Nigel Farage arriva alla conferenza annuale di Reform UK in una situazione molto più difficile di quella che il partito avrebbe voluto presentare. A poche ore dall’appuntamento politico di Birmingham, due figure di primo piano della formazione, James Orr e Dan Jukes, sono state sospese in seguito a un’inchiesta sotto copertura realizzata da Channel 4 News e dal gruppo investigativo Verbatim.

Secondo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano britannico Guardian, l’inchiesta avrebbe documentato un tentativo di far finanziare da un soggetto statunitense più di 30.000 sterline di sondaggi politici destinati a Reform UK. Il problema è che la legislazione britannica pone limiti molto precisi alla provenienza delle donazioni politiche

La Electoral Commission stabilisce infatti che, in linea generale, una donazione politica deve provenire da una fonte ammessa dalla legge britannica, tra cui un individuo iscritto a un registro elettorale del Regno Unito o una società registrata nel Regno Unito che svolga attività nel Paese. 

Il punto è capire se una spesa a favore di un partito possa essere utilizzata per trasferire indirettamente denaro politico da una fonte non autorizzata.

Reform UK respinge le accuse. Il partito sostiene di essere stato ingannato nell’ambito di un’operazione condotta da attivisti climatici e afferma che il sondaggio era indipendente e disponibile pubblicamente. Anche Farage ha sostenuto che il partito non avrebbe infranto la legge. 

La vicenda arriva nel momento peggiore possibile per Farage. Reform UK ha costruito una parte significativa della propria identità politica sulla denuncia dell’establishment, sulla richiesta di maggiore trasparenza e sulla promessa di restituire il controllo politico ai cittadini britannici. Qualsiasi sospetto relativo a finanziamenti stranieri rischia quindi di colpire direttamente il messaggio centrale del partito.

I precedenti nebulosi

Nel primo trimestre del 2026 il partito aveva raccolto circa 9,3 milioni di sterline, superando nettamente Labour e Conservatives. Una quota significativa proveniva da grandi donatori legati al settore delle criptovalute

E proprio il 3 settembre, alla vigilia dell’esplosione del nuovo caso, è emerso che il miliardario delle criptovalute Ben Delo aveva versato altri 4 milioni di sterline a Reform, portando a circa 8 milioni il totale dei suoi contributi al partito. Delo è il cofondatore dell’exchange BitMEX e in passato è stato condannato negli Stati Uniti per violazioni relative ai controlli antiriciclaggio; successivamente è stato graziato da Donald Trump.

Il nuovo scandalo si sovrappone a una vicenda ancora più personale per Farage. Il leader di Reform è infatti al centro di un’inchiesta parlamentare relativa a un dono da 5 milioni di sterline ricevuto nel 2024 dall’imprenditore crypto Christopher Harborne.

Farage sostiene che si trattasse di un regalo personale, incondizionato e non collegato alla sua attività politica. Proprio questa qualificazione è diventata il cuore della controversia: se il denaro fosse stato invece collegato al suo ritorno alla politica e alla candidatura parlamentare, la sua natura e gli obblighi di dichiarazione potrebbero essere molto diversi. 

Nel marzo 2024 Farage avrebbe detto a figure senior di Reform di aver bisogno di circa un milione di sterline l’anno per compensare la perdita di guadagni nel caso fosse tornato a candidarsi al Parlamento. Il suo entourage ha contestato la ricostruzione. 

A luglio i Conservatives hanno persino chiesto all’HMRC, l’autorità fiscale britannica, di valutare se il pagamento potesse essere soggetto a tassazione. Farage continua a sostenere che non vi sia stata alcuna violazione e che il denaro fosse un regalo personale. 
 

Farage, dopo quello scandalo, ha lasciato il Parlamento per candidarsi nuovamente a Clacton, trasformando la nuova elezione in una sorta di referendum personale sulla sua figura. La strategia gli ha consentito di tornare alla Camera dei Comuni, ma secondo il Guardian ha anche finito per prolungare e amplificare l’attenzione sulle questioni relative ai finanziamenti. 

Il leader di Reform ha reagito descrivendo l’inchiesta parlamentare come parte di un attacco sistematico contro un outsider della politica britannica, arrivando a paragonare la propria situazione alle indagini affrontate da Donald Trump negli Stati Uniti. 

È una risposta coerente con la strategia politica di Farage: trasformare un’indagine sulla propria condotta in una contrapposizione tra “popolo” e “establishment”. Il rischio, però, è che questa strategia funzioni meno bene quando le controversie riguardano non una posizione politica, ma la gestione concreta del denaro e delle regole elettorali.