Prima uscita stagionale della Virtus in un ambiente difficile per il grande caldo, coach Mumbrù ha iniziato a conoscere i suoi

Nella foto Virtus : Alex Mumbrù coach delle Vnere durante un time out al Flaminio nella 1° uscita stagionale

Tanta gente per la prima uscita stagionale della Virtus contro la Dole Basket Rimini, con il presidentissimo ancora una volta in prima fila a seguire la squadra e tante canotte e sciarpe bianconere sparse nel forno del Flaminio.

La presenza di un ventaglio su ogni seggiolino rappresentava un inquietante indizio su ciò che sarebbe poi accaduto: una partita giocata con temperature al limite della sopportabilità per giocatori e pubblico. E anche di questo, oltre che del fatto che si trattasse di una semplice amichevole di pre-stagione, va tenuto conto.

La Virtus si è presentata con 16 giocatori a referto e 7 stranieri schierati, dei 9 presenti a roster quest’anno. Le canotte ancora senza nome dei giocatori hanno reso ulteriormente complicata l’identificazione dei tanti nuovi arrivati.

Dall’altra parte una Rimini “italianissima”, con un solo straniero, il centro Stephens, 36 anni e alla sua 18ª squadra professionistica, rimasto in campo appena 15 minuti per 2 punti complessivi.

Una partita che è stata davvero tale soprattutto nel primo tempo, quando la Virtus ha cercato di fare quello che sarà presumibilmente uno dei suoi obiettivi stagionali: aumentare il ritmo e il numero dei possessi, pressare sin dalla metà campo avversaria e attaccare prima che la difesa possa schierarsi.

Le idee si sono intraviste e anche alcuni tiri presi dopo pochi secondi non sono stati oggetto di rimprovero da parte del coach, che viceversa ha richiamato più volte la squadra per le distrazioni difensive.

Tantissimi cambi, con rotazioni che iniziavano già dopo un paio di minuti, hanno prodotto minutaggi molto uniformi: nessuno ha superato i 23 minuti.

Un primo tempo giocato a circa 78-80 possessi/partita, con cambi frequentissimi e quintetti di ogni tipo, compresi quelli con Edwards o Klintmann in posizione di 5.

Nel secondo tempo, però, è stata tutta un’altra partita: tanta confusione, gioco vissuto a strappi e una Virtus che, impedita a sviluppare il gioco a campo aperto, ha mostrato difficoltà ad attaccare contro la difesa schierata.

Con appena due allenamenti alle spalle insieme al coach, era inevitabile che contro una difesa organizzata l’attacco Virtus balbettasse parecchio. Per una squadra nuova di zecca andare in contropiede aiuta molto; diverso è il discorso quando bisogna costruire un attacco a difesa schierata, dove al momento manca ancora un vero sistema di gioco.

Due numeri spiegano bene la differenza tra i due tempi:

11 punti in contropiede alla fine del primo tempo e ZERO nel secondo, forzando soltanto un paio di palle perse;
12 assist nel primo tempo per segnare 45 punti e soltanto 5 assist nel secondo per realizzarne 38.

In questo contesto è nata una partita fatta di fiammate e parziali, con quello decisivo arrivato a inizio quarto periodo grazie a 5 triple consecutive e 21 punti segnati nei primi tre minuti e mezzo.

Il tutto dopo un terzo quarto orrendo, con appena 10 punti segnati, 3 canestri dal campo e 3/8 ai liberi. Ciliegina sulla torta, un libero di Ferrari che non ha toccato neppure il ferro.

Che ci siano stati strappi e crolli lo dimostrano anche i plus/minus dei singoli: con Diouf in campo, ancora lontanissimo da una forma decente e da recuperare in fretta vista l’assenza di Kokila, Bologna ha chiuso a -29, mentre con Diarra in campo ha fatto registrare un +24.

Per i singoli è una forzatura dare giudizi, anche per la qualità degli avversari, che lotteranno sicuramente per la promozione, ma che sono ovviamente lontani dal livello dei team di Eurolega.

Qualche indicazione, comunque, è arrivata.

Bene Alston, con una mano al tiro che è sempre quella. Bene Bello, capace di saltare la prima linea e attirare gli aiuti, come dimostrano i 5 assist oltre ai 12 punti. Bene Diarra nel lavoro da rim protector. Molto buona anche la propensione a rimbalzo di Klintmann, schierato, in alternativa a Edwards, anche da 5 in un quintetto tattico con tutti giocatori pericolosi da lontano e l’area sgombra.

C’è però tanto da lavorare, in particolare nell’assemblaggio e nell’inserimento delle guardie italiane, che in LBA, e già nel primo appuntamento stagionale di Supercoppa, avranno spazio poiché il turnover degli stranieri sarà essenzialmente concentrato proprio in quel reparto.

Ieri sera l’ingresso in campo di Baldasso, Casarin e Baiocchi è infatti corrisposto con alcuni parziali favorevoli a Rimini e tutti e tre hanno chiuso con un plus/minus negativo.

Come detto, se in Eurolega le rotazioni saranno costruite attorno ai 9 stranieri, Hackett, Ferrari e Diouf, in LBA le guardie italiane saranno decisive.

La prima uscita stagionale ha quindi mostrato una Virtus ancora inevitabilmente acerba, ma nella quale si sono già intraviste alcune delle idee che Mumbrú vuole portare avanti: ritmo, pressione e ricerca del gioco in campo aperto.

Quando però la partita si è fermata e Rimini ha potuto schierare la propria difesa, sono emerse tutte le difficoltà di una squadra completamente nuova e con pochissimi allenamenti insieme.

C’è tempo per lavorare.

Prossima uscita a Parma, il 9 settembre

Bello 12 (val. 17), Frazier 9 (val. 10), Casarin 3 (val. 1), Moore 15 (val. 12), Edwards 7 (val. 9), Baldasso 0, Baiocchi 0, Trigari 0, Alston jr 16 (val. 16), Hackett 3 (val. 2), Diarra 5 (val. 17), Klintman 10 (val. 13), Diouf 1 (val. 2).

STEFANO BALLOTTA