Grandi stele di legno; delicati disegni variopinti che ricordano strutture organiche primordiali; dipinti realizzati direttamente con la materia; opere in cui pittura e ricamo si intrecciano sulla tela e ancora piccole sculture antropomorfe. Lavori che non descrivono un paesaggio ma in qualche modo lo raccontano, condividendo tutte quante una sorta di movimento interno che nel suo divenire incarna a pieno l’incessante mutare della realtà che viviamo. Ma che cos’è davvero un paesaggio? Un luogo da contemplare, un habitat da preservare o il risultato di una complessa interazione tra la natura e l’essere umano che la abita? È da queste domande che prende forma Materia Madre / Lingua Madre, mostra a cura di Benedetta Carpi De Resmini negli spazi della galleria Erica Ravenna di Roma. Il progetto che nasce come evoluzione della riflessione avviata con l’esposizione dedicata a Vincenzo Agnetti, amplia lo sguardo andando alla ricerca delle radici stesse del paesaggio, affrontato tanto nella sua dimensione fisica, intesa come la materia che lo costituisce, quanto in quella simbolica e culturale, attraverso al linguaggio che, descrivendolo, a suo modo lo plasma.
“L’idea”, spiega Carpi De Resmini, “era quella di ripartire dalle origini, dalla materia madre e dalla lingua madre, intese come elemento primario della natura, per indagare su come il paesaggio venga continuamente modificato dall’intervento umano, fino a essere trasformato, dominato e, talvolta, deturpato”.
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Il paesaggio come organismo vivente alla Galleria Erica Ravenna di Roma
Una prospettiva in cui il paesaggio, lungi dall’essere sfondo neutrale, si propone come un organismo vivo che conserva le tracce dell’azione umana che, nei secoli lo ha plasmato, addomesticato, protetto e, allo stesso tempo, ferito. La mostra invita quindi a ripensare il rapporto col mondo come un tutt’uno tra natura e cultura attraverso una riflessione sulla materia come principio generativo e sul linguaggio come processo continuo di interpretazione e metamorfosi.
Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
Gli artisti in mostra a Roma da Erica Ravenna
La curatrice ha sviluppato questa ricerca coinvolgendo Laura Pugno, Lucia Veronesi e Gaia Scaramella con cui collabora da tempo; a cui poi ha affiancato Cyril de Commarque, scoperto recentemente per il progetto realizzato all’Orto Botanico di Roma, proprio dedicato al rapporto tra natura, paesaggio e Antropocene. Quattro artisti scelti non per affinità stilistica ma perché accomunati da un sincero interesse verso questi temi.
Le opere di “Materia Madre / Lingua Madre” a cura di Benedetta Carpi De Resmini
Il percorso si apre con Cyril de Commarque (Francia, 1970). Da una parte l’installazione Colonne (2026) composta da robusti tronchi che si stagliano nella sala. Elementi che, seppur evocando chiaramente un bosco originario, recano il segno inequivocabile dell’uomo, nel loro essere combusti e attraversati da incisioni che, aggiungendo nuovi significati, amplificano il valore dei tronchi come memoria naturale della pianta. Di fronte fanno da contrappunto le opere su carta dell’artista. Delicati acquerelli, popolati da forme e ramificazioni che evocano organismi primordiali, svelando ai visitatori un universo in cui natura e corpo sembrano fondersi.
Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
Il dialogo prosegue con le opere di Laura Pugno (Trivero, 1975) che utilizza la sabbia come materiale pittorico per raccontare la fragilità degli ecosistemi costieri. Le sue Persuasioni sono dedicate alle piante delle dune dell’Alto Adriatico e riflettono sulle profonde trasformazioni subite da territori come Bibione, segnati dall’antropizzazione e dai continui interventi di ripascimento. Qui la materia naturale conserva una propria autonomia, ricordando quanto sia illusorio il tentativo umano di controllare completamente i processi della natura.
Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
Con Lucia Veronesi (Mantova, 1976) il discorso si sposta sul linguaggio e su quanto realtà e parole siano profondamente connesse fino a plasmare la memoria. In The plants you kill are doing quite well (2026), attraverso monotipi e ricami, Veronesi riflette su quanto la parola incida sulla realtà partendo da come piante credute estinte siano oggi ancora presentissime ma semplicemente conosciute sotto altre nomenclature. Uno slittamento che, trasformando la tassonomia botanica in una narrazione poetica, dimostra il potere creativo del linguaggio effettivamente in grado di plasmare la realtà. Solo che le parole nelle opere di Veronesi appaiono illeggibili, facendo dei fili sospesi da cui sono composte una potente metafora della fragilità della memoria che, quando non sopravvive nel linguaggio, rischia di soccombere nonostante il permanere della realtà stessa.
L’estinzione acquista così un significato più ampio, diventando il simbolo di un fenomeno che oltre a essere biologico può diventare anche culturale e simbolico, coinvolgendo parole, immagini e memorie collettive.
Proseguendo, il carattere lirico della mostra cede il passo a un tono perentorio, inquieto, che racconta la vulnerabilità e l’urgenza che caratterizza il nostro presente. Gaia Scaramella (Roma, 1979) è diretta e perentorio con opere che vogliono colpire, perturbare. I collage su carta della serie Panspermia (2015) che non a caso nel titolo rimandano al potentissimo dio Pan, fondono elementi diversi per creare delle figure ibride alquanto inquietanti. Elementi che ritornano nelle piccole sculture della serie Matribus (2026), figure antropomorfe che sembrano dimenarsi per fuoriuscire dei bulbi ceramici che li contengono per poi, come germogli cagionevoli, appassire subito dopo, schiacciati sotto il peso della vita. A chiudere il ciclo, il video Il suono dei tuoi occhi (2022) ove l’artista offrendosi agli sguardi in una nudità primigenia forse vuole alludere al fatto che benché molta strada sia stata fatta, in termini di rispetto di sè, dell’altro e del mondo, altra – e forse ancor di più – se ne deve fare.
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Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
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Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
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Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
Materia Madre/Lingua Madre, 2026, installation view, Galleria Erica Ravenna. Foto di Roberto Apa, Courtesy Galleria Erica Ravenna
Il progetto di Benedetta Carpi De Resmini per Erica Ravenna
L’intero progetto si sviluppa come un ecosistema, dove opere e materiali dialogano tra loro attraverso richiami sotterranei. Le ramificazioni presenti nei lavori di de Commarque ritornano nelle piante di Laura Pugno, mentre il lessico vegetale di Lucia Veronesi e le figure ibride di Gaia Scaramella ampliano ulteriormente la riflessione sulla materia vivente.
Più che come mostra sul paesaggio, Materia Madre / Lingua Madre si propone come una riflessione sulle origini e sulla responsabilità che abbiamo nei confronti dell’ambiente che abitiamo, con la consapevolezza che tutto scorre e l’inevitabile cambiamento se ben indirizzato può tradursi in una virtuosa trasformazione sinonimo di adattamento, evoluzione, rigenerazione e persistenza. La “lingua madre” evocata dal titolo, non coincide con una lingua nazionale o con un’appartenenza culturale, ma con un linguaggio originario, condiviso da tutte le forme del vivente: quello della materia, del corpo e della natura, che continua a trasformarsi insieme a noi.
Ludovica Palmieri
Roma // Fino al 30 settembre 2026
Materia Madre/Lingua Madre
GALLERIA ERICA RAVENNA, Via della Reginella 3 – Via di Sant’Ambrogio 26
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Ulteriori info
La galleria Erica Ravenna inaugura la seconda mostra del 2026 proseguendo l’approfondimento sul tema del paesaggio e della natura avviato con la mostra di Vincenzo…
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