di
Laura Martellini
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca: «Stiamo accelerando con determinazione, cercando di recuperare il tempo perso, a partire dall’ospedale». Il presidente del Senato La Russa: «Rafforzare la prevenzione»
Sono passati nove anni. Nove anni dal sisma che in appena venti secondi distrusse i comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Per la prima volta, alla commemorazione prevista la mattina di domenica 24 agosto, assenti politici e istituzioni al ricordo del terremoto che colpì anche le zone circostanti. Un’onda incontenibile che tutto trascinò con sé: le case, le persone, le cose. 41mila sfollati, 299 morti, 388 feriti. Una ferita profonda che ancora è lontana dall’essere rimarginata completamente: molte abitazioni sono ancora puntellate o da rifare, la ricostruzione è andata a rilento. Anche per questo la scelta un ricordo più intimo. Il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi è stato netto: basta passerelle, i cittadini ora preferiscono vivere lontano dai riflettori il loro dolore.
La veglia notturna e una fiaccolata
Restano problemi aperti che si chiede alle Regioni coinvolte, Lazio e Abruzzo, di affrontare con più determinazione: l’istituto alberghiero, le sistemazioni ancora precarie, alcuni fondi mai arrivati. La commemorazione è iniziata già all’1.30 di notte ad Amatrice con una veglia all’Auditorium, seguita da una fiaccolata fino al monumento dedicato alle vittime del sisma. Alle 3.36 sono stati letti i nomi delle 239 vittime di Amatrice mentre il campanile suonava a lutto. Domenica 24 mattina, sempre al monumento dedicato alle vittime, è stata deposta una corona di fiori. Alle 11 al Palazzetto dello Sport la Santa Messa celebrata dal vescovo di Rieti, monsignor Vito Piccinonna. Alle 17.30 il testimone passa al comune di Accumuli.
Il governatore Rocca: «Non siete soli»
Sui social, oggi come allora, è un rincorrersi di ricordi e rimpianti. Tante associazioni nate «per non dimenticare», come quella «Insieme a Giordano», dove la mamma del ragazzo scomparso insieme ai nonni, ricorda l’improvviso trasformarsi della terra amata in un sepolcro per i morti. Messaggi arrivano pure dalle istituzioni, anche se quasi pudicamente lontane dai luoghi offesi. «Oggi il dolore resta vivo, ma altrettanto viva è la forza straordinaria delle comunità che non hanno mai smesso di credere nel futuro. Stiamo accelerando con determinazione, cercando di recuperare il tempo perduto, a partire dall’ospedale di Amatrice, cuore pulsante di un territorio che deve tornare a vivere. Non siete soli» interviene con una nota il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
Il presidente del Senato La Russa: «Responsabilità collettiva»
Su X, la vicinanza del presidente del Senato, Ignazio La Russa: «A nove anni dalla tragedia, il dolore per le 299 vittime è ancora vivo. Così come è ancora viva la grande dignità di coloro che quella notte pur avendo perso tutto hanno trovato la forza e il coraggio di restare, di ricostruire, di credere in un nuovo inizio. Il ricordo di quella ferita ci accompagna e richiama tutti noi a una grande responsabilità collettiva: rafforzare la prevenzione per proteggere le nostre comunità».
Il ministro Giuli: «Impegnati per la tutela del patrimonio»
«Desidero esprimere la mia più profonda vicinanza alle famiglie delle vittime, ai sopravvissuti e a tutte le comunità colpite. Il ministero della Cultura è impegnato affinché il patrimonio artistico, architettonico e identitario delle aree colpite venga recuperato, valorizzato e restituito alle comunità come simbolo di resilienza e rinascita» sottolinea il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il presidente della Croce rossa italiana Rosario Valastro rievoca: «All’epoca, anche grazie al supporto dei donatori, realizzammo nell’area colpita dal sisma 13 strutture, donandole alla popolazione. A queste si aggiungeranno presto altre tre opere destinate alle comunità di Camerino, Arquata del Tronto e, per ultima, Amandola, la cui prima pietra è stata posata a maggio scorso. Possiamo dire, con orgoglio, di aver tenuto fede al nostro impegno con la popolazione: c’eravamo, ci siamo e ci saremo».
Franchi (sindaco di Arquata): «Mi auguro ultimo anno coi cantieri»
Sulla prima linea di una lotta per il ritorno alla normalità non ancora conclusa ci sono i sindaci, come Michele Franchi (Arquata del Tronto): «Sappiamo che la ricostruzione è partita da alcuni anni, con un’accelerazione data dagli ultimi commissari. Ma oggi vedere ancora Pescara del Tronto malridotta fa male. Non voglio fare polemiche, ma è necessario uno sforzo ulteriore, un occhio di riguardo per questa frazione che ha pagato il prezzo più alto. Mi auguro sia l’ultimo anniversario con le ruspe e i cantieri».
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24 agosto 2025 ( modifica il 24 agosto 2025 | 14:45)
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