di
Anna Paola Merone
Peppino di Capri raccontato dalla prima moglie Roberta Stoppa: «Amava solo la musica. Coi soldi ci siamo persi»
«Con te ogni istante era felicità. Ma io non capivo, non t’ho saputo amar. Roberta perdonami ritorna ancor vicino a me». La Roberta di una delle canzoni più note di Peppino Di Capri, scomparso lo scorso 11 luglio sulla sua isola, è una magnetica signora bruna che non dimostra i suoi 86 anni. Si chiama Roberta Stoppa, è stata la sua prima moglie ed è la mamma di Igor, il suo primo figlio.
Cosa doveva farsi perdonare Peppino?
«In realtà nulla. Eravamo sposati da poco e fra noi era tutto in armonia. Scrisse questa canzone in una notte, mentre dormivo. Mi svegliò per chiedermi se poteva chiamarla con il mio nome. Accettai proprio perché fra noi non c’erano screzi e non mi importava che parlasse di tradimento».
Fu un successo straordinario.
«Travolgente. Tv Sorrisi e Canzoni regalava il disco a tutte le bambine che venivano chiamate Roberta. Era un nome poco diffuso, che in quegli anni esplose».
Come vi siete conosciuti?
«Mi ha notato mentre ad Ischia, ad un party di Angelo Rizzoli, ballavo con William Holden che era un uomo di straordinaria avvenenza. Io facevo l’indossatrice ed ero bellissima: a 14 anni già sfilavo per Valentino e le mie foto erano su Vogue. Era il 1958 e con tutti i belli dell’epoca — Sylva Koscina, Maurizio Arena e altri — venni coinvolta in questa festa ischitana dove Peppino mi vide, chiese il mio nome in giro e iniziò a chiamarmi a gran voce attraverso la sala. Mi girai e lui non mi sembrò un gran che. Suonava nell’orchestra, era emaciato, poco affascinante. Lo rividi il giorno dopo in spiaggia: avevo fra le braccia un leoncino e lui si avvicinò per accarezzarlo. Poi ripartii per Roma, città nella quale mi ero trasferita dalla mia Torino per lavorare. A dicembre, poco prima di Natale, un amico di Capri mi convinse ad andare al Kit Kat, il locale della capitale dove suonava Peppino. Qui lui cantava, era il protagonista della serata. Mi riconobbe, venne da me: “Tu sei Roberta, quella di Ischia?”. A fine serata mi accompagnò alla mia pensione, dove non era permesso portare uomini. Rimanemmo sui gradini a parlare per ore, sera dopo sera. Così è nato l’amore, parlando».
Poi le nozze, nel 1961.
«Eravamo due ventenni. Ci siamo sposati a Forte dei Marmi. Vicino all’altare c’erano cinquanta fotografi e gente dello spettacolo. Siamo arrivati vergini al matrimonio, entrambi, e a lungo la nostra unione è stata platonica: lui era timido, io inesperta. E poi gli inizi sono stati tanto difficili. Vivevamo mangiando un panino con la mortadella al giorno e la debolezza era tanta che l’impeto della passione lasciava il passo alla tenerezza. Ricordo che in quegli anni facevamo tutto insieme e per stare sempre al suo fianco rinunciai anche al cinema. Lo seguii nella tournée con i Beatles e in tutti i posti dove suonava».
Poi arrivò il successo e anche i soldi.
«Con i primi guadagni comprò una casa per i genitori, poi una villa per noi sempre a Capri, al Castiglione. Che io ho ideato e arredato. Ma con i soldi abbiamo finito per perderci. E il sesso ha giocato la sua parte».
Che ruolo ha avuto il sesso nella fine della vostra storia?
«Il nostro era un matrimonio di sentimenti, ma certo non di passione. Il sesso lo ha trovato altrove. Ci ha allontanato la stupidità e il benessere. E poi Peppino era un anaffettivo infedele».
Peppino, il cantore dell’amore, anaffettivo?
«Amava solo la musica».
Però era geloso.
«Questo sì, geloso pazzo. Io non passavo inosservata, avevo moltissimi corteggiatori, ma lui impediva a chiunque di avvicinarsi a me. Anche Agnelli mi notò in un locale e lui non volle che andassi al suo tavolo. Vivevo in una prigione dorata dove facevo tappezzeria. Litigammo quando mi arrivarono cento rose rosse da un amico, sospettava di tutto».
Lei lo ha mai tradito?
«No e lui lo sapeva bene».
Lui invece…
«Lui sì. Fu travolto da quella che poi è diventata la sua seconda moglie, che lo ha allontanato da me. Ma comunque è stato costantemente infedele lungo tutta la sua vita».
