccare dal mio ruolo di presidente della Dinamo e tenere vivo l’amore per l’Italia e il giornalismo”.
Secondo tema, parliamo della favorita della Champions: Luis Enrique, dopo il lavoro fatto al Psg, è uno dei migliori 10 allenatori di sempre?
“Non mi piacciono queste classifiche ma di sicuro Luis Enrique è già nella storia: ha fatto un miracolo, non credevo fosse così bravo. Mi ha colpito come abbia trovato una collocazione a Dembélé, che a Barcellona non capiva come collaborare con gli altri. Mi sembra della categoria di Kovacs, Sacchi, Cruijff, Guardiola, Capello: i grandi”.
E Maresca è l’uomo giusto per il dopo Guardiola?
“Mi piace tanto, ha un’idea di calcio propositiva. C’è tanta logica nell’aver scelto lui”.
Va bene ma, al posto di Guardiola, Boban avrebbe accettato la nazionale italiana?
“No, il fatto che non se la sia sentita è importante: probabilmente per lui sarebbe frustrante non lavorare ogni giorno sul campo. So che Guardiola ha un rispetto enorme per Maldini, ma ha capito che non era il momento. Dobbiamo ringraziarlo tutti, durante la sua carriera di allenatore ha dato tantissimo al calcio”.
Chi ha sbagliato nel caos-federazione?
“Dipende da quali erano gli accordi e chi li ha traditi. Certamente non Paolo…”.
Certo che scegliere per la Nazionale un allenatore come Pirlo, reduce da Karagumruk, Sampdoria e United Fc…
“Pirlo come allenatore non ha avuto dei successi ma sa che cosa voglia dire la Nazionale. Non è uno stupido e i giocatori in lui vedono un genio del calcio, e questo non è stato capito. Un dirigente sceglie e si prende la responsabilità delle sue scelte”.
Pirlo come allenatore non ha avuto dei successi ma sa che cosa voglia dire la Nazionale. Non è uno stupido e i giocatori in lui vedono un genio del calcio”
Zvonimir Boban
È un problema di mentalità del calcio italiano?
“Sul piano delle idee, siamo lontani dall’Europa e dalla sua idea di velocità. Il calcio italiano è poco offensivo, sempre più fisico e meno propositivo. In epoca post-Sacchi, il 90% delle squadre vincenti avevano la difesa a quattro e due uomini sulle fasce, in Italia invece si giocano i catenacci modernizzati, con le difese a tre. Sta ai club cambiare strada, la federazione non può imporlo”.
Non salviamo nessuno?
“Il Como. Sono un tifoso del progetto e di come Fabregas sta allenando la squadra. E poi c’è Baturina, un ragazzo della Dinamo Zagabria come me”.
E se vincesse lo scudetto? Possibile?
“Se guardo come gioca il Como e quante volte ha perso partite dominate, dico di sì. Può complicare la vita a tutti. Poi certo, l’Inter è molto più avanti e la storia conta: ci saranno momenti in cui la forza della maglia e della tradizione peserà”.
Chi dopo l’Inter?
“La Juventus, la Roma”.
E il Milan?
“Il Milan da anni non fa cose da Milan, in nessun senso. Non vedo passi avanti, se non per il coraggio e la voglia di giocare un calcio offensivo. Lo scorso anno ha perso col Cagliari perché per tutta la stagione aveva giocato un calcio difensivo: al momento buono, non è riuscito a dominare la partita. Ramos è stato pagato un prezzo sproporzionato, in compenso si muove bene per il gol e vede la porta, ma siamo lontani dalla qualità che cambia la dimensione. Piuttosto, mi ha emozionato la storia di Cisse, un ragazzino arrivato dal nulla grazie al talento”.
Il ragazzino di 41 anni ha fatto bene a continuare?
“Luka Modric ha genio e il genio non sparisce con l’età: con la sua logica, anticipa le situazioni. Certo, sono scelte della vita. Credo che per lui sarà pesante giocare nel sistema di Amorim. Con Allegri era difeso da due mezzali e giocava basso, ora dovrà coprire 60 metri con un altro giocatore. Sarà dura”.
A proposito di Croazia, com’è la vita alla Dinamo?
“Ne vado orgoglioso, sono il primo presidente democraticamente eletto, ma io nell’anima rimango un calciatore: la posizione che occupo certo non cambierà la passione vera per il pallone. Restare in tribuna durante le partite però mi mette troppa tensione. Le partite sono la mia croce e di solito non le vedo, però la scorsa stagione, con le vittorie di campionato e coppa, è stato il momento più bello della mia vita calcistica”.
Addirittura? Meglio della Champions con il Milan, meglio di tutto?
“Sì, la Dinamo è nel mio cuore da sempre. Mio padre era un rappresentante della Dinamo, ho vissuto le partite con mio fratello allo stadio, a 18 anni ero il capitano della squadra. La Dinamo per me viene prima di tutto, a parte la famiglia”.
La Dinamo per me viene prima di tutto, a parte la famiglia. La scorsa stagione, con le vittorie di campionato e coppa, è stato il momento più bello della mia vita calcistica”
Zvonimir Boban
È più difficile essere presidente o papà?
“Che domanda… Il presidente ha più cose da fare, in sé è un lavoro probabilmente più difficile ma gli errori che fai da papà li paghi per tutta la vita. Spero di non averne fatti così pesanti”.
L’amore nel calcio invece, va e viene. Come va con Ceferin, dopo l’addio polemico alla Uefa? Avete ricominciato a parlarvi?
“No, non ci sentiamo più. Ognuno vive con le proprie decisioni e le conseguenze”.
Sulla gestione di Infantino del Mondiale, dal caso Balogun in giù, che cosa ha senso dire?
“Che la strada del calcio si è persa, si è perso il rispetto per le istituzioni. Nei primi anni, Gianni ha fatto un bel lavoro e la Fifa con lui ha guadagnato in pulizia, ora però la politica, il potere e il business hanno preso troppo spazio, sconfiggendo anche l’amore che quel ragazzo di Briga aveva per il calcio. Mi dispiace per lui, per la Fifa e per il calcio, ma io non butto tutto di Infantino”.
Chiudiamo con domande e risposte senza pensare. Quale partita bisogna far vedere a un ragazzo per spiegare com’era il calcio ai bei tempi della A?
“Milan-Barcellona 4-0, finale di Champions ’94”.
L’errore peggiore della vita?
“La palla persa nella semifinale mondiale 1998 contro la Francia. Ero il capitano e non ho mai perso una palla davanti alla mia area. Mai me la perdonerò”.
Meglio essere un calciatore oggi o negli anni Novanta?
“Ho vinto un Mondiale Under 20 e ho giocato nel Milan, il club migliore. Ora si guadagna di più ma… chi se ne frega. Mi tengo i miei anni Novanta”.
C’è una persona con cui, dopo un litigio di tanti anni fa, sarebbe bello fare pace?
“No, onestamente, però auguro tutto il bene anche alle persone con cui non parlo più”.
Ma alla fine, Boban ha un caratteraccio oppure no?
“Magari non mi so vendere e ho idee forti, ma non un caratteraccio, almeno non mi sembra. Certo, lo ammetto, non sono San Francesco”.
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