Dal 25 maggio, quando ha licenziato con un unico comunicato stampa il tecnico Allegri, l’ad Furlani, il ds Tare e il dt Moncada, il numero uno di RedBird ha cambiato marcia
Giornalista
4 settembre – 19:13 – MILANO
Rispetto a qualche mese fa è cambiato tutto. Da comportarsi come fanno i proprietari americani di una squadra di calcio inglese (generalmente quasi mai presenti), Gerry Cardinale è diventato… un proprietario italiano di un squadra italiana (ovvero è sempre presente). E se in passato faceva notizia il suo sbarco a San Siro, adesso è insolito non vederlo alla vigilia di una gara di campionato o il giorno della partita, sugli spalti per tifare per il suo Milan. Il numero uno di RedBird ha cambiato marcia: resta un grande imprenditore che ha interessi al di là e al di qua dell’Oceano, gestisce un fondo che ha investimenti per miliardi di dollari e le sue attività spaziano in molti settori extra sport, ma per il suo Milan ha sempre tempo. Tanto tempo. E soprattutto è presente nel prendere tutte le decisioni importanti. Anche quelle della quotidianità. Se è un caso che, con queste nuove condizioni, la squadra sia partita vincendo due volte su due in campionato, decidetelo voi. Di certo il gruppo “sente” la presenza del proprietario e sia i giocatori sia il tecnico la catalogano tra i fattori positivi. Qualcosa a Milanello (forse) è cambiato. E Cardinale c’entra positivamente…
25 maggio—
In questa storia a tinte rossonere ci sono due date chiave che sono il 24 e il 25 maggio. Il 24 maggio, domenica, va in scena Milan-Cagliari e la formazione di Allegri, perdendo in casa all’ultima giornata contro i sardi, vede sfumare la qualificazione alla Champions che per tutta la stagione aveva sempre avuto saldamente in mano. Cardinale se ne va dallo stadio amareggiato e deluso. Il giorno dopo, e siamo a lunedì 25, con un comunicato stampa licenzia il tecnico Allegri, l’ad Furlani, il ds Tare e il dt Moncada. Il Milan di fatto è una società azzerata, volutamente azzerata, un passo necessario per far partire il suo piano di ristrutturazione del club a tutti i livelli. Con una costante: il numero uno di RedBird è al centro di ogni decisione, ma il suo non è un “one man show”. Ha concentrato il lavoro di sei mesi in meno di uno e così ha scelto un nuovo allenatore (Amorim), ha un nuovo ad di fiducia (Calvelli) che era già suo collaboratore (per RedBird) e del quale si fida ciecamente per la parte economica e ha nominato nuovi collaboratori per l’area tecnica (Almstadt, Gardiner, Kirovski e Lomonte) che svolgono tutti funzioni importanti nella scelta dei nuovi acquisti. Adesso il Diavolo ha una struttura per certi versi anomala per il calcio italiano perché, per esempio, non ha un ds con esperienza (utile soprattutto nelle trattative in uscita), ma ha comunque condotto un mercato importante in entrata ed è partito con due vittorie su due. Quanto c’entra Cardinale in questo processo? Non poco. La riorganizzazione è stata pensata e messa in atto da lui. E i risultati per ora gli danno ragione. L’ultimo verdetto, quello decisivo, arriverà a fine maggio, ma intanto l’americano si gode il momento e domenica all’Allianz Stadium, quando sarà presente (ma ormai non è… una notizia), spera che il momento positivo continui.
LA STORIA DI GERRY—
Gerry Cardinale come imprenditore, alla guida del fondo RedBird, ormai lo conoscono tutti. Idem la sua storia da quando il 31 agosto 2022 è stato firmato il closing con Elliott ed è diventato proprietario del club che è stato di Silvio Berlusconi. Inutile adesso tornare sulle scelte del passato, sull’unico trofeo conquistato (la Supercoppa italiana del 2025), sulla gestione dei primi quattro anni e sul perché sia stato presente molto meno rispetto ad adesso (c’era un vendor loan con Elliott da estinguere; la piazza non condivideva certe scelte ecc). Ora contano soprattutto il presente e il cambio di marcia che Cardinale ha impresso. Con scelte forti, ma soprattutto spendendo tanti soldi. Perché, al di là dei risultati che arriveranno, comunque gli va riconosciuto, da giugno scorso, di aver messo pesantemente mano al portofoglio (150 i milioni spesi solo per acquistare Ramos, Gila e Moreira), di aver preso un allenatore ambizioso, con un gioco molto propositivo e che prima dell’esperienza allo United era considerato uno dei migliori in Europa (Amorim), di essere sempre accanto alla squadra e di trasmettere una carica e una voglia di Milan pazzeschi. Lasciate perdere l’arrivo in elicottero a Milanello e i paragoni con Berlusconi che in questo momento, visti i trionfi del Cavaliere in rossonero, sarebbero fuori luogo. Cardinale però ha deciso di essere presente. Sempre. Ha ammesso i suoi errori e quel 25 maggio è ripartito. Anzi, ha cambiato marcia. Lui e il Milan. In attesa di capire se durerà, la classifica dice che Amorim è primo in classifica con 6 punti come l’Inter, la Roma, la Juventus, la Lazio e l’Atalanta. Il cammino è lungo, ma l’inizio è stato all’altezza delle aspettative. Migliore rispetto a quello con Fonseca e Allegri ovvero rispetto alle ultime due stagioni.
LE DECISIONI—
Se i risultati positivi di questa calda estate siano frutto del nuovo modo di prendere le decisioni che Cardinale ha imposto, non è provabile con certezza. Di certo però, rispetto al passato, per fare un acquisto le tempistiche si sono molto accorciate perché Gerry sovrintende tutto il processo. Come detto non c’è un “one man show”, ma passi ben definiti per scegliere i rinforzi. Amorim ha valutato la rosa, ha individuato le necessità della squadra (su tutte il centravanti e un difensore centrale rapido; lacune colmate con l’arrivo di Ramos e Gila a inizio luglio) e le ha comunicate al team di Football Intelligence creato da Cardinale (Almstadt, Gardiner, Kirovski e Lomonte). Quest’ultimo ha utilizzato l’attività di scouting e i dati per stilareuna shortlist di candidati per ogni ruolo, esaminata insieme ad Amorim per indicare gli obiettivi prioritari. Da lì in poi sono partite le trattative portate avanti dal direttore player trading (Almstadt) insieme a Cardinale con i club proprietari dei cartellini dei giocatori. Cardinale ha accettato di pagare qualche milione in più i rinforzi pur di avere la prima scelta del suo allenatore (che ha avuto l’ultima parola a livello tecnico tattico), di non dover fare aste, di mettere a disposizione del tecnico i nuovi il prima possibile. Esempio per capire cosa succedeva in passato: ricordate quanto tempo è stato necessario per acquistare Fofana dal Monaco? Due mesi. E quando il francese è entrato davvero in forma? Dopo la terza giornata di Serie A. Ramos e Gila sono tonici dalla prima giornata, sempre tra i migliori. Che vantaggio ci sarà a livello di punti, è difficile dirlo. Però di certo Amorim ringrazia la rivoluzione di Cardinale. Poi è chiaro (e va sottolineato) che il Milan nonè una squadra completa in tutti i reparti (difficile pensare di comprare 10 top player in una sola sessione di mercato), ma adesso ha principi cardine importante: spazio ai giovani prodotti in casa, niente acquisti all’ultimo minuto o per soddisfare i tifosi, ma operazioni programmate e fatte per tempo. Con il mercato chiuso, la parola ora è passata al campo, ma l’inizio di stagione permette a Gerry di sorridere e di essere sempre a Milanello o allo stadio. Rispetto a 12 mesi fa è una rivoluzione. La rivoluzione di Cardinale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA