A 8 anni lo paragonavano a Nadal, la carriera del tennista australiano però non è stata lineare

Pellegrino Dell’Anno

4 settembre – 13:03 – MILANO

L’8 febbraio 2010, sul “The Courier Mail” di Brisbane, il titolo molto (forse troppo) accattivante di un pezzo recitava: “Dane Sweeney (nome scritto male tra l’altro, si scrive Sweeny, ndr) gioca come Rafa Nadal”. Si parlava di un bambino di otto anni che aveva impressionato anche Ana Ivanovic e Andy Roddick, giocando qualche punto e allenandosi tra un match e l’altro durante l’Atp 250 di Brisbane. “Il mondo del tennis è ai suoi piedi”, veniva scritto nel pezzo. Che, come si notava già dal titolo, tendeva un po’ troppo alle iperboli e alle esagerazioni. Per quanto, indubbiamente, Dane Sweeny fosse dotato di talento, era quasi folle paragonarlo a Nadal. Eppure, sedici anni dopo quelle prime impressioni, qualcosa sta venendo a compimento. Il nativo del Queensland australiano, una zona molto calda del Paese, domani giocherà il suo primo terzo turno in uno Slam, allo Us Open, contro Luciano Darderi. Entrato in tabellone come wild card dell’ultimo minuto, approfittando dell’ingresso diretto del connazionale Popyrin, ha ottenuto la vittoria più importante della carriera contro il n. 14 del mondo Lorenzo Musetti, non al massimo della forma anche a causa del caldo. Sweeny, tra l’altro l’unico australiano ancora in gara a New York, al caldo invece è più che abituato, essendoci cresciuto. 

sacrificio—  

A due anni Dane inizia a giocare a tennis con il papà Clay, e lo fa sulla spiaggia. Un’esposizione continua quindi al sole e al caldo, ma anche un buon modo di iniziare già da piccoli a temprare la resistenza e il desiderio di giocare. Sweeny ha avuto la passione per il tennis praticamente da subito, cercando presto di lanciarsi in questo mondo. Come visto più sopra già a otto anni, praticamente ancora bambino, in Australia, dove sono molto attenti al talento, si parlava di lui. Ma non è tutto oro quel che luccica, e le spese del tennis (“per diventare professionista devi investire quasi un milione di euro”, raccontava Dominic Thiem) non sono per tutte le tasche. La famiglia di Sweeny ha compiuto grossi sacrifici per aiutare Dane ad arrivare dov’è ora: il padre Clay, che gli fa anche da coach e sparring, vendette la propria impresa di pulizie per poter permettere al figlio di viaggiare, proseguire i propri sogni e accompagnarlo. “I miei genitori hanno sacrificato tanto”, aveva raccontato Sweeny dopo la prima vittoria Slam contro Monfils allo scorso Australian Open, “non sono mai stati poveri, ma nemmeno eccessivamente ricchi. Hanno dovuto sacrificare molto”. Eppure, spesso, non è bastato. 

NEW YORK, NEW YORK - SEPTEMBER 03: Dane Sweeny of Australia is interviewed by the media after defeating Lorenzo Musetti of Italy during their Men's Singles Second Round match on Day Five of the 2026 US Open at USTA Billie Jean King National Tennis Center on September 03, 2026 in the Flushing neighborhood of the Queens borough of New York City.   Sarah Stier/Getty Images/AFP (Photo by Sarah Stier / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

fondo —  

Il padre ha potuto aiutare Sweeny a crescere, a fare esperienza nei tornei giovanili e lanciarsi poi tra i professionisti. Ma il passo successivo toccava a Dane, e le cose all’inizio non andavano così bene. Nel 2019, a 18 anni, fece il proprio esordio in un Challenger da n. 1417 al mondo, vincendo anche una partita prima di perdere contro Max Purcell. Non esattamente un esempio di precocità e, mancando i risultati, mancavano anche le risorse per rincorrerli, per viaggiare e partecipare ai tornei. Così, proprio nel 2019, Sweeny lanciò una raccolta fondi su GoFundMe con l’obiettivo di raggiungere almeno 10.000 dollari australiani per proseguire nella sua carriera (“viaggiare per il mondo come tennista professionista non è così lussuoso come sembra, quando ci si trova in fondo alla classifica come me”, scrisse in descrizione). Un grande coraggio e un grande carattere, con le prime soddisfazioni di livello arrivate nel 2024, grazie alla qualificazione all’Australian Open… condividendo un appartamento su Air BnB. Mentre i top 10 e le grandi stelle alloggiavano nei migliori alberghi di Melbourne, Sweeny era costretto ad arrangiarsi per qualche giorno alla stregua di qualsiasi normale turista o lavoratore in trasferta, inseguendo i propri sogni con i mezzi che aveva a disposizione. All’esordio al Major di casa perse al quinto contro Francisco Cerundolo, con il padre che andò via prima della fine per andare a lavorare, ma quell’avventura fruttò a Dane 120.000 dollari. “Festeggeremo con qualche birra”, dichiarò dopo la sconfitta che, essendo arrivata al primo turno di uno Slam, diede la svolta definitiva alla sua carriera. 

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traguardo—  

Dal 2024 infatti Sweeny, che gioca sempre con la crema solare sotto gli occhi avendo la carnagione molto chiara, ha iniziato a frequentare più assiduamente il circuito Challenger, avvicinando la top 200, salvo poi ripiombare nell’anonimato… per sua scelta. Dopo nove sconfitte di fila, tra aprile e giugno 2024 decise di fermarsi completamente per prendersi cura della sua salute mentale. L’assenza gli costò tanto in classifica, a tal punto da toccare la 681ª posizione mondiale nel febbraio 2025. Molti, dopo le raccolte fondi, gli appartamenti condivisi e i sacrifici di un’intera famiglia, si sarebbero arresi. Non Sweeny che, rimboccandosi le maniche e andando a vincere negli Itf (“fermarmi è stata la scelta migliore che abbia mai fatto”, ha raccontato), è riuscito a partire nel 2026 da n.183 dopo aver vinto 56 delle ultime 64 partite del 2025. E lo scorso febbraio si è anche tolto la soddisfazione di vincere il primo Challenger della carriera a Sydney contro Schoolkate, arrivando poi in top 150. Ha iniziato lo Us Open da n.123 del mondo, e se dovesse battere Darderi per raggiungere un impronosticabile primo ottavo Slam, riuscirà anche ad esordire in top 100. Sarebbe il più bel lieto fine per una storia partita da molto in basso, di un ragazzo tenace, che ha rinunciato a tutto per inseguire il sogno di diventare un tennista professionista di alto livello. È alto 170 cm, un fisico non da corazziere ma da furetto, che ben si accoppia alla sua personalità. E infatti far punto a Sweeny, nella giornata giusta, è un’impresa non banale. Lotta su ogni palla, non cede mai, finché non è finita. Con il sorriso sempre sulle labbra, e la battuta pronta: “Io e i miei amici organizziamo ogni anno un torneo con racchette di legno, e probabilmente sono due volte più nervoso per quello che quando gioco un torneo dello Slam: 16 partecipanti, ci sono anche le qualificazioni!”. Sweeny sarà anche cresciuto al caldo, ma quando più conta, sa essere glaciale. Perché sa bene da dove è partito, e soprattutto dove voleva, e ora vuole, arrivare. Con questa forza di volontà, niente è impossibile.