Ha saputo essere discreto, non ci sono mai state chiacchiere.
«Faceva attenzione a non scegliere mai donne note. Così si garantiva discrezione. E comunque non c’erano questi social di oggi, che io detesto profondamente».
La fiction Rai la dipinge come una giocatrice d’azzardo.
«Ho protestato e mi hanno detto che si trattava di dare pepe alla storia. Ma in realtà era Peppino a fare soste al Casinò. Io neanche sapevo cosa fosse il gioco d’azzardo».
È vero che Peppino frequentava già quella che sarebbe diventata la sua seconda moglie quando lei gli disse che era incinta?
«Quando gli dissi che aspettavo un bambino, lui replicò: “Proprio ora che mi sto vedendo un’altra donna”… Io ero stata lontana, a Milano, ad aprire lo Splash, una seconda sede del locale che già avevamo a Capri: fu una cosa complicata burocraticamente e mi aiutò Bettino Craxi. Tornai a Capri dove si svolgeva il Festival di Napoli e dissi a Peppino della gravidanza, lui dopo lo show non tornò a casa. Io feci la valigia e andai via, ma ero sicura che sarebbe tornato. Ma lui non è uno che torna, anche se i nostri rapporti sono sempre rimasti strettissimi».
E quando nacque Igor?
«Era il 1970: venne in clinica a Milano, con i giornalisti. Ha sempre seguito il figlio, anche se Igor si è sentito abbandonato».
Peppino ha provveduto a voi?
«Mai alimenti, nessun sostegno. Ma dopo di lui ho avuto uomini ricchi e generosi. Ho sempre provveduto io a Igor, che ha studiato in Svizzera, si è laureato in Scienze Politiche. Suo padre lo ha aiutato solo negli ultimi anni».
Quando ha visto Peppino l’ultima volta?
«Tre giorni prima che morisse. Siamo andati di nascosto io e Igor nella clinica a Napoli dove era ricoverato».
Perché di nascosto?
«Non volevano farcelo vedere».
Chi è che non voleva?
«Gli altri figli. Fra fratelli non c’è un bel rapporto. Diciamo pure, con chiarezza, che ci detestano. Io sono una spina nel fianco. E negli ultimi anni ci impedivano di incontrare Peppino. Prima andavano in villa quando sapevamo che era solo. Poi misero le telecamere e non fu più possibile».
Ritiene sarà complicato ora gestire le successione?
«Io credo proprio di sì. Sarà un disastro, peggio di quello che è successo nella famiglia Agnelli. Igor è andato a vivere in villa, a Capri, come è giusto che sia. Ma l’atmosfera è molto tesa».
Peppino Di Capri ha lasciato un testamento?
«Ha lasciato uno strano testamento, scritto male. Gli avvocati stanno studiando… Vedremo se ci sono stati condizionamenti, forzature».
Fra diritti d’autore e beni mobili e immobili – solo la villa al Castiglione varrebbe oltre 20 milioni – c’è un patrimonio importante?
«Peppino ha guadagnato meno di quello che si può immaginare e il suo patrimonio è stato comunque gestito male. Gli ultimi anni poi sono stati impegnativi relativamente alla gestione delle difficoltà legate alla sua salute. Stava male, ma quando si sedeva al pianoforte si trasformava e diventava partecipe, si riprendeva e tornava l’uomo di sempre. Purtroppo è stato solo troppo a lungo, poco stimolato, in compagnia solo di persone assunte per badare a lui. Io avrei desiderato stargli più vicino».
Lei ha scelto di restare a vivere a Capri anche dopo la separazioni e il divorzio?
«Quando ci siamo lasciati il divorzio in Italia ancora non c’era. Passata la legge, ci siamo ufficialmente separati. Ma io da Capri non sono mai andata via, anche se avevo una casa a Milano in Montenapoleone e sono stata per un periodo a Montecarlo. Ma dall’isola non mi sono mai staccata. Decisi anche di comprare la casa dei miei suoceri, grazie ad un compagno molto facoltoso. Casa che poi purtroppo ho rivenduto a Peppino, che l’ha intestata ai figli piccoli: era il 2013. Ora sono in centro, vicino alla piazzetta, e sento l’isola come casa mia. E quando Peppino è andato via sentire la sua musica che invadeva le strade di Capri, vedere l’omaggio che gli è stato tributato e avvertire quell’atmosfera di grande partecipazione mi ha fatto bene al cuore. Perché so che a lui sarebbe tanto piaciuto».
4 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA