di
Piero Di Domenico

Una mostra e un libro raccontano la storia della radio nata a Carpi a metà degli anni Settanta

Gli esordi a metà anni Settanta a Carpi, nel modenese, in un garage. Il nome è legato al tecnico Ettore Piazzi che costruiva trasmettitori e che chiamava tutti col nome Bruno, «Qui Radio… Bruno. Prova, radio». 

Nel gruppo iniziale di Radio Bruno, che festeggia il suo mezzo secolo c’erano Gianni Prandi, che aveva già fondato un’altra emittente come Radio Carpi 101, Enrico Gualdi, Erio Cipolli e Mauro Mazzi



















































Tra le emittenti interregionali più ascoltate d’Italia, Radio Bruno celebra il 50esimo compleanno con la mostra «50 anni di Radio Bruno – 1976/2026 – La nostra storia», in programma dal 4 settembre a domenica 13 settembre nel Cortile e nella Sala ex Poste del Palazzo dei Pio di Carpi a ingresso libero.

Gli inizi negli anni Settanta in un garage

Una radio nata in quel crogiuolo di emittenti spuntate come funghi nell’Italia degli anni Settanta. Poi divenuta azienda e organizzatrice di eventi, allargando il raggio di emissione ad altre regioni, Lombardia, Toscana, Piemonte e Veneto, affermando la propria leadership per ascolti in Emilia-Romagna

Il percorso è un’esperienza immersiva, capace di coinvolgere visitatori di ogni età attraverso immagini, filmati, oggetti storici, installazioni e contenuti multimediali. Un progetto, curato dall’agenzia 21 Make it count, concepito come un viaggio nella memoria collettiva, fatto di canzoni, voci e jingle che hanno scandito la nostra vita. 

Al centro della mostra ci sono gli ascoltatori

La mostra propone cinque temi che raccontano il rapporto tra Radio Bruno e il territorio: le persone che ne hanno costruito il successo, l’impegno nei momenti più difficili vissuti dalle comunità, i grandi eventi live di Radio Bruno Estate, l’espansione delle frequenze e dei bacini di ascolto, i ricordi legati alle canzoni che hanno segnato intere generazioni. Il protagonista non sarà soltanto il passato della radio. 

Al centro ci saranno soprattutto le persone che l’hanno ascoltata per cinquant’anni perché, sottolinea Gianni Prandi, editore di Radio Bruno, «non sarà una mostra celebrativa e al centro ci saranno infatti gli ascoltatori». 

Infatti i visitatori potranno anche registrare un ricordo vocale sul tema «Ero con Radio Bruno quando…», con le testimonianze che andranno a costituire un serbatoio di ricordi condivisi.

C’è lo storico mixer immortalato dal film «Radiofreccia»

Tra mitici e ingombranti registratori a bobina Revox, microfoni d’epoca e foto in bianco e nero, non mancherà lo storico mixer anni 70 di Radio Bruno, immortalato nel film Radiofreccia di Ligabue. 

Saranno inoltre ricostruiti due studi radiofonici, permettendo così ai visitatori di sedersi davanti a un microfono e provare l’esperienza di chi conduce una trasmissione. 

Uno dei due studi riprodurrà proprio quello originario del 1976, con le apparecchiature di allora. Il tour sarà arricchito da installazioni multimediali e da una Immersive Room, con un grande Ledwall dedicato alla storia dell’emittente. E poi foto e memorabilia delle tante iniziative promosse fuori dagli studi, a cominciare dal progetto di solidarietà «Teniamo Botta» a seguito dei terremoti del 2012 in Emilia-Romagna e Lombardia. Senza dimenticare i concerti che la radio iniziò a organizzare dai primi anni 80, coinvolgendo Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Orietta Berti e Gianni Morandi.

Prandi: «Il ringraziamento più grande ai milioni di ascoltatori»

In occasione della mostra sarà anche presentato il libro Radio Bruno. Chiamala per nome! 1976-2026 (Giunti), che ripercorre la storia dell’emittente. Con la mostra e il libro, spiega Prandi, «ripercorriamo la nostra avventura dagli inizi ai giorni nostri. 

Non è stato semplicissimo ricordare e ricollocare cinquant’anni di storia radiofonica, dalle prime trasmissioni nel garage fino ai giorni nostri. 

Molti episodi sono riaffiorati grazie all’aiuto di tanti amici, che desidero ringraziare. Ma il ringraziamento più grande va ai milioni di ascoltatori che in questi cinquant’anni ci hanno regalato la loro fiducia seguendo le nostre trasmissioni».


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4 settembre 2026